Voglio permettermi una soddisfazione….
Franco Valente
Tra coloro che non perdono uno solo dei miei racconti estivi vi sono anche Rake e Richard, due carissimi amici inglesi divenuti ormai cittadini di Civitanova del Sannio, dove hanno comprato e magnificamente restaurato una casa nel centro antico.
L’altra sera sono venuti a sentirmi a S. Vincenzo al Volturno portando un libro di cui non sapevo manco l’esistenza. Eppure in esso sono citato nella Prefazione. Anzi, più precisamnente, nell’”Incipit“.
Ieri sera un corriere mi ha consegnato un plico proveniente da non so quale parte del mondo che conteneva il volume che gli amici inglesi mi hanno donato ordinandolo a mezzo di questi straordinari mezzi telematici.
E’ il racconto della scoperta di S. Vincenzo. Autore è proprio Richard Hodges che di S. Vincenzo è stato lo scopritore.
Questa è la traduzione:
1° luglio 1994. Franco, in apparenza un degno pirata del Mezzogiorno, mi guardò fisso.
“Sei sicuro che vi è una cripta qui sotto?”, ha chiesto timidamente. Egli prima non aveva mai messo in dubbio le mie ipotesi su San Vincenzo, ma ora molto si stava mettendo in gioco.
Il campo arato era stato trasformato in un’area di scavo di 50 per 20 metri dopo un eroico sforzo di mesi, ma ancora non vi era traccia delle cripta che io credevo essere in quel punto.
Il futuro di San Vincenzo si basava sulla sua scoperta.
Franco Valente aveva convinto l’abate di Montecassino e di San Vincenzo al Volturno che questi scavi avrebbero fornito la chiave per creare un parco archeologico.
Ma se non fosse uscita la cripta, anche la leggendaria abilità di Franco a vendere sogni avrebbe vacillato.
Sei settimane dopo, il 10 agosto, con un esercito di sessanta archeologi abbiamo tolto la terra dai resti della cripta.
Non dimenticherò mai l’enorme Bill farsi strada attraverso gli strati della demolizione, istigato da Sally, metà della sua altezza, con Lucy accanto a lei, inebriato dalla scoperta della successione di pannelli dipinti con colori brillanti venire alla luce.
E poi c’era il grido estasiato di Chris Marshall quando ha visto una delle nicchie del vano delle reliquie.
Franco era presente, naturalmente, e che ha chiamato l’Abate, il Presidente della Regione, il Prefetto, innumerevoli funzionari e due troupe televisive.
Nel crepuscolo di quel giorno ferocemente caldo, come per magia, a Chris è apparso il ritratto di un barbuto abate del IX secolo – un dipinto ricco come una qualsiasi opera della grande rinascita.
In quei momenti straordinari è stato garantito il futuro di San Vincenzo.
Segue una foto scattata da Richard Hodges nel 1983:

Da sinistra: Don Gregorio De Francesco, bibliotecario di Montecassino, don Angelo Pantoni il primo grande archeologo di S. Vincenzo, Franco Valente (1983).
Tanto per far sapere ai boiardi del Ministero per i Beni Culturali a chi debba essere ricondotto l’inizio dell’avventura di S. Vincenzo al Volturno e in quale vicolo cieco quell’avventura è finita per colpa esclusiva della dirigenza ministeriale.
Adesso dovrei versare cauzioni milionarie e pagare straordinari ai dipendenti ministeriali per fare una conferenza in quell’area archeologica….




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