La Dottrina e l’Ignoranza con la testa di asino nel Seminario di Venafro
Franco Valente



Tra le cose notevoli che ancora sopravvivono nelle sale del Seminario di Venafro vi è una serie di pitture a tempera di buona qualità.
Nella crociera dell’atrio vi sono, contrapposte tra loro, le due allegorie della Dottrina e dell’Ignoranza.
La prima è raffigurata con una donna seduta che regge con la mano destra uno scettro che termina con un sole raggiante e che riceve il fuoco da un putto nella mano sinistra mentre tiene un libro aperto sulle gambe.
Così Cesare Ripa (C. RIPA, Iconologia, Vol. I, Padova 1618, pp.135-136):
Dottrina: Donna d’età matura, vestita di paonazzo, che stà a sedere con le braccia aperta, come volesse abbracciare altrui, con la destra mano terrà uno scettro, in cima del quale vi sia un Sole, haverà in grembo un libro aperto, & si veda dal Cielo sereno cadere gran quantità di rugiada. L’età matura mostra, che non senza molto tempo s’apprende. Il colore paonazzo significa gravità. Il libro, & le braccia aperte parimente denotano essere la dottrina liberalissima da se stessa. Il scettro con il Sole è inditio del dominio, che ha la dottrina sopra li horrori della notte dell’ignoranza.

Allegoria della Dottrina nel Seminario di Venafro
La seconda è l’allegoria dell’ignoranza. Vi si vede una donna di spalle, con la testa di asino, che regge un mazzo di papaveri. E’ scalza e cammina su rovi e sassi. Una sorta di elegante mantello scende dalle orecchie. Sullo sfondo si vede un bambino seminudo, dagli occhi bendati, seduto sulla groppa di un asinello mentre regge una canna con la mano sinistra.

Allegoria dell’Ignoranza nel Seminario di Venafro
E’ una variazione parziale di una delle due interpretazioni dell’ignoranza che fa Cesare Ripa nel suo trattato di iconologia. (C. RIPA, Iconologia, Vol. II, Padova 1618, pp.206-207):
Ignoranza: Donna con faccia carnosa, difforme e cieca, in capo haverà una ghirlanda di Papavero, caminando scalza, in un campo pieno di Pruni, & triboli, fuori di strada, vestita sontuosamente d’oro, & di gemme, & a canto vi sarà per l’aria un Pipistrello overo Notola.
Per la presente figura non si rappresenta il semplice non sapere, ma il vitio dell’ignoranza, che nasce dal dispregio della scienza di quelle cose, che l’uomo è tenuto d’imparare, & però si dipinge scalza, che camina fuor di via, & tra le spine, senza occhi, perché l’ignoranza è uno stupore, & una cecità di mente, nella quale l’huomo fonda un’opinione di se stesso, & crede di essere quello che non è. (…) Si fa poi brutta di faccia, perché quanto nella natura humana il bello della sapienza riluce, tanto il brutto dell’ignoranza appare sozzo, & dispiacevole. Il pomposo vestito è trofeo dell’ignoranza, & molti s’industriano nel bel vestire, forse perché sotto i belli habiti del corpo si tenga sepolto al meglio che si può, il cattivo odore dell’ignoranza dell’anime. La ghirlanda di papavero significa il miserabile sonno della mente ignorante.
L’altra immagine che Cesare Ripa, subito dopo, dà dell’ignoranza è questa:
Ignoranza dipinta da’ Greci come dice Tomaso Garzoni. Un fanciullo nudo a cavallo sopra un asino, ha bendato gli occhi e tiene con una mano una canna. La benda che gli cuopre gli occhi, denota che è cieco affatto dell’intelletto, & non sa, che si fare , & però disse Isiodoro Summa miseria est nescire quò tendas. Le si da la canna in mano, per essere cosa fragile e vana e molto degna di lui, come dice Pierio Val. lib. 57 degli Ieroglifici.

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