La diga di Chiauci e l’acqua che non c’è
I grandi misteri dolorosi del Molise
Ho saputo di una lettera di Gianluca Di Lonardo e sento il dovere di sollecitare qualche riflessione su una delle colossali opere molisane per le quali si spendono centinaia di milioni di euro e che non si vedono mai completate: la diga di Chiauci.
Chiauci
Gianluca Di Lonardo ha scritto all’ing.Valter Pascucci, responsabile dei lavori per i bacini idrici di Abruzzo e Molise nonché Sopraintendente al Ministero delle Infrastrutture chiedendosi come mai in questi anni nessuno avesse sentito la necessità di avere delle risposte per la grande incompiuta nel piccolo Comune.
Questo anche di fronte all’inspiegabile silenzio omissivo delle Amministrazioni locali mentre veniva alimentata la leggenda che i fondi erano stati bloccati da Di Pietro ministro.
Leggetevi la risposta.
Anche se di mestiere faccio il burocrate, rimango interdetto quando leggo frasi di questo tipo:
… residui adempimenti di natura normo-regolamentare.
Una frase del genere fa capire tutto!
E’ come lo stemma che non c’è su una casa di Chiauci
Da: Gianluca Di Lonardo [mailto:gianluca.dilonardo@gmail.com] Inviato: mercoledì 31 marzo 2010 16.07 A: Pascucci Valter Oggetto: Diga di Chiauci
Alla Cortese Attenzione dell’Ingegner Valter Pascucci
in qualità di Funzionario Alta sorveglianza costruzione oo.pp. (Dighe Bisenti-Chiauci-Arcichiaro-Campolattaro-PianodellaRocca)
Spettabile Ingegner Pascucci,
mi rivolgo a Lei per trovare risposta ad una domanda attesa ormai da moltissimi molisani ed abruzzesi. Da circa 25 anni ci chiediamo quotidianamente quando vedremo conclusa la fase di costruzione della Diga di Chiauci e soprattutto quando potremo apprezzare lo scorcio di un bacino idrico subito più che voluto e che dal 1985, inizio della fase di cantiere, ha contribuito all’immobilismo dell’economia locale.
Finanziamenti annunciati e poi sospesi dalla Corte dei Conti sono la dimostrazione che probabilmente le Pubbliche Amministrazioni non sono in grado di poter scegliere la strada giusta per i fondi ma è accettabile che quest’opera rimanga una incompiuta? I molisani sono pienamente convinti che tutto ciò succede perché la Regione dei Sanniti,dei Pentri e dei Frentani è tra le più sconosciute d’Italia e di bassissimo peso elettorale.
E’ davvero così?
Possiamo archiviare la già remota possibilità di vedere ultimata un’opera che in altri luoghi d’Italia e non solo ha contribuito ad un rilancio economico con una precisa operazione turistica?
Noi attendiamo comunque fiduciosi l’operato del Governo delle Infrastrutture chiedendo inoltre di sollevare, nel caso fosse necessario, gli organi locali incompetenti dai compiti di pianificazione del territorio per lo sfruttamento delle risorse turistiche in modo da evitare ulteriori sperperi e permettere la reale attivazione del “Polo Montano” previsto dalla Regione Molise nell’area dell’invaso.
In attesa di una Sua cortese risposta colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti ringraziandola per l’attenzione
Gianluca Di Lonardo
La risposta:
———- Messaggio inoltrato ———-
Da: Pascucci Valter <valter.pascucci@mit.gov.it>
Date: 07 aprile 2010 15.27
Oggetto: R: Diga di Chiauci
A: Gianluca Di Lonardo <gianluca.dilonardo@gmail.com>
Egr. Sig. Di Lonardo,
in risposta alla sua mail vorrei fornirle alcuni chiarimenti sull’avanzamento delle opere menzionate :
la diga di Bisenti non è stata più realizzata in conseguenza della chiusura della Agensud e della successiva mancanza di fondi statali e regionali;
le dighe di Arcichiaro e Campolattaro sono state da tempo completate ed attualmente i rispettivi serbatoi sono nella fase di esercizio sperimentale;
la diga di Piano della Rocca ha superato positivamente tutta la fase di esercizio sperimentale ed il serbatoio è quindi nella fase di normale esercizio.
