Non avrei voluto parlare della vicenda dei lampadari della Chiesa di S. Maria Assunta di Oratino, ma il commento che il sig. Giulio De Socio ha sottoscritto sul mio blog mi obbliga a spendere qualche parola.
Qualche giorno fa, il 19 giugno, ero stato ad Oratino insieme al gruppo del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) per una visita guidata dall’ottimo Dante Gentile Lorusso.
Questo il commento del sig. De Socio (che non ho il piacere di conoscere):
Ho partecipato anch’io, da oratinese, alla visita del FAI notando la sua presenza, che chiaramente non passa inosservata.
Avevo notato anche la sua visita di “contrabbando” qualche giorno prima e ieri, dopo aver avuto occasione di vedere la registrazione del servizio (non guardo volentieri la tv) su Teleregione relativo alla vicenda lampadari, potrei aver intuito il perché di questa presenza di “contrabbando”.
Il servizio di un noto zerbino del sindaco di Oratino, parla di una “relazione di uno dei massimi esperti della Regione… che aveva dichiarato idonei al sito i lampadari” facendo il suo nome.
Ma veramente lei ha dichiarato questo? Non posso crederlo! Si può essere contrari quanto si vuole all’operato delle Soprintendenze, ma fino ad arrivare a dire che quell’ammasso di vetri sia idoneo a quel sito, mi sembra forzato, molto forzato.
Spero vivamente che il pranzo consumato nel ristorante oratinese, insieme al sindaco e a quell’altro personaggio ambiguo, non sia stato a base di lenticchie di “contrabbando” perché in questo caso sarebbe davvero mortificante per lei… e anche per noi.
A parte il fatto che non faccio il contrabbandiere, non frequento persone ambigue e visito i paesi del Molise quando voglio, come voglio e in compagnia di chi voglio, mi sembra che il sig. De Socio sia solito polemizzare sull’aria fritta. Lo aveva già fatto precedentemente a proposito di alcune interpretazioni catastali per le Croci stazionarie di Oratino. Ma non voglio tornare sull’argomento.
Non conoscevo il sindaco di Oratino fino a che non sono stato invitato (il 16 giugno, per l’esattezza) per organizzare una serie di incontri culturali che l’amministrazione intende fare avvalendosi della mia collaborazione che, grazie a Dio, mi posso permettere di dare a titolo gratuito.
Ovviamente, poiché mi piace la buona cucina dei nostri paesi, non disdegno di essere ospite in un buon ristorante come è l’Olmicello di Oratino dove si mangia divinamente. Comunque credo di non essere ridotto a dover chiedere un piatto di lenticchie di contrabbando per campare!
Mentre ci recavamo a pranzo ho espresso il desiderio di entrare nella chiesa di S. Maria Assunta (ci si passa davanti) dove mi è stato raccontato che la Soprintendenza aveva ordinato di rimuovere i lampadari che il Parroco don Giuseppe, con sottoscrizione dei parrocchiani, aveva fatto mettere.
Quando ho visto le barchette illuminanti bianche e nere appese agli archi delle navate, ho detto che se la Soprintendenza ne aveva ordinato la rimozione, aveva fatto bene.

Le barchette della Soprintendenza e uno dei lampadari incriminati. Le barchette vanno bene per il Ministro!
Mi è stato subito spiegato che quelle singolari “barchette” erano state messe proprio dalla Soprintendenza e che l’ordine di rimozione riguardava i lampadari di vetro che erano in alto.
Allora ho deciso di esprimere un giudizio che ho sintetizzato in uno scritto che, credo, sia stato utile a dare sostegno all’opposizione giudiziaria dell’avv. Salvatore di Pardo (ammesso che ce ne fosse stato bisogno) il quale, come si sa, ha ottenuto il clamoroso risultato della sospensione dell’ordinanza della Soprintendenza.
Veniamo ai fatti!
Da parecchi anni la Soprintendenza ha messo mano ai restauri della chiesa di S. Maria Assunta di Oratino.
In tempi passati la chiesa dell’Assunta è stata oggetto di interventi di consolidamento e di restauro che hanno comportato modifiche sostanziali nell’assetto architettonico interno anche con trasformazioni che hanno pesantemente modificato la funzionalità liturgica oltre che percettiva dello spazio.

