Edicole votive tra Cerasuolo e Filignano
Franco Valente
Le edicole votive fanno parte di una tradizione popolare la cui origine è sicuramente precedente alla tradizione cristiana.
Basta considerare che la gran parte delle strade romane erano caratterizzate da una sequenza di piccoli monumenti funerari che in qualche modo accompagnavano il viandante.
Con l’avvento del Cristanesimo vi fu una particolare diffusione di immagini religiose che molto spesso si sovrapposero a quelle pagane utilizzando, in alcuni casi, anche elementi scultorei preesistenti cui furono attribuiti nuovi significati. Un esempio noto del nostro territorio si trova ad Isernia, nei pressi della collina di S. Cosma dove sopravvive una cosiddetta “Madonnella” che altro non è che una immagine tratta dalla sepoltura romana di una donna.
Invece nel secolo XVIII e nel seguente, soprattutto nell’area campana, con lo sviluppo della maiolica nel Regno di Napoli, si diffuse la consuetudine di fare piccole edicole di ringraziamento per grazia ricevuta a forma di altarino o di semplice nicchia, sistemate lungo le vie di collegamento dei centri abitati.
Nel tratto di collegamento tra Cerasuolo e Filignano ancora se ne trovano, anche se alcune sono state completamente saccheggiate ed altre trasformate con formelle recenti.
Tra quelle di particolare interesse ve ne è una nell’antica via che, per collegare Cerasuolo a Mennella passando per la chiesetta esterna di S. Antonio Abate (rifatta nel 1909) , seguiva il corso del vallone della Ravicella per superare Rio Chiaro, affluente del Volturno nel territorio di Colli a Volturno.
Seguendo l’antica strada, ora impervio sentiero, si arriva ad un luogo che, se da una parte mantiene la suggestione delle testimonianze ridotte a rudere, dall’altra rivela la totale indifferenza della moderna società a tutto ciò che non abbia una pratica utilità.

Case in pietra sul punto di crollare

Il ponte di Cerasuolo su Rio Chiaro
A parte la sopravvivenza di un ponte su Rio Chiaro ad un fornice tutto in pietra viva, particolare rilievo ha un’edicola in forme neoclassiche che è stata realizzata nel 1883, come attesta quello che rimane di una epigrafe fatta dal committente ai piedi delle mattonelle che mostrano la Madonna del Carmine tra i Cherubini in alto e le anime del Purgatorio in basso:
M. SS. DEL CARMINE – A divozione di Angelo Coja – Reciterete un’Avemaria a divozione della Madonna e un requie alle anime del Purgatorio 1883.
Completamente scomparsa la grata di protezione in ferro battuto di cui rimangono solo i perni metallici.
Lungo la strada carrozzabile se ne trovano altre, alcune delle quali per mano di ottimi laboratori moderni, come quella di Strino con l’immagine di S. Michele Arcangelo che batte Lucifero ed il suo motto: QUIS UT DEUS.
Di nuovo alla Madonna del Carmine con gli angeli che aiutano le anime del Purgatorio è una moderna icona all’interno di un’edicola neoclassica trasformata nella parte del timpano.

Moderna è certamente l’Immacolata inserita recentemente in una edicola del 1977 a ricordo di un episodio che viene ricordato dagli abitanti della frazione di S. Pasquale nella epigrafe che sta in basso:
31 maggio 1877 – 31 maggio 1997 – L’anno 1877 la comunità di S. Pasquale in Cerasuolo era affetta da letale morbo. Il sig. Antonio Martino si recava a Napoli e dalla bottega dell’artista accompagnava fin giù a Venafro per strada ferrata e fin qui la carissima statua posta sul somarello. Appena giunta e benedetta quel male cessava: il miracolo! La di lui pronipote Pia Martino con di lei consorte Giovanni Franchitti la presente a indelebile ricordo eressero nel 120° anniversario e anno primo del Triennio del Giubileo del MM.

Del 1899 è un’edicola nei pressi di Filignano e dedicata a S. Francesco di Assisi per devozione di Francesco Izzi.

Più avanti, in una nicchia di un muro di cinta, di nuovo la Madonna del Carmine in una colorata immagine del 1905.

Ugualmente alla Madonna del Carmine la moderna formella affidata al laboratorio Strino per restaurare la precedente immagine per devozione della famiglia Cocozza-Ferri.

Quasi del tutto distrutta quest’edicola di cui non si legge più il nome del donatore.

Sebbene ridotta male ed abbandonata sopravvive anche una immagine di S. Caterina di Alessandria (segnalata da Claudio Cardines con una sua foto) che nel territorio è particolarmente venerata con chiese a lei dedicate come quella di Pozzilli. E’ ritratta con i soliti attributi della corona e della palma del martirio, appoggiata alla ruota dentata con la quale i suoi aguzzini cercarono di martirizzarla.









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