La diga di ponte Chiauci sul fiume Trigno è stata ultimata, come opere principali, a dicembre 1997 ed i lavori eseguiti sono stati collaudati nel novembre del 2000.
Nel frattempo, per garantire la funzionalità della diga, il Concessionario (Consorzio di bonifica sud di Vasto) aveva redatto un separato progetto : “Opere di completamento e di sistemazione delle pendici dell’invaso”, dell’importo di circa 35 milioni di euro, a suo tempo approvato dal Provveditorato alle OO.PP. previo parere favorevole del Servizio Dighe e del Consiglio Superiore dei LL.PP., che è stato poi finanziato solo parzialmente dal CIPE nel 1999, per un importo di circa 19 milioni di euro.
In particolare le opere finanziate dal CIPE riguardano:
a) interventi di sistemazione della vasca di dissipazione dello scarico di superficie e della zona dei dissipatori;
b) integrazione dei dispositivi di impermeabilizzazione e prolungamento dello schermo impermeabile;
c) costruzione della casa di guardia e sistemazione del relativo piazzale e del coronamento della diga;
d) adeguamento a norma dei sistemi di controllo e di allarme;
e) interventi di completamento della sistemazione del vallone Tavernola;
f) sistemazione della strada circumlacuale in sinistra.
Nello specifico, ad oggi sono stati completati gli interventi di cui ai punti a) – b) – c) e di recente (fine 2009) anche quelli di cui al punto d), mentre restano ancora da eseguire quelli di cui ai punti e) ed f) che, si ripete, sono già finanziati ma la cui realizzazione risulta ritardata in funzione della effettiva erogazione dei fondi da parte della competente amministrazione centrale.
Comunque con il recente avvenuto efficientamento della strumentazione di presidio, controllo e allarme, previo assolvimento di pochi e residui adempimenti di natura normo-regolamentare, peraltro già attivati dal Consorzio, sussistono le condizioni per procedere all’avvio degli invasi sperimentali del serbatoio (esercizio provvisorio), previsto per il corrente anno.
Per la realizzazione delle ulteriori restanti opere comprese nel menzionato progetto “Opere di completamento e di sistemazione delle pendici dell’invaso”, il Consorzio di Bonifica sud di Vasto aveva trasmesso (alla Struttura Tecnica di Missione del Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti) i relativi elaborati progettuali, a suo tempo approvati, per un importo complessivo rivalutato dagli originari circa 16,00 milioni di euro a 25,011 milioni di euro al 2004.
Il progetto trasmesso riguardava:
a) interventi di sistemazione di sponda del fiume Trigno a valle dei dissipatori;
b) sistemazioni idrauliche in coda invaso con realizzazione del laghetto di Pescolanciano;
c) interventi di sistemazione per il ripristino delle condizioni di naturalità preesistenti alla costruzione della diga :
c1 – sistemazione della cava di prestito nel Comune di Chiauci, aperta per il reperimento del materiale necessario alla costruzione della diga;
c2 – interventi di ripristino e sistemazione a verde delle scarpate coinvolte (all’interno delle aree espropriate) dai lavori di costruzione della diga;
d) completamento della strada circumlacuale sulla sponda destra del fiume Trigno con riammagliamento della viabilità locale e connessi interventi di sistemazione;
e) ripulitura dell’invaso: taglio della vegetazione e rimozione del terreno degradato;
f) studio per la messa in sicurezza delle infrastrutture a valle ed oneri per la gestione degli invasi sperimentali.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva quindi sottoposto l’intervento in argomento all’attenzione del CIPE, che nella seduta del 4 ottobre 2007 lo ha finanziato integralmente. La suddetta Delibera non è stata però registrata, in quanto la Corte dei Conti ha ricusato il visto ritenendo le autorizzazioni acquisite da troppo tempo, e quindi datate e non più attuali.
Allo stato l’ulteriore avanzamento degli atti è condizionato dalla necessità del Consorzio di bonifica sud di Vasto di aggiornare il quadro economico (dal 2004 all’attualità) sulla base del nuovo prezziario regionale nel frattempo entrato in vigore, e soprattutto di adeguare le opere previste in progetto alle nuove norme tecniche sulle costruzioni anch’esse nel frattempo entrate in vigore (DM 14 gennaio 2008).
