Il mistero del tombino dietro al Castello di Venafro.
Franco Valente
Un mistero che viene da lontano.
La fontana della Grotta a secco
La fontana della Regina a secco
Una quindicina di anni fa mancò improvvisamente l’acqua alla Fontana della Grotta e alla fontana della Regina.
Molti dettero la colpa alla galleria che la Regione Campania aveva da tempo cominciato per rubare (come sta facendo adesso) le acque della montagna di Venafro.
Ma probabilmente la verità va cercata in un altro luogo.
I Venafrani molto spesso guardano, ma non vedono.
O, forse, guardano ma non riflettono.
Nessuno volle mettere in relazione questo strano fatto con la circostanza che nello stesso tempo era apparso in via del Molinello un nuovo tubo che riversava acqua limpida nel rio S. Bartolomeo.
Via del Molinello
50 litri al secondo si perdono nel rio S. Bartolomeo
Il tubo era stato collocato dall’impresa Lodigiani spa, vincitrice di un appalto concorso per interventi di riparazione e messa in sicurezza delle fogne di Venafro (… leggete bene!…) lesionate dal sisma 1984!
Un appalto miliardario che, per quanto ne so, ancora non viene collaudato.
Ad occhio, credo che da questo tubo ancora oggi se ne vadano in gloria almeno cinquanta litri di acqua al secondo. Ovvero un metro cubo di acqua ogni venti secondi.
Io mi sono sempre chiesto da dove venga tutta quest’acqua che si perde.
MA QUALE COLLEGAMENTO ESISTE TRA QUESTO TUBO E IL TOMBINO CHE MISTERIOSAMENTE ERA NASCOSTO SOTTO UNO STRATO DI ASFALTO A MONTE DEL CASTELLO DI VENAFRO?
Se avrete la pazienza di seguirmi lo scoprirete anche voi.

In rosso il tracciato del tubo. I puntini sono i tombini
Ho provato a risalire lungo il percorso di quello strano tubo che riversa acqua nel rio S. Bartolomeo ed ho scoperto che proprio davanti alle Quattro Cannelle c’è un tombino con la scritta “M.C. POMICINO 1982” che si può facilmente aprire.
Il tombino è attraversato da un flusso di circa 50 litri di acqua al secondo
Con mia grande sorpresa ho scoperto che vi passa un fiume di acqua proveniente da un tubo di cemento dal diametro di 100 centimetri (UN METRO!).

Pianta delle acque di Venafro redatta da Pietro Lucenteforte nel 1893, anno in cui fu costruita la Fontana della Quattro Cannelle.
Ho ripreso la famosa pianta delle Acque di Venafro fatta fare da Pietro Lucenteforte nel 1893.

In rosso il condotto attuale. In azzurro i condotti antichi attraversati
Questo condotto che passa davanti alla Fontana fino al 1984 non esisteva e tantomeno risulta esistere nella pianta delle acque di Venafro del 1893.
Chi lo ha fatto?
Seguendo la planimetria di Lucenteforte ho constatato che il tubo di cemento nello spazio antistante le Quattro Cannelle taglia letteralmente due condotti che nelle pianta antica vengono definiti
Condotto Piccolo (che portava l’acqua alla fontana della Grotta)
e Condotto Grande (che portava l’acqua alla fontana della Regina).
Ho continuato l’ispezione seguendo i tombini con il logo “M. C. POMICINO 1982” ritrovandone altri in via dei Giardini.
Altra sorpresa: il tubo taglia un’altra volta il cosiddetto “Condotto Grande”e taglia un secondo condotto che viene dalla cosiddetta “Aja dei Mattoni”.
UN VERO DISASTRO!
Su via dei Giardini si trovano altri 9 tombini con il logo “M.C.POMICINO 1982”.
Ho aperto quello immediatamente sopra il taglio della condotta che viene dall’Aja dei Mattoni.
Nel tubo non passa una goccia di acqua.
Ho continuato ad aprire altri 3 tombini con il logo “M. C. POMICINO 1982”.
Il tubo di collegamento presenta sempre il diametro di UN METRO!
Neanche una goccia di acqua limpida ma solo tracce di acqua proveniente da chiaviche laterali!
Al tubo di UN METRO sono collegate le chiaviche che raccolgono le acque superficiali che vanno a mischiarsi con le acque limpide delle sorgenti di Venafro!
Sono arrivato a Via Terme. Vi sono altri 5 tombini con il logo “M.C. POMICINO 1982”. Li ho aperti. Neanche una goccia di acqua!
All’incrocio tra Via Terme e via Mura ciclopiche un altro tombino.
L’ho aperto ed o scoperto che vi convergono due tubi, uno da destra e l’altro da sinistra.
Il primo, dal diametro di 50 cm., viene dalla parte del Teatro Romano
Il secondo, dal diametro di UN METRO viene dalla parte del Castello.
Ho seguito il tratto verso il Teatro Romano ed ho trovato ben 12 tombini con il logo “M.C. POMICINO 1982”.

