Una croce stazionaria a Faifoli di Montagano
Franco Valente

A seguito del livellamento del sagrato della chiesa di S. Maria la croce stazionaria di Faifoli oggi si trova incassata nel terreno, ma appare evidente che in origine fosse interamente fuori del piano naturale.

Non si hanno documenti che permettano di documentare la sua origine, ma i caratteri stilistici della colonna che sostiene la croce di ferro e la tipologia della croce medesima medesima fanno ritenere che la sua realizzazione non sia anteriore al secolo XIX.
Neanche è stato possibile trovare immagini antiche che possano attestare la sua esistenza nel periodo in cui la chiesa faceva parte della proprietà privata della famiglia Janigro.

Nessuno degli autori dei numerosi studi sull’antico monastero pare abbia mai fatto cenno alla sua esistenza, anche se nel rilievo effettuato da Luigi Marino per il suo saggio del 1979 (Almanacco del Molise 1979) si trova un modestissimo accenno solo nel rilievo planimetrico.

Non reca, a differenza di altre croci, alcun riferimento al committente e all’anno di collocazione, ma pare evidente che essa sia stata realizzata utilizzando come piano di appoggio una lastra quadrata il cui carattere lascia pensare che si tratti di una pietra recuperata da un qualche edificio del municipio romano di Fagifulae dove forse costituiva il basamento di un’ara votiva.

Il fusto, con leggera entasis, ha una base ed un capitello con cornici neoclassiche.
Anche in questo caso appare evidente che la posizione della croce sia in funzione di un’azione liturgica processionale che fa di essa la stazione attorno alla quale si gira per guadagnare indulgenze.
Il monastero di Faifoli per la storia della Chiesa assume particolare importanza non solo per essere di fondazione benedettina, ma anche per aver ospitato Pietro Celestino quando, proveniente dalla sua S. Angelo Limosano, qui si ritirò giovanissimo nel 1227 per farsi monaco.
Dopo varie peregrinazioni lontano da Faifoli , qui Pietro tornò e vi fu eletto abate, come testimonia la doppia epigrafe che egli fece scolpire nel 1278 dal maestro “Bonus Hominus” sul capitello di destra del portale dove ancora si legge:
MAGISTER BONVS HOMINVS
ANNO MCCLX
XVIII ABBATIS PE
…..
….M IN TE(m)P(or)E ABB(at)IS PETRI

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