16 dicembre 1911 – morte di Francesco Colagrosso, precario dell’università

In questi giorni di 99 anni fa moriva suicida Francesco Colagrosso, precario dell’università.

Nella pressoché totale indifferenza del mondo letterario del Molise (che non so se ancora esista) attraverso Google è possibile consultare le opere di un illustre campobassano che sembra essere una delle tante vittime della riforma universitaria che il nostro governo sta per varare e che di fatto già fa parte della nostra storia.

Francesco Colagrosso
Studi sul Tasso e sul Leopardi (Fratelli Gherardi 1883)
http://www.archive.org/details/studjsultassoes00colagoog

La prima tragedia (G.C. Sansoni 1898)
http://www.archive.org/details/laprimatragedia00colagoog

Studi di letteratura italiana
(D. Tedeschi 1892)
http://www.archive.org/details/studjdiletterat00colagoog

Un’usanza letteraria in gran voga nel settecento (Le Monnier 1908)
http://www.archive.org/details/unusanzalettera00colagoog

Mi è capitato quasi per caso di leggere le poche note che Giambattista Masciotta (Il Molise dalle origini ai nostri giorni – Campobasso) scrisse su di lui quando lo inserì tra gli uomini illustri della città.

Ne parlò trascrivendo integralmente il necrologio che aveva scritto il senatore Francesco D’Ovidio sul giornale “La Provincia di Campobasso” il 28 gennaio del 1912.

Francesco Colagrosso. Nato in Campobasso, si laureò in belle lettere nell’Università di Napoli, e si diede all’insegnamento pervenendo con relativa brevità di tempo a quello liceale.

Una dolce speranza aveva vagheggiata da più anni, diventar professore di Lettere italiane in una Università e gli era sempre fallita. Un imperfetto appagamento glie ne aveva dato, con spontaneo zelo amichevole, la Facoltà letteraria di Napoli, impetrando nel 1903 che gli si conferisse un incarico di Stilistica Italiana. Ma un par d’anni dopo la sua mal ferma salute non permettendogli di continuare l’insegnamento liceale con l’aggiunta del corso universitario, egli ebbe a contentarsi di quel che in gergo amministrativo si dice un comando; cioè di rimaner semplice professore liceale, tenendo bensì un corso universitario invece che l’altro: con risparmio delle sue forze, ma non senza danno economico, e, ,che è peggio, non senza i pericoli che suole avere in sé una posizione così precaria.

L’anno scorso (il 1910) spirò un vento furioso contro gl’insegnamenti complementari, dati per incarico o per comando, ed egli fu di coloro che quel vento, atterrò.

Gli era già stato quanto mai penoso il rimanere quasi sulla soglia dell’Università, senza potervi definitivamente entrare, e si vide ributtato anche dalla soglia, è ricacciato al liceo, per il quale la sua salute era insufficiente, e messo nella dura necessità di chiedere l’aspettativa e il riposo.

A quell’urto non resse, e la sua salute deperì. La sera del 16 dicembre 1910, profittando di un momento in cui era lasciato solo, aperse la finestra e si buttò giù nella strada, donde fu ripreso cadavere.

Aveva egli della nostra stirpe sannitica le migliori qualità, e Campobasso non dimenticare questo suo figlio, benché le vicende della vita lo abbian tenuto fin dall’ adolescenza lontano dalla regione natia.

La innata probità appariva, non che nella sua condotta costantemente innocente, ma pure nella sua stessa produzione letteraria.

Di lui rimangono parecchi volumi di saggi critici più o meno ampii, concernenti questioni dantesche o petrarchesche, o l’Alfieri, o il Leopardi, lo stile italiano, o certe passate mode letterarie, ed altro ancora.

L’indole sua malinconica gli rese caro in gioventù il Tasso, e carissimo dalla gioventù alla prematura vecchiaia il Leopardi.

Sul volume, che per poco non è stato postumo, intorno alle dottrine stilistiche del Leopardi, è caduta la già stanca sua mano”.

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Commenti

Una risposta a “16 dicembre 1911 – morte di Francesco Colagrosso, precario dell’università”

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