Il vero problema di Antonio Di Pietro nel Molise….
Franco Valente
Il vero problema di Antonio Di Pietro nel Molise è la mancanza nel suo partito di un gruppo dirigente che possa dare un contributo originale e credibile per il cambiamento di questa regione.
Credo che egli sia sufficientemente consapevole che il suo movimento nel Molise si trovi ad avere, in questo momento, tutti personaggi che nei fatti hanno già consumato tutte le cartucce e non hanno carburante per arrivare alla meta.
Tutti coloro che al momento di maggiore entusiasmo sembravano essere “fanciulli-prodigio” dell’Italia dei Valori sono rimasti solo fanciulli che si sono persi per la strada. Fanciulli che ora vagheggiano ipotesi gruppettare estemporanee nella più totale indifferenza della gente.
Antonio Di Pietro è stato eletto parlamentare nel Molise e come tale rappresenta questa regione. Avrebbe dovuto avere cura dei suoi elettori attraverso quelle strutture che, al di fuori delle improbabili organizzazioni di partito, sarebbero dovute diventare il luogo del contatto fisico con i cittadini della regione.
Antonio Di Pietro, invece, viene qualche volta nel suo Molise come un cardinale di Santa Romana Chiesa convinto di portare verità teologiche ad un popolo sostanzialmente ignorante di teologia.
Le sue posizioni politiche e i suoi atteggiamenti (che, peraltro, io personalmente in buona parte condivido sia per il modo in cui le comunica che per la sostanza) non portano grandi frutti pratici nelle piazze molisane.
I Molisani avrebbero voluto sentirlo parlamentare vicino alla gente. Certamente al Consiglio Regionale, avendo perso Massimo Romano per la strada e potendo contare solo su un comunicatore che purtroppo è muto, come Nicandro Ottaviano, gli rimane poco da sperare.
Certamente non potrà essere Peppino Caterina il suo cavallo di battaglia. Bravissima persona, ma in politica basta perdere una sola elezione e la gente non è più disposta a fare sperimentazione su quel nome.
In provincia di Isernia comincia a farsi strada Antonio Monaco, ma come sindaco di Capracotta ha interessi troppo locali per poter avere una visione regionale e la sua strada è ancora lunga. Ed essendo capracottese certamente non rinuncerà a percorrerla.
Vi sono tanti altri nell’Italia dei Valori molisana, ma per il momento sembrano appiattiti sotto i cingoli dell’Antonio nazionale che non ha il tempo di approfondire i problemi che il suo partito ha nel Molise.
Per questo astutamente, non avendo altri argomenti a portata di mano, ha concentrato tutta la sua mitraglierìa sul problema della Sanità. Una serie di sventagliate ormai ovvie su una Croce Rossa che sta facendo esattamente quello che avrebbe voluto fare Peppino Astore ai tempi belli in cui era Assessore regionale alla Sanità.
Perciò, per entusiasmare la gente non può contare neppure su Peppino Astore che ha i limiti caratteriali tipici dei democristiani della seconda generazione: Dire tutto e il contrario di tutto.
Anche Peppino Astore ha perso una grande quantità di occasioni per collegarsi alla sua gente e io lo vedo sempre più come un atleta dal passato glorioso che amministra il vantaggio senza sforzarsi granché. Potrà fare agevoli corsette nei viali della villa comunale, ma le gare faticose appartengono al suo passato.
Orbene, avendo Antonio Di Pietro assunto un atteggiamento teologico, noi che vorremmo capire cosa sta succedendo nel popolo di centro-sinistra non possiamo fare altro che cercare di interpretare le sue parole per sapere cosa abbia in mente. Ammesso che già abbia in mente qualcosa di preciso.
Per il momento credo di aver capito solo una cosa: Di Pietro ha bocciato senza mezzi termini l’iniziativa che si era definita “Alternativa” e che, mi sembra dai risultati, è da considerarsi sperimentazione morta prima di nascere.
Il centro sinistra, ed in particolare il Partito Democratico, senza l’Italia dei Valori (disorganizzata quanto si voglia) non va da nessuna parte e tutte le iniziative estemporanee sul modello di “Alternativa” sono destinate al fallimento.
D’altra parte, se Di Pietro non si mette in testa che deve perdere qualche giorno nel Molise a parlare anche con la gente, finirà per essere un predicatore senza popolo.
Sarà teologo quanto voglia, ma un po’ di liturgia pratica e qualche genuflessione onorevole verso i suoi elettori gli farebbero bene!
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