Un angelo se ne è andato

Un angelo se ne è andato
Luca Capasso non è più.
Tanti giovani lasciano questa terra in punta di piedi. Altri con grande clamore. Altri per superficialità.
Luca se ne è andato perché noi adulti gli abbiamo messo paura.
Era un ragazzo dolcissimo.
Un ragazzo destinato ad essere un vero signore se la società ne avesse capito le qualità, il suo desiderio di vivere, la sua voglia di essere utile.
La sua ricerca di cose semplici. Che fanno parte del mondo dei giovani spensierati.
Luca era un giovane come gli altri, ma con qualcosa in più. Un desiderio morboso di essere come gli altri.

L’ho visto crescere senza entrare nella sua vita privata. La vicinanza della sua casa alla mia era spesso occasione per rapidissimi saluti. Frasi brevissime che mi davano la sensazione che gli facesse piacere sentirmi suo amico.
Lo vedevo sgattaiolare dalla casa con movimenti rapidi. Sempre sorridente ma con un velo di malinconia. Come se fosse stato distratto da una riflessione.

Ultimamente, meno di un mese fa, ho avuto un colloquio più lungo.
Non mi era mai accaduto. Mi è sembrato più maturo, ma come se avesse paura del tempo.
Poche battute che, con il senno di poi, avrebbero dovuto farmi capire che Luca vedeva scorrere i giorni senza avere la possibilità di concretizzare un suo sogno.

Mi è sembrato che avesse fretta. Tutti i giovani hanno fretta.
E Luca aveva fretta come tutti i giovani.
Fino al punto di decidere di trasformare il tempo dell’intera vita in un attimo che non ammette ripensamenti.

Una vita di sogni, di attese, di speranze, racchiusa nella decisione fredda di concludere un viaggio.
Luca ha gridato forte il suo amore per la vita. Il suo gesto è esattamente il contrario di quello che si è portati a credere.
Il suo gesto è un atto di amore lucido verso l’universo. Un atto che diventa una lezione magistrale per tutti noi che accettiamo di vivere il quotidiano come soggetti passivi, integrati ed incapaci di dire basta ad una società che ogni giorno diventa più cattiva.

Un mondo in cui noi siamo la caricatura di noi stessi.
Un mondo in cui la forma effimera è diventata sostanza.

Luca ha gridato a noi la sua lezione magistrale senza alcuna pretesa di essere ringraziato. Lo ha fatto facendoci sentire tutti responsabili della sua scomparsa.

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Commenti

6 risposte a “Un angelo se ne è andato”

  1. Avatar Enzo Terenzi
    Enzo Terenzi

    Carissimo Franco,
    sei un grande; mi sono commosso a leggere le tue bellissime parole e anche perchè conoscevo Luca perchè è stato un alunno del liceo scientifico; purtroppo la vita è questa e bisogna prendersela con filosofia. Un saluto carissimo
    Enzo Terenzi

  2. Egregio Sig. Franco,
    complimenti davvero per il suo emozionante ricordo dedicato a Luca…davvero molto toccante e profondo.
    Spero veramente che aiuti tutti noi a riflettere un pò di più.
    Grazie di cuore…
    Ivana.

  3. Gentile signor Franco,
    leggendo il suo articolo dedicato al ricordo di Luca ho avuto la sensazione di leggere approvazione per un gesto fatto, a mio parere, solo per disperazione e profondo malessere. La invito a porre più attenzione al potere e all’influenza che le sue parole possano esercitare su ragazzi giovani e altrettanto deboli che, leggendo, potrebbero vedere in tale gesto una sorta di atto eroico e, come lei stesso dice, magistrale quindi da emulare. Ho profondo rispetto per Luca e per il suo ricordo ma non condivido assolutamente il suo pensiero.
    Distinti saluti.
    Sylvia.

