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Ho ricevuto il MANIFESTO DELLA SINISTRA CRISTIANA

By 22 Febbraio 2011 Febbraio 27th, 2011 No Comments

Mi è stato chiesto un parere da Paolo Frascatore sul MANIFESTO DELLA SINISTRA CRISTIANA
Credo che chiunque, sia per appartenenza religiosa, sia per scelta di parte, sia per capire cosa stia avvenendo nell’articolato mondo dei cristiani, possa trovare utilissimi elementi di riflessione.
Per chi, come me, crede nella necessità dell’avvio di un processo di riconsiderazione critica nei confronti di alti vertici della Chiesa che si arrogano il potere di “contestualizzare” anche le porcate più oscene e l’immoralità del nostro Presidente del Consiglio, rappresentante al Parlamento del Popolo Molisano, il MANIFESTO DELLA SINISTRA CRISTIANA, a parte le conseguenze che potrebbe determinare nell’ambito dell’asfittico dibattito politico, rappresenta comunque una prima importante provocazione.
MANIFESTO DELLA SINISTRA CRISTIANA
Nell’ora in cui si addensano le nubi della non cultura e dello Stato reazionario, sorge per necessità l’esigenza di un nuovo Partito politico organizzato al fine di contrastare efficacemente sia il populismo di destra che il liberismo di sinistra. Perché Sinistra? Storicamente i Partiti e le componenti di Sinistra hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’Italia repubblicana, caratterizzati da programmi innovatori che ponevano il problema di uno Stato effettivamente democratico, cioè nel quale avessero un ruolo determinante le classi lavoratrici e popolari. Sinistra come riferimento ai temi del progresso e come avversione al capitalismo puro di estrazione liberale.
Perché Cristiana?  Il sostantivo non evoca né un integralismo ormai superato, né un disconoscimento  dei valori conciliari riferibili al mondo cattolico sul piano politico, ma vuole rappresentare, invece, nella pienezza delle ragioni che impongono un impegno politico attivo, una ricerca e conseguente realizzazione di una moralità pubblica che oggi si avverte e della quale non vi è traccia nei comportamenti e nei programmi degli attuali Partiti costituiti.
Nel momento in cui si afferma una specificità cristiana, si rafforza anche quella indispensabile laicità dello Stato e della politica  in generale che evoca una autonomia temporale da quello che attualmente rappresenta ed afferma la gerarchia cattolica.
Il termine Cristiana (e si noti non Cattolica) evoca il riferimento ad altre culture e fedi religiose che debbono costituire il necessario divenire ad un continuo intreccio che superi i vecchi steccati.
Il tutto nella consapevolezza di non dover realizzare un vecchio tentativo di ricondurre ad unità un mondo assai variegato e fervido di spiriti diversi; né tanto meno come abile tatticismo elettorale nella ricerca del consenso, che è sempre libero e mai vincolato a ragioni di fede (il consenso popolare si esprime sulla base di programmi alternativi che sono sempre laici, cioè validi per tutti, credenti e non credenti); ma dalle motivazioni originarie che presiedono la politica e che nascono e si innervano nel tessuto connettivo dei credenti e dei non credenti per operare nella direzione di un mondo nuovo, di una politica nuova e, conseguentemente, di una società nuova che sia in grado di mettere al primo posto non il profitto ma la persona umana e le strutture associazionistiche da essa create.
I nostri sono solo riferimenti valoriali che, per essere tali, sono universali e possono essere sintetizzati con il nostro mutuare il concetto di dover realizzare in Italia uno Stato “personalista e comunitario”.
I due termini potrebbero apparire antitetici se non opportunamente sviluppati, sino al punto da ricavarne una ideologia (concetto spesso bistrattato per averlo ingabbiato dentro una sovrastruttura culturale) che deve costituire il punto fermo di una azione politica e, nel contempo, una legittimazione alla stessa esistenza politica del Partito.
Lo Stato “personalista e comunitario” impone l’affermazione di due principi fondamentali: il riconoscimento della persona umana come valore ineliminabile della società e la sua natura tesa ad associarsi. Vogliamo, cioè, costruire uno Stato dove i diritti di ogni persona siano riconosciuti e tutelati e, nel contempo, affermare un dovere valido per tutti sul limite che ogni singolo diritto deve avere rispetto alla realizzazione del bene supremo (comunitario) che deve riguardare tutti.
Consapevoli di dover portare avanti questi argomenti in un quadro politico attuale sempre più scadente e privo di motivazioni ideali forti di riferimento, riconfermiamo il nostro antifascismo e la nostra fedeltà alla lotta di liberazione partigiana che hanno avuto nella Resistenza prima  e nella Costituzione repubblicana poi i momenti più alti di espressione democratica e di riconciliazione popolare. Per questo non nascondiamo la nostra strenua avversione verso quanti, singoli e forze politiche, vorrebbero minare le fondamenta della Carta costituzionale scritta con il sangue partigiano. Da qui discende direttamente anche il problema delle alleanze politiche con il rifiuto verso Partiti chiaramente di destra e moderati, privilegiando il dialogo ed il confronto con quelle forze progressiste eredi della cultura della Sinistra italiana.
Il confronto politico è per noi un metodo cui vogliamo continuamente restare fedeli nella consapevolezza che esso rappresenta l’essenza di un sistema autenticamente democratico.
