Croci stazionarie

Le peripezie di due croci stazionarie di Oratino

By 28 Dicembre 2009 One Comment

Le peripezie di due croci stazionarie di Oratino

Franco Valente

Croce Oratino 2008 (1)

Qualche tempo fa  (http://www.francovalente.it/?p=1226)  avevo rapidamente fatto cenno a una croce posta davanti al Palazzo Giordano di Oratino.
Segnalatami da Antonio Tirabassi una croce stazionaria ora si trova nella piazza di Oratino su un moderno basamento.
Per lungo tempo smembrata e riposta presso case private è stata rimontata in un luogo che sicuramente non è quello originario.
In pietra brecciosa dai bracci polilobati è stata realizzata nel 1725 come si conosce dalla data segnata sul retro.
Alla faccia liscia posteriore corrisponde il dritto molto semplice con un Cristo crocifisso con le braccia perfettamente ortogonali al corpo.
Non si conosce il luogo di provenienza, ma le alternative sono lo slargo della chiesa madre dell’Assunta nel centro urbano oppure l’altro esterno della Madonna di Loreto.

L’occasione per riparlarne mi viene da una nota inviatami da Giulio De Socio che, sulla scorta di piante catastali del secolo scorso, ha precisato che quella croce che io ritenevo provenisse da luoghi antistanti altre chiese sarebbe stata sempre più o meno nello stesso slargo, anche se in luogo più vicino al Palazzo.

Oratino 2008 (44)
Lo stemma dei Giordano, feudatari di Oratino

La questione certamente non cambia la storia di Oratino ma sicuramente per i pochi appassionati di queste inconsuete problematiche può essere utile cercare di capire cosa sia accaduto, nei limiti di quanto si riesce a capire.

Nel pratico il problema non meriterebbe particolari approfondimenti se non per verificare una sorta di teoria che ha preceduto la pubblicazione su questo sito di una serie di croci che ho definito stazionarie per giustificare che la loro funzione fosse legata pressoché esclusivamente ad una cerimonia liturgica processionale. Si tratta di croci che individuano una “statio”, ovvero il luogo stabile, attorno al quale una processione devozionale gira per rientrare nella chiesa da cui è partita.

Tertulliano
Tertulliano

Ho preso a prestito il termine da Tertulliano (“ut si statio facienda est…”) che, in un contesto del tutto diverso (Ad uxorem, II,4,1), per statio intende un luogo dove i cristiani si riuniscono per pregare in piedi. Oppure, più genericamente, da Plinio, da Giovenale o da Gellio che nella statio indicano il luogo della piazza in cui ci si ritrova.

In genere la croce posta su una stele in pietra è immediatamente vicina alla chiesa da cui dipende, altre volte è situata ad una certa distanza, ma mai eccessiva.

Per questo ho ripetutamente precisato che queste croci non possono definirsi viarie perché in tal caso implicherebbero una totale estraneità alla cerimonia processionale.  Quelle croci che sono fuori del contesto urbano rientrerebbero, piuttosto, in un tipo di croci che andrebbero definite devozionali perché fatte erigere in ricordo di qualche evento o in rapporto ad una sepoltura, ad un incidente, ad una grazia ricevuta o comunque ad un episodio che non comporti la partecipazione della comunità alla sua utilizzazione perché legata esclusivamente a colui che l’ha fatta edificare.

Accade, però, che spesso si perda memoria della motivazione originaria per la quale quella croce è stata innalzata. E’ abbastanza consueto che, per chi si occupa della pianificazione urbana (per usare un termine pomposo), quell’elemento divenga oggetto di estemporanea valutazione artistica oppure venga considerato uno scomodo ingombro stradale o, addirittura, un’occasione per arredare un giardinetto o uno spazio recintato o semplicemente per completare un miserevole spartitraffico.

Ad Oratino, sebbene la croce sia collocata in maniera più che dignitosa all’ingresso del paese e con un apparato scenico di tutto rispetto, in realtà ha perso quei significati originari, ed è diventato un bell’oggetto di arredo urbano.

