Croci stazionarie

La croce stazionaria di S. Bartolomeo a Campobasso

By 30 Dicembre 2011 No Comments

La croce stazionaria di S. Bartolomeo a Campobasso

Nulla si sapeva di dove fosse finita la croce stazionaria che una volta era sul sagrato della chiesa di S. Bartolomeo a Campobasso. La sua esistenza si desumeva da quello che rimane della base che era, secondo una consolidata consuetudine, formata da rocchi di colonne di riutilizzo.

La croce era appoggiata ad una colonna circolare, di cui rimane solo un rocco, sostenuta da uno stilobate monolitico circolare rifinito nella parte superiore in forma di calotta tagliata.

Sul rocco superstite è posto un piccolo blocco lapideo parallelepipedo non pertinente alla croce originaria.

Recentemente (2011), in occasione del restauro interno della chiesa, l’antica croce è ritornata alla vista dei fedeli dopo essere stata per vari decenni nei depositi della Soprintendenza dove era stata opportunamente trasportata per una sua riparazione.

Non si conosce quale tipo di restauro sia stato effettuato, però appare evidente che al momento del recupero la croce era ridotta in più pezzi, alcuni dei quali erano stati grossolanamente ricollegati in epoca lontana.

La croce è di grandi dimensioni, con il braccio orizzontale, il patibulum, lungo oltre un metro che la rende la più grande della regione.

I caratteri delle lettere dell’acronimo INRI portano a ritenere che sia stata realizzata nel XIV-XV secolo, ripetendo le caratteristiche tipologiche delle croci astili abruzzesi di quell’epoca soprattutto nelle terminazioni quadrilobate e nelle rappresentazioni dei simboli del tetramorfo.

Secondo il solito ha due facce con gli elementi tipici di buona parte delle croci stazionarie, ma presenta particolari sicuramente inconsueti.

Sulla faccia principale Cristo appare crocifisso su una croce che è inscritta in una croce più ampia che le fa da cornice e da supporto delle rappresentazioni a rilievo degli altri personaggi.

A sinistra è posta Maria che, avvolta in un maphorion con il capo coperto nell’aureola, tiene le mani unite. La figura si appoggia su una grande foglia quadrilobata, come S. Giovanni che si trova sulla parte opposta. Anch’egli tiene le mani unite con il capo scoperto chiuso in un’aureola.

Cristo ha le braccia quasi allineate con il patibolo ed il capo incassato leggermente nelle spalle. Il volto è molto rovinato ma si riconoscono ancora i segni fisionomici ed i capelli lunghi sui quali si appoggia la corona di spine.

Il subligaculum è annodato di lato e quello che rimane delle gambe fa immaginare che i piedi fossero sovrapposti ed appoggiati su un suppedaneo per essere inchiodati con un solo chiodo. Sicuramente in basso era collocato il cranio di Adamo ora scomparso.

Invece è inconsueta l’immagine del Cristo risorto e benedicente perché posta sull’estremità superiore dello stipes. Con la destra regge un lembo del mantello che lascia il capo scoperto racchiuso in un’aureola crucisegnata.

Sul retro la parte centrale è occupata dalla figure del Cristo Pantocratore che, seduto con i piedi appoggiati su una sorta di nuvola, regge nella mano sinistra il libro della Verità. Completamente scomparsa la parte centrale del volto e il braccio con la mano benedicente e giudicante a causa di un rozzo restauro effettuato in tempi lontani per inserire una grappa ad L resasi necessaria per unire vari pezzi della croce.

I simboli del tetramorfo sono applicati sui quadrilobi a rilievo posti sui terminali dei bracci, con esclusione del giovane alato, simbolo associato a S. Matteo, che è appoggiato ai piedi del Pantocratore in posizione allineata con la trave, come si capisce da quel poco che rimane del capo e delle ali.

Il modo di rappresentare i simboli aureolati del bue alato, dell’aquila e del leone alato, che si riferiscono rispettivamente agli evangelisti Luca, Giovanni e Marco, sono chiaramente ripresi dal modo di rappresentarli sulle croci astili sulmonesi. Il bue, infatti, è in posizione eretta con il capo in alto ed un cartiglio, ormai quasi del tutto scomparso, tra le zampe. L’aquila è ritratta di profilo ed il cartiglio, su cui presumibilmente era inciso il nome dell’evangelista Giovanni, è tra gli artigli.  Egualmente di profilo è il leone alato in posizione rampante e con il cartiglio tra le zampe superiori.

La chiesa di S. Bartolomeo esisteva sicuramente ai primi del XIV secolo e i caratteri stilistici della facciata lo confermano.

Il suo interno a tre navate, ripulito dopo i restauri che hanno cancellato le sovrapposizioni barocche, non presenta elementi di particolare interesse. Invece la facciata è caratterizzata da uno pseudo-protiro, con due arcatelle cieche laterali, nel quale si apre un portale di grande interesse soprattutto per l’archivolto interno alla lunetta.

E’ costituito da una serie di piccoli pannelli scultorei, quattro da una parte e quattro dall’altra, che recano nella parte centrale i simboli del tetramorfo con la rappresentazione del leone alato di S. Marco, dell’aquila di S. Giovanni, del giovane alato di S. Matteo, del bue alato di S. Luca.

Simmetricamente simili gli altri quattro pannelli, tutti contenenti due uomini barbuti e dalla lunga tunica, che si fronteggiano accovacciati mentre dall’alto appare il disco solare con la mano di Dio.

La fascia mediana della lunetta è, invece occupata da un groviglio serpentesco che si apre nella parte centrale per contornare l’Agnello crucifero.

Nella parte più interna della lunetta due angeli in volo reggono la mandorla che contiene la figura in trono del Cristo giudicante  con la mano destra e reggente con la sinistra il libro aperto dove si legge:  EGO SVM LVX MVNDI.

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