  4. Gentile Sylvia,
    ho l’abitudine di scrivere pesando le parole con il bilancino.
    Credo che Lei sia stata tra le pochissime persone che hanno visto nelle mie parole una sorta di stimolo all’emulazione.
    Ho ricevuto una bellissima lettera da un giovane di Venafro che, ugualmente era stato frainteso sollevando una valanga verbale da parte di un altro giovane.
    Il contesto e le modalità del gesto di Luca evidentemente Le sono sconosciute.
    I giovani sono molto più maturi di quanto Lei possa credere.
    La debolezza (o addirittura la disperazione) di cui parla Lei non c’entra nulla. Anzi.
    Il moralismo a cui Lei si richiama fa parte della farsa che noi adulti siamo abituati a recitare.
    Mi farebbe piacere poter pubblicare su questo sito un Suo pensiero completo sulla vicenda e non solo una generica “non condivisione”.

  5. Ovviamente non ho mai pensato che lei volesse invitare o stimolare qualcuno all’emulazione del gesto di Luca, sarebbe folle una cosa del genere, le ho detto però che poteva correre questo rischio. Come lei stesso afferma, non tutti hanno compreso il senso del suo messaggio, che, in un modo o in un altro, a qualcuno è arrivato distorto. Quindi, in questo caso, credo sia suo obbligo spiegare con assoluta chiarezza ciò che vuole comunicare, considerando il fatto che a leggerla siano non solo adulti, genitori e giovani che hanno la maturità e l’esperienza di poter fare delle inferenze e, quindi, di andare oltre il senso letterale di ciò che leggono. Ammetto di non conoscere bene ne il contesto ne le modalità del gesto di Luca, ma per questo non credo di non dover o poter esprimere una mia opinione su un accaduto che, ripeto, reputo dettato dalla disperazione, sarà un mio limite ma non riesco a vederlo diversamente. La ringrazio per avermi risposto, Sylvia.

  6. Avatar Sario Maria Maurizio
    Sario Maria Maurizio

    Io non conoscevo Luca.
    Non conoscevo i due ragazzi che pochi mesi fa si sono buttati dal viadotto Cardarelli.
    Provo però rabbia e dolore quando una persona giovane decide di rinunciare a lottare. Provo ugualmente rabbia e dolore quando penso che una persona giovane ritiene che rinunciare alla vita possa essere un modo per lottare.
    Io non conoscevo Luca, ma conoscevo invece Antonella che, anni fa, per convinzione o per errore, cadde da un balcone e morì. Anche lei. Di lei ricordo il volto, la voce, una forma precisa.
    Provo ancora oggi dolore e disagio per non essere stato capace di cogliere quei segnali che mi avrebbero permesso di tendere una mano ad Antonella. Di dirle, ho capito e ci sono. Mi sono invece ritrovato anni dopo, da solo, davanti alla sua lapide, in un piccolo cimitero di un paese che non conoscevo, a chiedere scusa perché “non avevo capito” e “non c’ero”. Ma non potevo davvero provare vergogna perché non sapevo allora, e nessuno mi aveva mai fatto capire, che una persona vicina a me, che io potevo vedere e toccare, con la quale potevo parlare, avrebbe voluto rinunciare alla sua vita. Ero giovane anche io come lei e, come lei, mille fantasmi agitavano il mio cuore.
    Sono passati anni e io non sono più un ragazzo. Ma dei sogni, delle paure, delle speranze dei ragazzi ho ben vivo il ricordo. E non sono il solo! Lo so.
    Se è certo che nessuno di noi può cambiare il mondo, nessun uomo dovrebbe però avere il rimpianto di non aver detto quella parola, o fatto quel gesto, che forse avrebbe potuto salvare una persona che avrebbe reso più bello il mondo in cui viviamo.
    Dice Umberto Galimberti nel libro “l’ospite inquietante” (pag.103) che “ …. Non ci si può nascondere dietro la scusa che non si è psicologi, perché non si è neppure uomini se non ci si accorge della sofferenza di un giovane”.
    Io credo che ci sia bisogno, oggi come non mai, di uomini che sappiano ascoltare e capire. Credo che i giovani, quelli veri, quelli che ancora non hanno il cuore indurito dal cinismo che deriva dalle delusioni, che provano emozione in ciò che fanno perché è la prima volta che la fanno, dovrebbero trovare uomini in grado di comprenderli e di gioire per loro e con loro. Uomini che capiscano che questi giovani, questi ragazzi, non sono un offesa. Che non è colpa loro se il tempo ci invecchia, ma che è attraverso loro che si sconfigge la morte.

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