Lo testimonia la circostanza che con l’ultima sistemazione fatta nel 1986 ha perso qualsiasi valore devozionale per diventare un oggetto coreografico sovrapposto ad un artistico basamento dai contenuti sicuramente importanti, ma altrettanto sicuramente appartenenti ad un contesto che non è quello religioso.

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Infatti in quell’anno per mano di un artista locale, Berino Tarasco, è stato realizzato un basamento sulle cui facce sono stati riassunti i caratteri peculiari degli abitanti di Oratino.

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Nel primo pannello un putto, rappresentato di spalle vicino ad una lastra con l’immagine di Giano bifronte, regge la banderuola del campanile. E’ una sorta di allegoria di chi cambia facilmente opinione.

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Nel secondo e nel terzo pannello un putto che dipinge un quadro e l’altro che lavora una pietra sono un evidente ricordo dei vari artisti che nel tempo hanno fatto conoscere la loro maestrìa fuori dei limiti paesani: Domenico Grandillo, Silverio Giovannitti, Giuseppe Petti, Agostino Brunetti, Modesto Pallante, Benedetto Brunetti, Nicolò Falocco.  Nel quarto pannello un putto regge lo stemma del paese.

Il tutto integrato da un comodo beverello in forma di conchiglia all’interno della quale un pesciolino ricorda alcune acquasantiere molisane.

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Ma dove era questa croce in origine?

piazza
Palazzo Giordano e la croce come era collocata una volta

L’unico accenno ad una croce nei pressi del Palazzo Giordano si ritrova in uno scritto di mons. Angelo Tirabasso che, senza citare la fonte, sostiene che quella croce sia stata spostata in quel luogo particolare nel 1781 e che essa sia stata realizzata nel 1603: La croce al largo palazzo, che era stata fatta nel 1603 è tolta da vicino al palazzo e posta in mezzo al largo.

La questione a questo punto si complica perché della data 1603 non vi è traccia sulla croce attuale e sulla stele l’unico elemento sicuro  è la data A.D. 1725 che è sul retro del crocifisso.

L’arciprete Tirabasso pubblicava le sue note “Oratino, suo passato … sue speranze per l’avvenire” nel 1929 e doveva avere i suoi buoni motivi per datare la croce ed il suo spostamento.

Ma a ingarbugliare ulteriormente le cose si aggiunge la documentata presenza di un’altra croce stazionaria che sicuramente era posta dietro il Palazzo Giordano, sul cosiddetto Belvedere.

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Della stele e del basamento si è persa traccia, ma la croce è stata opportunamente trasferita all’interno della chiesa Madre dell’Assunta, dove si trova collocata all’ingresso della cosiddetta cripta, forse a seguito di un crollo, come lascia intendere la parte mancante in basso.

belvedere
Palazzo Giordano e il Belvedere sullo sfondo

Non è facile attribuirle una data. I bracci della croce, secondo un modello consueto, sono a terminazione trilobata, ma la particolarità di avere il fondo bocciardato  secondo una tecnica che sembrerebbe non anteriore al XIX secolo, la farebbe ritenere piuttosto recente.

Le braccia di Cristo sono ad Y ed il capo è contornato da una stranissima aureola in forma di sole raggiato. In alto è scolpito il cartiglio con l’acronimo INRJ.

croce belvedere
Foto archivio Antonio Tirabassi

Una bella foto dell’archivio di Antonio Tirabassi certifica che la croce che ora si trova nella Chiesa Madre sia quella che si trovava sul belvedere del Palazzo. Forse sollevandola dal muro potrebbe venire fuori la sua data.

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  • Giulio De Socio ha detto:

    Che dire? Tutto chiarissimo e non avendo alcun “appunto” da fare mi limito a dire che “l’allegoria di chi cambia spesso opinione” può riassumersi con quella parola che contraddistingue nel Molise gli oratinesi: VOTAFACCIA.

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