Che io sia convinto che la Legge è uguale per tutti, ma non la Giustizia, è cosa nota.
Nell’immaginario collettivo il giudice dovrebbe avere due sali. Il sale della sapienza per non essere insipido e il sale della coscienza perché non sia un diavolo.
“Judex habere debet duos sales, salem sapientiae, ne sit insipidus, et salem conscientiae, ne sit diabolus”
Non sempre è così.
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Nell’immaginario collettivo i giornalisti sono coloro che raccontano i fatti che accadono.
Che vi siano da una parte giornalisti seri e dall’altra cronisti stronzi è cosa altrettanto nota.
Di questi ultimi qualcuno ogni tanto me lo trovo davanti agli zebedei…
In particolare uno di Venafro, che notoriamente fa parte di quella categoria di personaggi che camminano con lo sguardo rivolto a terra, è convinto che si possono dire cose vere per farne capire altre false.
Uno stronzo di cronista locale, con un forte complesso di inferiorità, per la terza volta scoreggia e dice al mondo, ripetendo per la terza volta la stessa notizia, che sono stato condannato insieme ad altri due architetti a pagare le spese di giudizio perché abbiamo perso una causa civile.
Per il clamore che viene dato alla notizia, peraltro senza spiegare bene cosa sia accaduto, il lettore distratto immagina che io sia tato condannato per chissà quale delitto.
Il pover’uomo pensa in questo modo che io perda la mia reputazione ed è convinto che, una volta fatta la scoreggia, io stia in silenzio a sentirmi la sua puzza.

Ed elli avea del cul fatto trombetta. (Dante, Inf. XXI, v. 139).
Ma quali sono i fatti così gravi da farmi meritare titoli così imponenti?
Insieme a gli architetti Paolo Vacca e Carmine D’Orsi ho fatto nel 1987 il progetto di restauro del Verlascio di Venafro.
Per quella prestazione non siamo mai stati pagati.
Grazie a quel progetto la Comunità Montana ebbe un finanziamento che, per propria incapacità e avedo delegato tutto alla Soprintendenza, andò perduto.
Per la perdita del finanziamento gli amministratori finirono davanti alla Corte dei Conti dove non pagarono nulla per prescrizione.
Poiché noi tre architetti, da coglioni, facemmo il progetto senza sottoscrivere una convenzione, abbiamo avuto torto e la Cassazione ci ha condannato alle spese di giudizio.
Al danno, quindi, si è aggiunta la beffa!
La causa è durata 24 anni!
E questo stronzo di cronista da sottoscala non spiega una beata mazza….


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