Processo ai Borboni. 12 gennaio 2012 nell’Auditorium della Provincia

Processo ai Borboni. 12 gennaio 2012 nell’Auditorium della Provincia

 

 

Giovedì 12 gennaio 2012
ore 9,30

Sala auditorium della Provincia di Isernia

Processo ai Borboni

Introduce Antonio Sorbo

Accusa
Prof. Giovanni Cerchia

Difesa
arch. Franco Valente

Presiede la Corte
Dott. Enrico Papa

Siete invitati ad assistere al giudizio…

 

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Commenti

12 risposte a “Processo ai Borboni. 12 gennaio 2012 nell’Auditorium della Provincia”

  1. Caro Franco, ti segnalo sul tema l’articolo di Paolo Mieli “L’errore dei Borbone fu inimicarsi Londra”, pubblicato oggi sul Corriere della Sera (pagine 42- 43). Ciao

  2. Esimio Avvocato in bocca al lupo!
    Può sembrare tutto un gioco, ma più conosco la storia più mi sento con orgoglio suddito duosiciliano!
    Ci hanno derubato non solo materialmente, ma anche -e soprattuto- moralmente. Il WEB , ma anche la bibliografia non commerciale, pullula di informazioni oneste e corrette, per cui se si vuole ci si può ben informare. Nessuno intende emulare Bossi mettendo in discussione l’Unità nazionale, ma almeno che la verità trionfi! Che si conoscano i primati economici, culturali e sociali dei Borbone. In merito agli errori ce ne sono stati tanti (chi non ne ha commessi?), ma quel che indigna è la mancanza di memoria storica, di identità e di orgoglio patrio. Eravamo sudditi di un legittimo stato sovrano…. ITALIANO. Se ci fosse stato nel 1860 Ferdinando II forse forse l’Italia federale sarebbe nata (e nata bene) già da allora sotto gli insegnamenti di Cattaneo e Gioberti.
    Ti chiedo: tra Cavour che parlava solo francese o dialetto piemontese e Francesco II, che parlava una lingua compresa in tutti gli stati della penisola (l’ italiano, forse con una cadenza partenopea, ma di sicuro era la lingua di Dante)…. fra i due insomma chi era più Italiano? Basterebbe semplicemente leggere “Il Regno del Nord” di Arrigo Petacco (che non è un revisioniosta meridionale, bensì uno scrittore molto soft) per farsi un’idea dell’argomento.
    Basilari per raccontare gli anni dell’invasione sabauda gli scritti di Alianello e gli sceneggiati di Majano tratti da quei romanzi e l’introvabile “la fine dei Borboni” di Blasetti.
    Quante parole…….troppe!!
    Siamo con te: fatti onore!!!!

    Paolo

  3. Paolo… grazie di cuore!
    Mi dà fastidio la propaganda ufficiale del Governo e quella servizievole e cretina delle scuole.
    Qui non si tratta di mettere in discussione che con i se non si fa la storia.
    Io dico che fortunatamente (o grazie alla reazione al fascismo) oggi abbiamo la più bella costituzione del mondo che ha rimesso un po’ le cose a posto.
    Io non sono un borbonico nostalgico. Pongo la questione meridionale. Noi siamo diventati meridionali dopo il saccheggio del tesoro di Napoli e dopo essere stati ridotti a periferia dell’Europa.
    Napoli da capitale del Mediterraneo è diventata la patria della camorra.
    La Repubblica Napoletana o il Governo borbonico non hanno mai immaginato l’annessione violenta da parte dei Savoia. Si è passati da un regno a un altro regno. Prima le tasse sio pagavano a Napoli. Dopo le tasse si sono pagate a Roma per mantenere Torino.
    L’italia è migliorata complessivamente perché è migliorata l’Europa. Sarebbe accaduto tutto allo stesso modo senza ammazzare migliaia di cafoni anche molisani….

  4. Non vorrei assistere giovedì alla solita pantomima filo-risprgimentale e confido nella Sua competenza affinchè ciò non accada. Con il metro di giudizio di oggi, i vari Cialdini, Negri, Govone, Pianell, Manfredi Fanti (esecutori) e Vittorio Emanuele II, Cavour (mandanti) farebbero buona compagnia postuma ai vari Mladic e Company alla Corte di giustizia dell’Aja per crimini di guerra. Cordialità.

  5. …. E soprattutto senza mettere le loro teste sotto formalina e farne lugubre mostra nel Museo Criminale del Lombroso. Ricordo il tuo biasimo dinanzi al cumulo di ossa dei (dis)sepolti dal Castello di Castropignano. Resti umani di cristianucci che invece di riposare in un cimitero erano accatastati chi sa dove (e chi sa dove oggi sono). Nel caso specifico post unitario parliamo di morti dell’altro ieri: dal 1860 al 1870. Assolutamente nessuna nostalgia o rimpianto per il passato. Ovviamente, come ben scrivi saremmo comunque diventati lo stesso più ricchi ed evoluti, perché tutto il mondo si evolveva. E’ anche vero che Napoli era una capitale Europea ed il suo regno non era così povero ed incivile come ci vogliono far credere. Torino e Milano erano invece periferia di Francia ed Austria. Certo, poi, i Savoia non mi sono sembrati gli “unti del Signore” anche alla luce di quello che hanno combinato dal… diciamo… dal 1911 al 1945. Ma anche prima, nell’immediato dopo Gaeta, hanno esercitato il genocidio con una maestria quasi degna di Hitler. Lasciando morire di stenti migliaia di prigionieri borbonici e facendoli sparire nella calce viva (oramai sono storia ufficiale, in barba ai programmi ministeriali, i veri e proprio Lager dei Savoia). Poi arriva la Lega ad invocare la secessione… mah!!
    Bisogna recuperare dignità come popolazioni meridionali e smetterla di sentirci sempre inferiori ai fratelli del nord, i quali inoltre hanno una strana idea della parentela, visto che continuano a conservare i nostri nonni, prozii ed arcavoli vari in “buatte”, come se fossero cavoli, cetrioli, peperoni o melanzane in conserva.
    O peggio trofei di caccia da mostrare al pubblico!
    E’ anche per i nostri poveri cafoni, trucidati dal “liberatore,” che confidiamo in te e nelle tua oratoria. Vorrei tanto poterci essere…. Spero che inserirai il filmato nel blog.
    Hai visto mai che questo processo di recupero ci faccia venire voglia di pretendere il meglio anche dalla classe politica?

