Oggi, anche nel Molise, cade l’Equinozio di primavera

A giugno nelle librerie un romanzo storico con omicidio

INCIPIT APOCALYPSIS

Intrigo carolingio in un’abbazia longobarda alle sorgenti del Volturno

Franco Valente

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Ebbi un sorriso di rassegnazione al pensiero che proprio quel giorno, 23 settembre, cadeva l’equinozio di autunno e che una volta, quando arrivava quella data, si facevano tre giorni di digiuno, perché papa Callisto aveva definito i giorni dell’equinozio e quelli dei solstizi come le quattro tempora, corrispondenti alle quattro stagioni.

Il primo tempo si rifaceva alla primavera che era calda ed umida. Il secondo all’estate che era calda e secca. Il terzo all’autunno che era freddo e secco. Il quarto all’inverno che era freddo ed umido. Per questo si digiunava in primavera per frenare gli umori nocivi della lussuria. In estate per temperare il calore nocivo dell’avarizia. In autunno per addolcire l’aridità della superbia. In inverno per castigare il freddo dell’infedeltà e della malizia.
Si digiunava quattro volte all’anno e per tre giorni ogni volta perché l’uomo è composto di quattro elementi nel corpo e di tre potenze nell’anima: la ragione, la concupiscenza e l’ira. E tre giorni di digiuno servono a moderarle.
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da wikipedia
La parola “equinozio” deriva dal latino “equi -noctis” e significa “notte uguale” al dì. La definizione puramente teorica di lunghezza del dì si riferisce all’intervallo di tempo compreso fra due intersezioni temporalmente consecutive del centro apparente del disco solare con l’orizzonte del luogo geografico. Usando questa definizione, la lunghezza del dì risulterebbe di 12 ore. In realtà, gli effetti di rifrazione atmosferica, il semidiametro e la parallasse solare fanno sì che negli equinozi la lunghezza del dì ecceda quella della notte[2]. Gli equinozi di marzo e settembre sono i due giorni dell’anno nei quali hanno inizio primavera e autunno. Agli equinozi, intesi come giorni di calendario, il Sole sorge quasi esattamente ad est e tramonta quasi esattamente ad ovest; ma non esattamente, in quanto (per definizione) l’equinozio è un preciso istante che quindi può, al massimo, coincidere con uno solo dei due eventi, ma non prodursi due volte nell’arco di 12 ore.

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