Siamo consapevoli che una politica efficace di rinnovamento dell’attuale assetto dei Partiti non può svolgersi con meri principi di indirizzo e con la sola elaborazione culturale, ma con una concreta presenza nelle sedi istituzionali che ai vari livelli decidono delle sorti di una comunità, di un popolo e della Nazione.
La nostra presenza nella realtà politica attuale può essere legittimata solo attraverso la concreta realizzazione del programma in materia economica,. Volto a cambiare totalmente il sistema incentrato sul capitalismo puro e sul profitto di origine liberista. E non solo perché quest’ultimo mostra sempre più la la sua incapacità nel risolvere i problemi socio-economici del Terzo millennio, ma soprattutto perché è fonte continua di ingiustizie e disuguaglianze che determinano, a ben guardare, la ricchezza di pochi e la povertà di molti.
Il nostro programma economico prevede nell’immediato un riformismo da realizzare all’interno delle attuali strutture istituzionali e volto ad una equa redistribuzione della ricchezza prodotta; nel medio e nel lungo periodo, invece, una riforma radicale dell’attuale società costruita sul modello capitalistico e consumistico che mercifica tutto, in primis la persona umana. L’obiettivo finale che intendiamo raggiungere possiamo sintetizzarlo efficacemente con lo slogan “dalla politica economica alla politica sociale”.
Il nostro riformismo non può non partire da una seria considerazione delle Autonomie locali intese nel senso più ampio di realtà vocate sempre più ad una autodeterminazione delle popolazioni. Ma, nel contempo, occorre anche considerare tutto il sistema della divisione delle Regioni nell’ottica europea intesa come Nazione. L’Italia, da questo punto di vista, al pari di altri Stati, è diventata una delle Regioni d’Europa e le politiche future marciano sempre più verso una integrazione di popoli, di culture e, quindi, di sistemi politici nuovi che riflettono il fenomeno della globalizzazione caratterizzante questo nostro tempo.
Alla luce anche dei rivolgimenti che caratterizzano i Paesi mediorientali, dove il vento della libertà e dei diritti civili, sociali e democratici costituiscono argomenti di sicuro spessore politico e culturale per le nuove generazioni, che dovranno attingere linfa vitale proprio da questi movimenti unici che debellano in via definitiva i sistemi autocratici e dittatoriali, si apre uno straordinario spazio di azione per i Partiti progressisti a livello mondiale che deve riflettere quella indispensabile autodeterminazione dei popoli in vista di quel grande ideale costituito dalla Pace mondiale.
Ma questo ideale, che rappresenta l’antitesi di ogni seppur minimo sistema fondato sul profitto, si realizzerà solo quando gli uomini, le popolazioni del Mondo avranno preso coscienza del fatto che non è l’economia a guidare i loro destini, ma l’uomo, la persona umana che incarna quei valori della nonviolenza e della fratellanza tra i popoli che trovano il loro percorso conclusivo nelle Nazioni senza armi e senza frontiere.
A tutto questo noi vogliamo lavorare con la nostra azione quotidiana, con la nostra politica quotidiana, con tutte le nostre forze e le nostre energie che ci provengono da una concezione della politica intesa come interesse per l’altro e non come semplice strumento di arrivismo e di arricchimento personali.
Non saremo mai appagati rispetto all’attuale sistema economico-politico che relega in posizione inconsistente coloro che lavorano onestamente e che vorrebbero contribuire con la forza delle idee a cambiare le sorti e i destini dell’attuale società affaristica e clientelare.
A questo mondo di lavoratori, oggi sommerso dal potere politico ed economico, noi vogliamo guardare e ad esso vogliamo dare quella voce del protagonismo politico per realizzare tutte quelle riforme necessarie per un ordine universale basato sul rispetto reciproco, sulla tolleranza, sul riconoscimento positivo delle diversità e delle culture che animano i vari popoli della terra. Quei popoli che, oltre a chiedere un protagonismo politico, hanno tutti i diritti nel veder salvaguardate quelle risorse primarie e pubbliche costituite da una natura incontaminata, da un’acqua pubblica, da nuove energie ecosostenibili che evitino i rischi ormai sempre più mortali di un inquinamento che minaccia lo stesso futuro del pianeta; da prodotti alimentari sempre più biologici e fuori dalle logiche economicistiche del capitalismo; insomma da un tenore di vita che sia legato alla qualità e alla salubrità dei beni essenziali.
E’ questa una battaglia che intendiamo combattere senza pregiudizi di sorta, avendo come unico fine il bene della persona e delle comunità sociali.
La Sinistra Cristiana è un Partito che si rivolge a tutti coloro che l’attuale sistema di potere, economico e clientelare, ha relegato ai margini della scala sociale, del mondo politico sempre più di vertice e scollegato con la base, di quella grande coscienza popolare ed intellettuale soffocata e repressa da uno Stato che diventa sempre più affaristico e demeritocratico.
L’adesione alla Sinistra Cristiana comporta la condivisione di questi principi di ordine generale e l’impegno quotidiano nel farli valere nella società, nei luoghi di lavoro, nelle associazioni, nelle istituzioni ed in tutti i centri vitali del Paese.
L’adesione alla Sinistra Cristiana comporta, altresì, l’impegno nel contribuire a costruire un Partito organizzato sul territorio con regole certe (Statuto e Regolamento) ed organi rappresentativi eletti democraticamente.
Ci rivolgiamo a tutti quei credenti e non credenti disposti a lavorare laicamente per la costruzione di un Mondo nuovo.

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