Quando un’informazione incompleta può essere fraintesa.
Una protesta finisce in tribunale.

Qualche anno fa fui protagonista di una clamorosa protesta per l’intitolazione data ad uno dei qattro sottopassi della Variante di Venafro realizzati dall’ANAS.
Usai termini piuttosto pesanti attribuendo la responsabilità dell’iniziativa a un noto politico-imprenditore locale.
La vicenda assunse toni polemici che coinvolsero indirettamente anche la dirigenza dell’ANAS che nella persona del Direttore Generale dei Rapporti Esterni dell’ANAS, dott. Giuseppe Scanni, ritenne di agire nei miei confronti con una querela per diffamazione.
Invero, nonostante i toni utilizzati, non intendevo attribuire alcuna responsabilità all’ANAS, ma come spesso accade, un giornale molisano pubblicò una serie di immagini e una serie di commenti che facevano immaginare tutt’altra cosa.
Ho ritenuto utile riassumere la questione rendendomi conto che il clamore dei fatti aveva determinato una esagerata interpretazione giornalisticaPrima di tutto ho voluto pubblicamente chiedere scusa al dott. Scanni per le conseguenze che quella protesta aveva creato.
Perciò sento il dovere di chiedere scusa per il modo scandalistico con cui un quotidiano molisano ha travisato una mia nota polemica circa l’intitolazione di un viadotto realizzato dall’ANAS nel territorio venafrano.
Non era mia intenzione denigrare il dott. Scanni nel coinvolgerlo sul piano personale in una questione che, decontestualizzata dal giornale, ha fatto capire una cosa per un’altra”.
Perciò, con lo stesso mezzo che ha creato una ingiusta descrizione dei fatti, ritengo necessario segnalare all’opinione pubblica la mia stima nei Suoi confronti, nella certezza che egli, come giornalista, sappia distinguere la verve letteraria da un desiderio di offendere che non è stato mai nelle mie intenzioni.

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