Un magnifico busto di S. Bernardino da Siena a Ripalimosani

A Ripalimosani un magnifico busto di S. Bernardino da Siena.

Franco Valente.

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Volgendo al termine il secolo XVI – se non ai primordi del successivo – Ripalimosano passò in dominio della famiglia Riccardo per vendita fattane da Salvatore di Stefano.
La famiglia Riccardo ottenne poscia il titolo marchesale sul feudo; e di essa sono noti tre titolari:
a) Fabio, Consigliere della Sommaria, deceduto nel 1616 in età di 63 anni, come si legge sulla lapide funeraria nella chiesa del locale convento di S. Pietro Celestino.
Era fratello di lui, mons. Giulio Cesare Riccardo, arcivescovo di Bari, morto in Napoli nel 1603 nel decimo lustro d’età, e sepolto nella chiesa dello Spirito Santo, nella cappella familiare: la ricca cappella dei Riccardo Marchesi di Ripa (come si legge nel fronte del secondo gradino dell’ altare), ornata d’una tela del Santafede raffigurante la “Vergine del Soccorso”.
b) Francesco Maria, in vita nel 1648, cui era premorto il figlio Fabio nel 1645.
c) Geronimo, successore al germano Francesco, prete e dimorante a Roma. Secondo afferma il d’Urso (285) egli bazzicava colà parecchi cardinali della Curia per salire nei gradi della gerarchia, e pare che gli fosse stato promesso il vescovado di Boiano, che rifiutò come sede troppo umile alla stregua delle proprie aspirazioni.

Tanto e non più di tanto apprendiamo dal Masciotta sulla famiglia Riccardo che ebbe in feudo Ripalimosani agli inizi del XVII secolo.

Qualcosa di più si ricava dalle epigrafi che si conservano ai lati degli sportelli dei due ripostigli dei reliquiarii della chiesa di S. Pier Celestino, che fu, in effetti, la chiesa di questa famiglia.

Dei ripostigli e della famiglia Riccardo avrò modo di parlare in un’altra occasione perché forse è più interessante capire in quale momento della storia a Ripalimosani si sia sviluppato un particolare culto per la figura di S. Bernardino da Siena proprio nella chiesa che era stata dei celestini di Pietro da Morrone.

Nel 1476 i Celestini, non sappiamo per quale motivo, lasciarono il convento ai Minori Osservanti dei quali Bernardino da Siena, sebbene non sia stato il fondatore, fu il massimo esponente.

Questi, nato nel 1380, era morto nel 1444 a l’Aquila. Nel 1474 il suo corpo fu traslato nella chiesa a lui dedicata in quella città.  Da quel momento il suo pensiero ebbe grande diffusione e Ripalimosani fu tra i primi centri ad esserne influenzato.

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Sulla facciata della chiesa di S. Pietro a Ripa la presenza dei Minori Osservanti fu ufficializzata con l’apposizione del monogramma che lo stesso Bernardino aveva affermato come emblema del movimento: JHS, ovvero Jesus Hominum Salvator.

Questo monogramma, nonostante le pesanti manomissioni che la chiesa ha subito soprattutto nell’ultimo secolo della sua storia, ancora sopravvive al disopra del portale duecentesco.
Ma la testimonianza artisticamente più interessante è il busto ligneo del santo senese che ripete le caratteristiche fisiche della sua tradizione iconografica.

Bernardino da Siena è sempre rappresentato con il viso emaciato, consumato dai digiuni, di età avanzata e reggente un ostensorio con il suo monogramma JHS raggiato.
La sua figura, infatti, presenta una sostanziale omogeneità interpretativa da parte degli artisti che lo hanno rappresentato

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Il busto che si conserva a Ripalimosani è tra i più belli che si conoscano di tutto il vasto repertorio tuttavia, benché anch’esso faccia riferimento alla consolidata iconografia per l’espressione fisica e per il consueto ostensorio nella mano destra, apparentemente non presenta il solito monogramma.

Dico apparentemente perché in realtà in maniera del tutto originale l’artista, il cui nome è ancora sconosciuto, ha utilizzato il sole raggiante come motivo ornamentale e decorativo del saio dorato che copre il suo corpo.

Un’altra particolarità rende il busto ripese di sicura importanza: la circostanza che la fascia della sua base lignea attesti in maniera inequivocabile e vistosa che l’opera sia stata realizzata nel 1626 per espressa volontà della famiglia Riccardo.

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