Una volta aggiornato il progetto ed acquisite le nuove approvazioni di legge, soprattutto da parte del Provveditorato per le OO.PP. Abruzzo, che peraltro è anche coinvolto nelle attività susseguenti al calamitoso evento sismico aquilano, la citata Struttura Tecnica di Missione dovrà provvedere a inviare al CIPE una nuova relazione istruttoria con richiesta di finanziamento che tenga conto anche del Protocollo d’Intesa nel frattempo intervenuto tra le Regioni Abruzzo e Molise e questa Amministrazione (protocollo incentrato sull’utilizzazione delle acque del fiume Trigno).
Sono fiducioso che l’iter sopra descritto possa trovare compimento per la fine del corrente anno, mentre – ripeto – l’esercizio sperimentale del serbatoio non deve assolutamente attendere la realizzazione delle opere complementari descritte e può essere avviato entro la fine del corrente anno; con l’esercizio sperimentale potrà di fatto avviarsi l’utilizzazione della risorsa idrica che è destinata prevalentemente al paritario uso agricolo sia dell’Abruzzo che del Molise, regioni tra cui il fiume Trigno, a valle diga, segna per lungo corso il confine.
Cordiali saluti,
Valter Pascucci
Questo l’amaro commento di Gianluca Di Lonardo:
Dopo la lettura possiamo comprendere alcune cose: Ecco il mistero,nessuno faceva domande?mi auguro non sia davvero così.
Cosa ben più importante è la continua lotta burocratica e il rimpallo delle responsabilità
E’ evidente che lo scaricabarile una volta partito non si può arrestare,così come è lampante che il bacino sarà uno stagnetto per un periodo in attesa degli altri fondi.
Cosa ancor più grave è che l’Ingegnere ci tiene a precisare una cosa che voglio riportarVi:
con l’esercizio sperimentale potrà di fatto avviarsi l’utilizzazione della risorsa idrica che è destinata prevalentemente al paritario uso agricolo sia dell’Abruzzo che del Molise, regioni tra cui il fiume Trigno, a valle diga, segna per lungo corso il confine.
Chiaro?
Signori,io (ma anche alcuni tecnici a cui ho chiesto parere) la leggo così:
Si si,voi leggetevi le utopiche sparate sul Polo Turistico Montano che Vi hanno raccontato ad ogni campagna elettorale,quella è una tinozza per i campi…altro che turismo:nei periodi adatti al turismo sarà praticamente in secca per uso agricolo,agli atti non compare nessuna voce per la creazione di strutture ricettive o piani paesaggistici per la fruizione in tal senso,solo opere per lo sfruttamento delle acque.Quindi,alle leggende prima citate si aggiungono le palle riguardanti le magnifiche sponde adatte alla ricettività.cito fonte:
http://www.ecodelmolise.com/poli-turistici-attrezzati-di-tipo-lacustre.htm
Queste cose dovrebbero saperle tutti non solo chi, mosso dalla curiosità, fa domande in merito.
Dovrebbero saperlo i chiaucesi che da questo teatrino non otterranno nessun vantaggio e gli abruzzesi che da 25 anni aspettano l’acqua com’è loro diritto.
Ci sarebbe da stupirsi?
Direi di no.
Il Molise si dota di una regolamentazione turistica trentennale, è la Regione più lacunosa in tal senso ed ha una altissima frammentazione degli incarichi di promozione e valorizzazione del territorio,nascono quindi Associazioni, Agenzie, Piani, Progetti, progettini, consorzi, tutti mossi (ragionando in buona fede, è ovvio) dalla volontà di promuovere una realtà piuttosto che un’altra, tutti alla ricerca di fondi che basteranno (forse) alla sola creazione di un sito internet mai aggiornato a causa della scarsa copertura della banda larga, alla riunione di presentazione ed alla cena con tutti i rappresentanti…una cosa per pochi intimi insomma.
Il Molise si merita questo? no,non credo…ma a volte temo che ai molisani stia bene così.
Che dire, beviamoci su.
Gianluca
Lascia un commento