  6. Caro Antonio, spero proprio che ciò non accada. Ce la metterò tutta per dimostrare la rapina dei piemontesi….

  7. Caro Franco, ho l’impressione che iniziative come queste debbano avere l’obiettivo non di condannare o assolvere qualcosa o qualcuno ma di fare nuova luce sui presupposti dei vari avvenimenti della storia italiana, attualizzandoli. In realtà, penso che piuttosto che dimostrare la rapina dei piemontesi si debba invece dimostrare il “vezzo” delle classi dirigenti della nostra Penisola a voltar bandiera a seconda di come cambiasse il vento per tuelare i propri interessi. È accaduto questo all’epoca della conquista normanna, aragonese, spagnola, borbonica e “italiana” del nostro Mezzogiorno. Quando a una dominazione ne seguiva un’altra, i ceti dominanti subito cambiavano casacca. Lo stesso è accaduto durante l’epopea risorgimentale. Chi propose la legge sul brigantaggio? L’abruzzese Giuseppe Pica. Perché si arrivò all’eccidio di Bronte? Per tutelare- anche come monito per eventuali iniziative successive simili- la nobiltà latifondista siciliana contro le aspirazioni dei contadini ad avere un pezzo di terra da coltivare. Cosa facevano i ministri e parlamentari meridionali a Torino mentre si perpretava la strage nei borghi meridionali? La stessa cosa che hanno fatto qualche settimana fa gli attuali ministri e parlamentari meridionali di fronte alla proposta di re-introdurre l’Ici e aumentare l’Iva per tutti e di accantonare, invece, la patrimoniale per consentire ai ricconi di trascorrere più serenamente le vacanze natalizie a Cortina… Dulcis in fundo, i molisani. Stanislao Falconi, ultimo procuratore della Corte di Cassazione del Regno delle Due Sicilie e unico molisano a essere nominato “Pari del Re” nel 1848, all’arrivo dei Savoia a Napoli decise di rifiutare la nomina a senatore e ministro di Grazia e Giustizia del nuovo regno per fedeltà a Casa Borbone. Che nobiltà d’animo!!! Peccato, invece, che subito si mise a scrivere lettere di raccomandazione al titolare del dicastero da lui rifiutato per raccomandare- riuscendoci, ovviamente- la carriera giudiziaria del nipote, il “grande” magistrato molisano Nicola Falconi. Quest’ultimo riuscì anche a farsi eleggere per un bel pò di tempo al Parlamento italiano tra i banchi dei “ministeriali”. Per fare cosa? Alzare la mano a ogni proposta di legge del governo. Al riguardo, ho una bella vignetta con tanto di sonetto pubblicati da un giornale satirico di fine Ottocento. Cosa ne ottenne in cambio? La sua nomina a senatore e l’elezione a deputato del nipote, Tommaso Mosca… Caro Fanco, mi auguro che difendendo i Borbone- una dinastia tutto sommato mediocre, che ha avuto l’unica fortuna di essere l’ultima in ordine di tempo rispetto all’Unità italiana (io personalmente preferisco i Normanni e lo stupor Mundi Federico II, che cercò con ottocento anni d’anticipo di creare una società multiculturale e multirazziale in un Mezzogiorno d’Italia al centro della sua politica imperiale)- non difenderai questa classe dirigente…

  8. ovviamente io non sono per estensione un “negazionista”…
    Indietro non si torna, ma gli avanzamenti truffaldini vanno comunque denunziati….
    Questa è una bella occasione per parlare del problema e non dare per scontato che tutti i passaggi della storia sono giuistificabili.

  9. Caro Franco, sono perfettamente d’accordo con te. In bocca al lupo

  10. Il tuo commento… Franco, credevano di metterti in difficoltà…ma….come sempre hai dato lezione di stile, oltre quella culturale e storica. Mi aspettavo di piu’ dal docente universitario e decisamente dal dott. Papa. Come sempre, dimostriamo di non aver nessuna riverenza per i dottoroni che vengono da fuori regione che credono di poterci dar lezione…ma purtroppo in casa nostra anche giocando male hanno sempre la meglio gli stranieri.Spero il vento cambi…e un po’ di considerazione in piu’ non guasta…..BRAVO!!

  11. Caro Franco, ho letto l’articolo del Corriere della Sera di oggi sul “Processo ai Borbone” di ieri. Per uno strano scherzo della storia, l’autore del pezzo si chiama Garibaldi…

  12. Carissimo,
    mi unisco al coro unanime che ti fa i complimenti per la bellissima ‘difesa’ di ieri ad Isernia!
    Bravo. Purtroppo la storia è scritta sempre dai vincitori, ma questa volta è andata diversamente…
    Ti abbraccio,
    Gabriella

    PS. nella posta troverai una mia mail!

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