Il Molise che sogno! Questo blog ancora resiste….

Questo blog ancora resiste….

… anzi aumentano le visite!

Maggior numero di accessi complessivi:
3 febbraio 2012: 1194 visitatori
14 febbraio 2012: 677 visitatori singoli


Statistiche alle ore 7 del 19 febbraio

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  • Visitatori singoli febbraio: 8914
  • Media Visitatori singoli per giorno: 531
  • Giorno maggiori visite: 3 febbraio 2012
    1194 Visitatori
  • Giorno maggiori visite singole: 14 febbraio 2012
    677 Visitatori
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Commenti

4 risposte a “Il Molise che sogno! Questo blog ancora resiste….”

  1. Povere amore mé!

    t’jene lassate.
    Ie ‘nd’arretrove,
    né sacce addù sié jute.
    Ma ‘n gape m’arréndona
    ‘na canzone;
    la vaje candenne suole,
    e me ne more.

  2. Mi ha fatto piacere leggere questa poesia di Gustavo Tempesta.
    Spero di poter approfondire la sua conoscenza.
    Dal suo sito (http://www.poeti-poesia.it/SitiCommunity/GustavoTempesta/Gustavo_Tempesta.htm) leggo:

    Gustavo Tempesta è nato in un piccolo comune del Molise 55 anni fa e si è trasferito a Roma all’età di nove anni.
    Mai laureato, ha una cultura varia e frammentata. Si impegna ogni giorno a produrre la propria sussistenza.”…Nessuno mi ha chiesto il permesso di volere nascere. A venti anni mi hanno detto “sai, dovrai morire “. Adesso un sogno mi “passa” per il cranio: contribuire alla creazione di un uomo nuovo dalla testa ai piedi”.

  3. Ho scoperto per caso questo sito e me ne sono innamorato. La battaglia contro gli sprechi finanziari e i conseguenti danni al patrimonio storico della notra Regione è davvero difficile, ma vale la pena portarla avanti. Sarebbe meraviglioso se un giorno gli amministratori responsabili dovessero rispondere quantomeno ad un Tribunale delle Coscienze, considerato che quello giudiziario ha gravi pecche.

  4. da: ‘ne Cande

    Ce so’ arremascte sole r’abbìte
    sbrafiende sott’alla neve.

    C’è arremascta sole ‘na terra
    chiéna de préte e rocchie de spine.

    Ce so’ arremascte sole re candùne
    de la mundagna ca ze sframìca.

    Ce so’ arremàscte
    sole case chiuse,
    ‘nzerrate;
    che déndre nesciùne.

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