Il nuovo pavimento in cotto maiolicato. Questo va bene per il Ministro!

Questo è un tipico pavimento di Oratino che per il Ministro non andava bene nella chiesa!
E’ stato asportato tutto l’antico pavimento in pietra. Il pavimento è stato sostituito da una pavimentazione in cotto maiolicato che storicamente è una contraddizione sia in termini estetici che architettonici, specialmente se si tiene conto che la peculiarità di Oratino è proprio l’utilizzazione quasi esasperata della pietra sia nei paramenti esterni degli edifici, sia nelle decorazioni architettoniche, sia, ovviamente, nelle pavimentazioni.
Peraltro della destinazione finale del pavimento asportato, che sarebbe dovuto perlomeno rimanere di proprietà dell’Ente Ecclesiastico, non si ha alcuna notizia.

Le stampelle di S. Giuseppe. Queste vanno bene per il Ministro!
A seguito delle eliminazioni di parti strutturali rinascimentali (comunque successive al terremoto del 1456) sono venute alla luce le colonne circolari che erano state inglobate nei rinforzi strutturali in forma di grandi pilastri.
La soluzione di porre delle “stampelle” metalliche ha determinato un sostanziale impoverimento della spazialità interna con la creazione di una nuova forma architettonica del tutto incompatibile sia con il carattere medioevale delle colonne riscoperte, sia dell’architettura barocca successiva.
Tuttavia, per quanto sono riuscito a capire, la soluzione è stata sopportata per quieto vivere e senza interferire nelle decisioni che, seppure non condivise, sembravano dettate da una necessità di un miglioramento strutturale che, peraltro, non risulta raggiunto.
Infine, e non ultimo per gravità, l’inserimento di un sistema di illuminazione a “barchette”, come vengono chiamati i corpi illuminanti moderni appesi agli archi di separazione delle navate. Sulla inidoneità e sulla incompatibilità di questi singolari sistemi di illuminazione non credo che valga la pena di spendere parole. Si tratta di banali e dozzinali sistemi illuminanti che in genere vengono adattati alle tavernette domestiche e che non hanno alcuno dei caratteri estetici che possano far immaginare una loro utilizzazione in ambito religioso.
Ritengo che molte leggi non siano conosciute dall’Autorità religiosa per cui quando la Soprintendenza decide di operare per il restauro di una chiesa sembra quasi che facciano un piacere al parroco. Sicché nella quasi totalità dei casi il Vescovo ed i Parroci stanno zitti con la conseguenza che all’interno dei monumenti religiosi si fanno i delitti architettonici più efferati.
Sulla circostanza che la chiesa dell’Assunta di Oratino sia da collocarsi tra gli edifici di particolare interesse storico oltre che artistico non è da dubitarsi, ma ciò che è stato effettuato nel tempo all’interno di questo importante monumento deve indurre ad una più cauta iniziativa per ricondurre ad un più logico ragionamento la questione dei lampadari anche per evitare che problemi analoghi vengano a riproporsi in futuro.
E’ ampiamente noto che il Ministero interviene frequentemente all’interno degli edifici religiosi con metodi e modalità che sono sostanzialmente in contrasto con l’ articolo 9 del Codice per i Beni Culturali che prescrive esplicitamente che per i beni culturali appartenenti ad enti ed istituzioni della Chiesa cattolica (o di altre confessioni religiose), il Ministero e, per quanto di competenza, le regioni, provvedono, relativamente alle esigenze di culto, d’accordo con le rispettive autorità. Si osservano, altresì, le disposizioni stabilite dalle intese concluse ai sensi dell’art. 12 dell’Accordo di modificazione del Concordato lateranense, ovvero dalle leggi emanate sulla base delle intese sottoscritte con le confessioni diverse dalla cattolica.
L’intesa con la Chiesa cattolica in materia di tutela dei beni culturali di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche è regolata dal DPR 78/2005. L’amministrazione statale deve convocare apposite riunioni con gli organi ecclesiastici dai quali acquisisce proposte ed informazioni sui progetti in corso di adozione.
E’ dunque la legge che lo stabilisce e ciò riguarda non solo le chiese cattoliche, ma anche le sinagoghe, le moschee e qualsiasi edificio di culto che abbia un valore storico.
