Ricordando Pinuccio Pansini

Ricordando Pinuccio Pansini

Franco Valente

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Con Pinuccio Pansini l’affinità elettiva era speciale.
Un’affinità che si è consolidata con un’amicizia che durava da quaranta anni e che si è interrotta all’improvviso con la notizia della sua scomparsa nel deserto della Libia.
Un’amicizia che oggi si trasforma in devoto ringraziamento per la quantità immensa di ricordi che si esaltano immaginando che la sua presenza aleggi in ogni luogo del mondo dove in vita abbia voluto mettere il suo piede.

E’ stato un grande compagno di viaggi. Il compagno di viaggi per eccellenza. Quello che chiunque vorrebbe avere al suo fianco fin dal momento della scelta della meta da raggiungere.
Con lui ho scoperto fisicamente la Grecia e l’Egeo, l’Egitto fino a S. Caterina sul Sinai, il Medio-Oriente, la Turchia fin nelle viscere della Cappadocia, ma anche ogni angolo della nostra Europa, dalla Sicilia alla Spagna, alla Germania, all’Austria, all’Inghilterra, alla Jugoslavia.

Compagno di viaggi nella sua biblioteca domestica dove con acribia stabiliva i percorsi, individuava i punti da raggiungere, programmava le soste, decideva gli alberghi.
Piani strategici perfetti. Nessuno è stato mai in grado di contestarne alcuno.
Compagno di viaggi prepotente. Gradevolmente prepotente. Ironicamente prepotente. Specialmente quando si viaggiava in gruppo e avvertiva la necessità di staccarsi per quel desiderio di vivere emozioni che egli riteneva che altri non avrebbero potuto capire.

Mi è sempre piaciuto assecondare le sue prepotenze strategiche in giro per le montagne più sperdute alla ricerca di un tempio, di un teatro o semplicemente per assistere al tramonto del sole.
Oggi rimangono le immagini ben focalizzate di luoghi dove forse non metterò mai più piede, ma sui quali si sovrappone la figura di un insostituibile compagno di avventura.

Pinuccio Pansini, magistrato integerrimo, riusciva a guardare con distacco gli accidenti di un apparato giudiziario nel quale si muoveva con la straordinaria cultura di chi considera la giustizia semplicemente uno strumento per l’affermazione della verità.
Una cultura che affondava nelle radici di una educazione familiare impregnata di citazioni letterarie che gli permettevano di contestualizzare con acute osservazioni personali ogni particolare aspetto dei suoi interessi che spaziavano in ogni direzione.
Era affascinato dall’idea di poter dare a se stesso una risposta logica alle espressioni della pittura antica e della musica importante che erano diventate nel tempo gli elementi conduttori del suo vivere quotidiano.

Era affascinato dagli spazi immensi ed il deserto costituiva il riferimento costante delle sue fantasie culturali sempre amorevolmente assecondate dalla sua  Paola o condivise con rassegnazione filiale da Ludovica, Luigi, Roberta e Valeria.

Un deserto che è divenuto il luogo fisico in cui ha lasciato tutti noi in attesa di un ritorno che non ci sarà.

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Commenti

Una risposta a “Ricordando Pinuccio Pansini”

  1. Avatar alessandro casale
    alessandro casale

    Un ritorno che non ci sarà, e questa è la cosa più dura. Io però non riesco ad immaginarlo così; per me è sempre come l’ho lasciato: ironico, intelligente, colto, curioso, divertente e divertito dalle cose. Mi manca e gli voglio bene.

    alessandro (e daniela ed elena)

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