13 facce di pietra e anelli mancanti a S. Martino in Pensilis

13 facce di pietra e anelli mancanti a S. Martino in Pensilis

Foto Franco Valente

Si trovano, malamente conciate, sulle facciate di alcuni palazzi di S. Martino in Pensilis.
Non è semplice stabilire la loro origine, ma mi fa piacere pensare che le loro facce siano un ricordo dell’arrivo delle truppe di Skanderbeg:
”Conquisteremo mai una pace giusta in cui musulmani, cristiani e fedeli di ogni altro rito rinunceranno all’u­so della violenza per dirimere ogni controversia?” (Skanderbeg morente, da G. Francione).

Le facce di S. Martino credo si riferiscano ad un’epoca che sicuramente non è anteriore al XVI secolo, ma potrebbero essere tranquillamente anche del XVIII. Basta vedere la grande quantità di esempi simili che si trovano nel Molise.
Nel caso specifico ad esse viene associato un significato ideologico sottilmente anti-orientale uguale a quello che viene attribuito ai telamoni, con l’aspetto di turchi, che vengono apposti dal 500 in poi negli stalli delle nostre chiese. Un bell’esempio è pure negli affreschi di Gambatesa, ma anche nella pittura rinascimentale in generale.

Non conosco esempi di santi o di personaggi occidentali condannati a fare da reggi-anello per i cavalli o addirittura per gli asini.
L’Oriente ha fatto sempre paura. E non solo quello turco.

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Commenti

2 risposte a “13 facce di pietra e anelli mancanti a S. Martino in Pensilis”

  1. Avatar Giuseppe Zio
    Giuseppe Zio

    Caro Franco,
    cosa c’entra S. Marin con la cultura albrech?! Loro son venuti mille anni dopo in queste terre da quando ci sono le prime testimonianze dell’oopido di Sacti Martini.
    P.S.: non farti sentir troppo dai miei concittadini d insistere su questo tema!
    Ciao peppino

  2. Carissimo Peppino,
    non ho capito cosa c’entri S. Marin con le immagini che ho pubblicato.
    Le facce di S. Martino credo si riferiscano ad un’epoca che sicuramente non è anteriore al XVI secolo, ma potrebbero essere tranquillamente anche del XVIII. Basta vedere la grande quantità di esempi simili che si trovano nel Molise.
    Nel caso specifico ad esse viene associato un significato ideologico sottilmente anti-orientale uguale a quello che viene attribuito ai telamoni, con l’aspetto di turchi, che vengono apposti dal 500 in poi negli stalli delle nostre chiese. Un bell’esempio è pure negli affreschi di Gambatesa, ma anche nella pittura rinascimentale in generale.
    Non conosco esempi di santi o di personaggi occidentali condannati a fare da reggi-anello per i cavalli o addirittura per gli asini.
    L’Oriente ha fatto sempre paura. E non solo quello turco.

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