Avendo avuto frequenti scambi di vedute con le Autorità Religiose a proposito degli interventi spesso poco rispettosi eseguiti da funzionari della Soprintendenza ho ricavato che gran parte delle opere fatte dalla Soprintendenza sono effettuate senza alcun accordo con l’Autorità Religiosa.
Eppure più precisamente l’Art. 2 del DPR 78/2005 dispone:
1. Le disposizioni della presente Intesa si applicano ai beni culturali mobili e immobili di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche…
(… omissis …)
5. Gli interventi di conservazione dei beni culturali di cui al comma 1 sono eseguiti da personale qualificato. A tal fine la Cei collabora con il ministero per assicurare il rispetto della legislazione statale vigente in materia di requisiti professionali dei soggetti esecutori, con particolare riferimento agli interventi sui beni culturali mobili e le superfici architettoniche decorate. Gli interventi di conservazione da effettuarsi in edifici aperti al culto rientranti fra i beni culturali di cui al comma 1 sono programmati ed eseguiti, nel rispetto della normativa statale vigente, previo accordo, relativamente alle esigenze di culto, tra gli organi ministeriali e quelli ecclesiastici territorialmente competenti. Qualora l’accordo non sia raggiunto a livello locale o regionale e in presenza di rilevanti questioni di principio, il capo del dipartimento competente per materia, d’intesa con il Presidente della Cei o con un suo delegato, impartisce le direttive idonee a consentire una soluzione adeguata e condivisa.
(… omissis…)
Inoltre l’art. 6 precisa:
1. I provvedimenti amministrativi (omissis) sono assunti dal competente organo del ministero, previo accordo, relativamente alle esigenze di culto, con il vescovo diocesano competente per territorio.
(omissis)
Tanto solo per chiarire che qualsiasi iniziativa del Ministero per i Beni Culturali da prendersi all’interno degli edifici di culto deve essere preceduta da un accordo con il Vescovo Diocesano competente per territorio.
Questo vale anche per un atto amministrativo come l’ordinanza di rimozione! CHIARO!
La cosa che appare certamente singolare è che mentre si facevano gli sfregi alla chiesa dell’Assunta, chi oggi critica i lampadari di don Giuseppe, evidentemente aveva il prosciutto sugli occhi.
Ciò posto mi permetto di entrare nel merito delle valutazioni estetiche in conseguenza dell’apposizione dei lampadari per i quali si è inteso ordinarne la eliminazione.
La questione va posta sotto due profili: il primo di carattere devozionale, il secondo di carattere estetico.
E’ noto che la decisione di intervenire all’interno di un edificio di culto per il quale la comunità ha un particolare legame è fortemente condizionata dal comune senso religioso e dalla necessità che la partecipazione alla spesa si basi su una larga condivisione dell’intervento. Molto spesso le decisioni del parroco devono essere sopportate dalla comunità che qualche volte diviene soggetto passivo che deve collaborare nella raccolta dei fondi.
Nel caso della comunità di Oratino, invece, la raccolta dei fondi è stata preceduta da una serie di incontri dove il dettaglio formale dei lampadari è stato ampiamente discusso fino alla condivisione, senza particolari problemi, con la comunità che ha volontariamente contribuito all’acquisto e alla loro istallazione.
Il solo fatto che l’intervento sia stato effettuato senza alcuna polemica da parte dell’autorità religiosa e con grande soddisfazione della comunità che l’ha immediatamente fatta propria è indice di un sostanziale gradimento da parte di chi deve utilizzare quel luogo sacro.
La circostanza che il sistema di illuminazione costituisca motivo di soddisfazione da parte della comunità, la quale ne ricava un motivo per continuare a sentirsi psicologicamente partecipe della sua storia, è un fatto fondamentale che non può essere escluso nel momento in cui si deve dare un giudizio estetico.
Un oggetto diventa esteticamente apprezzabile nel momento in cui il committente ed i normali fruitori ne ricavino una gradevole sensazione.
