Ritorno, a mente fresca, sull’invettiva che ho lanciato ieri sera da questo blog contro quel carrozzone sfasciato che si chiama Soprintendenza ai Beni Culturali del Molise.
Franco Valente
Non tutti i cittadini sanno che, tra i compiti di questo costosissimo (quanto pressoché inutile) organo periferico di uno Stato sempre più lontano dai cittadini, vi sono quelli della tutela dei monumenti e quelli della loro valorizzazione.
In quanto a tutela, credo che l’abbandono in cui versano le aree archeologiche, il deperimento degli scavi archeologici a macchia di leopardo e poi lasciati, il degrado formale dei centri storici con sciagurate iniziative della stessa Soprintendenza, non consentano di esprimere un benché minimo apprezzamento per l’operato di questo costosissimo apparato burocratico che è distribuito puntualmente per l’intera penisola italiana.
Se potessi fare un paragone per far capire la gravità dell’operato dell’apparato dei Beni Culturali, userei l’esempio della bambina che, violentata da un energumeno, si rivolgesse ai poliziotti i quali, invece di proteggerla, in gruppo abusassero di lei.
E’ chiaro che l’esempio non può essere esteso a tutti indistintamente i funzionari, ma il numero è alto.
Emblematici sono i casi della Torricella di Venafro o dell’area archeologica di S. Vincenzo al Volturno.
Sono in corso interventi sciagurati sotto il profilo scientifico e dannosi per il pubblico erario sul piano economico.
Ha denunziato che soggetti estranei alla Soprintendenza (un impresa privata per conto del Comune di Venafro insieme a professionisti superficiali nel caso della Torricella oppure una un’Università Privata di Napoli nel caso di S. Vincenzo al Volturno) hanno operato come i violentatori nei confronti della bambina e per tutta risposta trovo un atteggiamento a dir poco irritante nei miei confronti perché mi sono permesso di mettere in dubbio ciò che la storia e i fatti dimostrano essere indifendibile.
Ma l’esempio è estensibile a decine di monumenti.
E così al danno della violenza perpetrata nei confronti di monumenti indifesi, si aggiunge la beffa di un apparato di boiardi e boiardini che pensa solo alla propria sopravvivenza pur di arrivare alla fine mese e locupletare uno stipendio che sul piano pratico (salvo le ovvie eccezioni) finisce per far imbestialire chi si preoccupa a proprie spese di garantire la tutela dei monumenti indifesi.
Ma se i problemi fossero solo questi, forse, quando l’Italia avrà un Presidente del Consiglio moralmente integerrimo, si potrà anche sperare in una resurrezione.
Più complicato è risolvere il problema della incapacità dell’apparato dei boiardi e boiardini del Ministero di valorizzare i monumenti.
Un fiume incredibile di milioni di euro passa per le mani di boiardi e boiardini per finire nell’inghiottitoio degli appalti.
Se la Corte dei Conti avesse la volontà di metter mano ad una indagine seria sul modo di operare della Soprintendenza del Molise, uscirebbero fuori cose interessanti.
La quasi totalità degli interventi di restauro seguono il criterio della cosiddetta “Somma urgenza”. Un fiume di miliardi viene assegnato ad imprese e ditte di fiducia dei boiardini periferici sotto il falso presupposto dell’urgenza e della indifferibilità dell’intervento quando invece la condizione del degrado è conosciuta da decenni.
E’ scandalosa la montagna di denaro sprecato per quei monumenti che sono diventati ammassi di rovine plastificate e cementate come il Castello di Civita di Boiano, oppure il castello di Roccamandolfi, o di Bagnoli del Trigno, o di Castropignano o il Castello di Venafro dove interventi scellerati, sempre effettuati con il criterio delle trattative private o dell’affidamento diretto per somma urgenza, hanno definitivamente distrutto ogni traccia utile per conoscere la storia di monumenti che, comunque, non sono nella disponibilità dei cittadini perché i lavori non sono finiti.
Su questo danno “monumentale” all’Erario e al Patrimonio culturale la Corte dei Conti non muove una carta. Probabilmente perché non sa da dove cominciare…
Questa regione è da decenni terra di conquista dove le miserie della feudalità antica sono diventate la giustificazione per tenere in piedi un apparato di boiardi e boiardini che nei confronti dei monumenti usa la stessa tattica dei fabbricanti di medicine: bisogna farli campare a lungo e malaticci!
I lavori ai monumenti (peraltro sciagurati il più delle volte) non devono finire mai, altrimenti scompare la vacca e con essa anche le cosiddette zizzelle.
E chi ha conoscenza del linguaggio burocratico, sa cosa significa “zizzella”.
Voi credete che qualcuno si rizelerà per le cose che ho detto e mi farà querela?.
State tranquilli, non succederà nulla.
La congrega dei boiardi e dei boiardini degli uffici periferici del Ministero per i Beni Culturali nonché dei boiardoni del ministero centrale, preferisce soffrire in silenzio per evitare che una querela possa fare alzare il coperchio del pentolone!!!
D’altra parte ci hanno provato inutilmente per 29 volte consecutive. Il disastro che io denunzio è davanti agli occhi impotenti di tutti.
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