Via del Teatro Romano
Ho aperto quello al livello più alto. Cosa vi ho trovato?
Un tubo del diametro di 50 centimetri che viene dalla via del Campaglione e le tracce di terriccio portato da acqua piovana
Sono arrivato alla fine di Via del Teatro Romano. Vi è una grande griglia che intercetta l’acqua che viene dal Campaglione. Una l’acqua volta proseguiva diritta. Ora gira verso il centro urbano di Venafro e finisce nel tubo grande del quale mi sto occupando.

Ho percorso dalla parte opposta tutta via Mura Ciclopiche fino a raggiungere il Castello.
Dall’incrocio con Via Terme fino al castello vi sono 20 tombini con il logo “M.C. POMICINO 1982”.

L’ultimo è quello che ho scoperto sotto l’asfalto della strada che sta dietro la torre quadrata del castello.

L’ho aperto e vi sono sceso.
Da una parte vi è l’inizio della colossale tubatura che si dirige verso valle.
Il diametro interno è di UN METRO!
L’interno del tubo.
E’ pulito come una camera operatoria.
Non vi è mai entrata una goccia di acqua.
La parete opposta, invece, è franata.
Appare chiaro che sulla parete franata si sarebbe dovuto innestare un altro tubo che, in realtà, non è stato mai realizzato.
Ora vi racconto in maniera molto sintetica la storia di questo intervento che è costato vari miliardi di lire e NON SERVE ASSOLUTAMENTE A NULLA
Nel maggio 1984 Venafro fu interessata da un piccolo terremoto.
Tutti i lavori per la riattazione del Centro Storico furono affidati all’impresa Lodigiani spa. Il disastro che venne fuori è ancora davanti agli occhi di tutti.
In questo clima di allegra follia il Comune di Venafro riuscì a sostenere che le fognature di Venafro si erano lesionate per effetto di quel sisma e che si doveva intervenire per ripararle.
Furono concessi vari miliardi di lire dalla Protezione Civile e il Comune bandì un concorso pubblico per l’appalto dei lavori.
Il concorso prevedeva che i lavori sarebbero stati progettati e diretti dall’impresa vincitrice.
Chi vinse il concorso?
La Lodigiani spa.
In cosa consisteva il progetto?

La parte più costosa (ma poi parleremo anche di quella meno costosa) fu la progettazione di una diga a monte del castello di Venafro per raccogliere l’acqua del Vallone di Montevergine e, attraversando tutta la città, riversarla nel rio S. Bartolomeo.

Prima di chiedere l’autorizzazione alla Regione Molise per riversare le acque nel rio e prima di chiedere alla Soprintendenza il parere sulla diga, fu realizzato il tubo sotterraneo che ho descritto.
In quella occasione si arrivò fino al piano della strada romana.
Uscirono le basole antiche e sciaguratamente la Soprintendenza archeologica consentì di appoggiare la colossale tubazione sui reperti senza battere ciglio.
Furono perforate e distrutte le sorgenti antiche insieme ai cunicoli romani nei pressi della Fontana senza che la Soprintendenza opponesse alcun divieto.
Furono deviate le acque di Venafro e nessuno degli Amministratori di allora si degnò di dire una sola parola.
Finito questo immane scempio fu chiesta alla Regione Molise l’autorizzazione a riversare le acque della montagna nel S. Bartolomeo e l’autorizzazione fu negata.
Fu chiesta alla Soprintendenza l’autorizzazione a realizzare la diga a monte del Castello e, fortunatamente, l’autorizzazione fu negata.
Ma il tubo era stato fatto e regolarmente pagato alla impresa Lodigiani spa.
MILIARDI DI LIRE MESSI SOTTO TERRA PER UN’OPERA ASSOLUTAMENTE INUTILE.
Pensate che la storia sia finita?
Se non fossi intervenuto con l’energia che contraddistingue il mio modo di fare, in questi giorni sarebbero stati appaltati i lavori per realizzare quella diga bocciata venti anni fa perché la Regione Molise l’ha di nuovo finanziata sulla scorta di una irragionevole richiesta che avrebbe definitivamente consacrato l’ignobile tubo sotterraneo.
Lo svuotamento del fossato che stiamo portando avanti ha definitivamente (spero) scongiurato il pericolo perché quei soldi sono stati spesi per fare cose molto più utili, compresa la eliminazione dei tubi di amianto del collettore principale dell’acquedotto.
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