In questo caso la comunità ha dato un giudizio estetico favorevole che mette al riparo il sistema di illuminazione adottato da qualsiasi tentativo di renderlo psicologicamente sgradevole. Anzi qualsiasi tentativo di sostituzione di quel sistema ingenererebbe una naturale ostilità a qualsiasi soluzione voglia essere imposta.
Ma vengo pure alla questione della compatibilità ambientale.
Se chi entra nella chiesa dell’Assunta di Oratino non venisse sollecitato a fare apprezzamenti sul sistema di illuminazione contestato, percettivamente nessuno si accorgerebbe della loro presenza.
Si tratta di lampadari che, per il carattere trasparente dei vetri che li compongono, sul piano volumetrico non hanno alcuna consistenza reale. Sono posizionati nel più classico dei modi e determinano una illuminazione compatibile con l’architettura della chiesa. Un sistema che crea una luminosità diffusa che aumenta, esaltandolo, il valore singolo e complessivo delle opere d’arte e degli oggetti di culto che sono conservati con ogni cura nella chiesa.
Probabilmente gli elementi che potrebbero generare qualche perplessità sono riconducibili alle parti strutturali ottonate dei lampadari, ma la considerazione che basteranno pochi mesi perché perdano quella brillantezza che li caratterizza, fa tranquillamente ritenere che anche la loro presenza, con il passare di un breve lasso di tempo, non rappresenti alcun motivo di pregiudizio.
Per questo motivo ho buoni motivi per ritenere che i lampadari posti nella chiesa dell’Assunta di Oratino non solo non rappresentino un pregiudizio alla spazialità interna, ma siano motivo di consolidamento del rapporto tra la comunità parrocchiale ed il monumento anche per garantire nel tempo quel senso di appartenenza che è alla base di qualsiasi processo di conservazione attiva del patrimonio antico.
Ma a parte i giudizi estetici che trovano il tempo che trovano, credo che si sia raggiunto il massimo della ridicolaggine quando un Ministro, attraverso i boiardi periferici, si sia messo a perdere tempo per una cosa che andava trattata con la discrezione che sarebbe stata necessaria se solo si volesse considerare la delicatezza delle problematiche religiose.
Se invece di stare a Oratino, dove la popolazione è ragionevole, si fosse stati in una regione fondamentalista, non so se i parrocchiani si sarebbero limitati a suonare le campane.
La Soprintendenza mandasse i suoi funzionari a tagliare l’erba nei siti archeologici! Un po’ di sana ginnastica farebbe loro bene! Pensate che siamo alla fine di giugno e solo in questi giorni i boiardi di Campobasso hanno avviato (… avviato…) le procedure per tagliare l’erba infestante nei siti archeologici.
Il vero problema, però, probabilmente è un altro. La vicenda di Oratino è servita a far esplodere un bubbone che maturava da parecchi anni.
Sono anni che alle chiese viene levata l’anima con operazioni che io considero assolutamente scellerate.
Basta vedere le ferraglie messe sulle chiese di S. Michele di Roccaravindola, nella chiesa di S. Francesco a Venafro, sull’antica basilica S. Maria delle Monache a Isernia.
Oppure le arlecchinate (tanto per fare qualche esempio) della chiesa di Campolieto e di S. Chiara di Venafro.
Da oggi, piaccia o non piaccia, l’autorità ecclesiastica, grazie al tam-tam mediatico di Oratino, è perfettamente informata che i boiardi della Soprintendenza prima di mettere mano alle chiese devono discutere con il Vescovo competente territorialmente. Altrimenti rischiano di fare pessime figure non solo per i discutibili interventi, ma anche per la sostanziale arroganza nei confronti dei naturali proprietari dei beni.
Infine mi si potrà anche dire che non sono il massimo degli esperti regionali in materia di tutela architettonica, ma certamente sto nel gruppo perché anche nel Molise vale il principio che sono beati i monocoli nella terra dei ciechi.
Per la Soprintendenza questi interventi scellerati fatti con i soldi dei contribuenti invece vanno bene!

La ferraglia su S. Maria delle Monache ad Isernia

Il colore boiardo nella chiesa di S. Chiara a Venafro

Le arlecchinate nella chiesa di Campolieto

I pali per la lap-dance nella chiesa di S. Francesco a Venafro

L’uccello pregatore sulla chiesa di S. Michele a Roccaravindola




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