Croci stazionarie

S. Elia a Pianisi. A proposito di croci stazionarie e del cranio di Adamo

By 13 Giugno 2009 Ottobre 20th, 2009 4 Comments

S. Elia a Pianisi.
A proposito di croci stazionarie e del cranio di Adamo

Franco Valente

Una delle croci stazionarie molisane più interessanti si trova a S. Elia a Pianisi.

Per molto tempo malamente collocata in un angolo del paese e proveniente secondo una non documentata tradizione orale dall’antico nucleo di Pianisi, oggi è conservata nell’atrio del Municipio dove è possibile osservarla.

Ha bisogno di sostanziali restauri, ma il fatto che sia stata messa in salvo è almeno una garanzia per la sua sopravvivenza.

Sui significati delle croci stazionarie e sulla loro problematica datazione rinvio al mio precedente articolo http://www.francovalente.it/?p=1226 , mentre si può fare qualche ulteriore considerazione sugli elementi che  compongono questa di S. Elia.

La nuova collocazione perlomeno permette di osservarla con maggiore attenzione  e salta subito all’occhio che  è urgente e necessaria un’operazione di pulizia per la eliminazione delle incrostazioni che rendono praticamente illeggibili le poche lettere che possono aiutarci a capire qualcosa in più.

Intanto, diversamente da quanto appare in altre croci che avevano la stessa funzione stazionaria, su uno dei due fronti Cristo è rappresentato seduto e regge con la mano sinistra un libro aperto e appoggiato sulla gamba, mentre con la destra benedice alla greca. Ai lati sono rappresentati due evangelisti che si riconoscono per avere nella mano sinistra un libro e nella destra uno stilo, con evidente riferimento alla loro scrittura evangelica.

La croce è inscritta in una ruota che reca in alto un cartiglio in cui sembrano riconoscersi tre lettere puntate: C.L.M..

Nella parte bassa, invece, è inciso un numero romano che pare essere MCCCCLXXXXII e che  rinvierebbe al 1492 l’anno di realizzazione della croce.

Sull’altro fronte è il Cristo crocifisso con il solito teschio di Adamo ai suoi piedi. Non sono molto chiare le figure a lato, ma per analogia con il fronte opposto, si può ragionevolmente ritenere che si tratti degli altri due evangelisti.

Altre lettere compaiono in vari punti ma la loro lettura si potrà fare solo dopo la ripulitura delle incrostazioni.

Invece la presenza del teschio, cosa consueta nelle crocifissioni, ci permette di fare qualche ulteriore approfondimento per capirne il significato.

Già nella tradizione cristiana, fin dai tempi di Origene (III secolo), era consolidata la certezza che il luogo preciso in cui fu conficcata la croce di Cristo corrispondesse al luogo fisico in cui era stato sepolto Adamo.

Il cenno ormai consueto alla presunta forma di cranio della collina del Golgota è fuorviante. In verità il riferimento al “luogo del cranio” è di origine più antico, sicuramente appartenente alla tradizione ebraica.

Attualmente all’interno del complesso del Santo Sepolcro a Gerusalemme, tra i tanti ambienti che ne costituiscono la complicata articolazione, vi è pure  una cappella rupestre che viene definito come “Cappella di Adamo” in cui, peraltro, la frattura della roccia viene collegata alla citazione dell’evangelista Matteo (Mt, 27,45) “Dopo la morte di Gesù la terra tremò e le rocce si spaccarono”.

Per capire l’importanza di questo luogo non è irrilevante la circostanza, certamente frutto un una ponderata e consapevole scelta, che proprio davanti alla cappella di Adamo si siano fatti seppellire sia Goffredo di Buglione, che guidò la prima crociata, sia Baldovino che guidò la quarta.

La presenza del teschio di Adamo è consueto nella storia dell’arte almeno dalla fine del XIII secolo e in alcuni casi ha assunto una funzione monitoria anche più complessa. Famosissima è la crocifissione di Masaccio (1425-1427) a S. Maria Novella a Firenze dove invece del teschio vi è uno scheletro intero con la significativa epigrafe: IO FU’ GIA’ QUEL CHE VOI SIETE, E QUEL CH’I’ SON VOI ANCO SARETE.

Nella teologia cristiana il concetto di morte è legato al peccato originale di Adamo che ha determinato la separazione dell’anima dal corpo. Se il peccato originale non fosse stato commesso tale separazione non avrebbe avuto motivo di essere.

Perciò nel processo di salvezza dell’uomo la presenza di Cristo sulla croce simbolicamente rappresenta il passaggio fondamentale per avviare il processo di ricongiungimento che avverrà solo dopo il giudizio finale.

La figurazione del cranio sotto la croce, dunque, non è che la sintesi formale di un concetto teologico che simbolicamente sta a significare che il sangue di Cristo, bagnando il cranio del primo uomo, determina l’opportunità che tutti i suoi discendenti possano essere redenti.


Il teschio di Adamo nella lunetta del portale nella cattedrale di Larino

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  • Marialetizia ha detto:

    Ricordo che sulla lunetta del portale della Cattedrale di Larino si può vedere altro esempio di Croce su cranio di Adamo

  • franco valente ha detto:

    Grazie della citazione. Approfitto per integrare lk’articolo con una sua immagine.
    Tra l’altro è uno degli esempi più belli nel panorama delle crocifissioni molisane.
    Sebbene la consuetudine sia medioevale, nelle croci barocche la presenza del cranio di Adamo diventa quasi una regola.

  • Fabio cosentino ha detto:

    Buongiorno, Le scrivo in merito ad un ritrovamento di un crocifisso, purtroppo rotto in più punti, per sapere se mi può aiutare nel datarlo e magari per saperne un po’ di più. Grazie mille a aspetto sue notizie.

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