Ma perché non lasciamo Padre Pio in santa pace?
Ho letto da un giornale un’intervista ad un assessore del comune di Venafro che dice così:
“Ai tre ingressi principali della città, saranno posizionati dei cartelloni turistici ma non solo. Come Amministrazione abbiamo pensato di far conoscere a tutti il fatto che Venafro è stata dimora di San padre Pio. E sui cartelloni apparirà proprio l’immagine del santo delle stimmate che nel 1911 è stato di stanza per 40 giorni presso il Convento dei cappuccini ”.
Così ha commentato il cronista: “Un tocco di bellezza dunque per la città di Venafro“.
Da quando la chiesa ha riconosciuto la santità di Padre Pio si sono moltiplicate in manera sconvolgente le immagini del santo di Pietrelcina.
Non c’è una piazzola comunale, un angolo di paese, un giardino privato, un parcheggio di supermercato, uno spiazzo desolante nel quale non appaia una di quelle ignobili statue di finto bronzo, di plastica, di marmo, di pietra di Padre Pio.
Autotreni con sagome alla Che Guevara, tendoni da spiaggia, manifesti religiosi, autoadesivi e materiali di consumo comune con la faccia di Padre Pio quotidianamente si mischiano, senza pudore, ad immagini di ben altro contenuto (spesso di livello artistico notevole) facendo del venerato cappuccino un prodotto da utilizzare come tanti altri.
E’ una sorta di mania collettiva che si allarga sempre di più e che vede molto spesso incalliti e noti peccatori adoperarsi per diffondere la sua icona nella piena certezza che così facendo molti dei loro peccati saranno cancellati di ufficio. E’ strano che Berlusconi ancora non abbia scoperto questo filone nazional-popolare che pare non conosca limiti.
Dietro questa moda, però, il deserto spirituale più avvilente. Una esplosioone iconografica totalmente priva di significati che vadano al di là di un miserevole circuito pseudo-culturale inutilmente spendaccione.
Un dilagante modo di comportarsi che non ha nulla a che vedere con la devozione popolare. Anzi si tratta di un vortice diabolico (proprio di quelli che Padre Pio condannava) per affermare esclusivamente un’esteriorità di pessimo gusto basata su una consolidata concezione dell’usa e getta. Il processo di salvezza dell’uomo e la morale cristiana sono un’altra cosa.
Credo che ognuno di noi, di fronte a queste statue di Padre Pio, stilisticamente ed artisticamente misere, avverta una sensazione di provvisorietà. Ma non la provvisorietà del nostro esistere. La provvisorietà della loro consistenza. Specialmente in una Italia che dell’arte ha fatto la propria storia e che è stata la culla di pittori, scultori, architetti che hanno dato un contributo alla elevazione spirituale con opere dell’ingegno artistico capaci di rendere semplici anche concetti teologici complessi.
L’immagine di Padre Pio ormai è l’espressione delle banalità artistica più sconfortante.


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