Sepino: per amore di cultura rimettiamoci le pecore!

Sepino: per amore di cultura rimettiamoci le pecore!

Franco Valente

Sepino1
Il macellum

Giornata piena di sole
Grande quantità di gente

Luogo incantevole

Pozzanghere a volontà
Erba fino al collo

Mancavano le pecore per tenere pulita l’antica Sepino

Sepino9

Sepino2

Sepino4

Sepino17

Sepino13

Sepino12

Sepino18

Sepino14

Sepino6

Sepino7

Ministro Bondi…

… un’idea!

ministrobondi

… più pecore per salvare Sepino dall’incuria…

Spread the love

Commenti

3 risposte a “Sepino: per amore di cultura rimettiamoci le pecore!”

  1. Avatar Michele
    Michele

    Mi ricordo che da bambino, erano al massimo i primi anni ottanta, un pomeriggio piovoso di primavera, mi portarono ad Altilia per la prima volta. Allora Altilia non era un’area archeologica, era semplicemente un angolo incantevole, e vivo di vita, di questa nostra bella regione. C’erano tante mucche, e cani da guardia, e soprattutto gente, e case abitate. Le case potevano essere malandate, forse, e c’era sicuramente anche qualche bella macchina scassata intorno, e lamiere, e latte d’alluminio col prezzemolo piantato dentro. Ma era tutto vivo, però, e vero; e i muretti a secco li tenevano in piedi ancora, credo, gli abitanti di quei poderi. Suppongo negli anni seguenti molta gente sia stata mandata via, e le loro case, acquisite dallo Stato, sono state raschiate della patina del tempo, e oggi appaiono finalmente sbiancate come ossa. Peraltro non le si utilizza praticamente mai. Il luogo è malandato; c’è sempre erba alta, alla bella stagione; e in un angolo del foro, in un avvallamento, si è creato uno stupendo acquitrino, dove gli studenti in gita immancabilmente affondano sino allo stinco. Se si vede qualcuno in giro, si tratta di comitive di turisti, sicuramente più rumorosi delle pecore; e nessuno ovviamente ha mai pensato di tutelare una delle caratteristiche irripetibili di quel luogo: il paesaggio sonoro. Lo spirito del luogo, il suo respiro, mi pare sia però sempre più fievole.
    Non riesco a trovare parole per descrivere la bellezza dell’Altilia. Ma da quando c’è “tutela” quel posto lo stanno uccidendo. Veramente era meglio prima. Il tempo passa, e sembra che non cambi niente. Mi colpisce, in paticolar modo, il fatto che gli abitanti di Sepino, almeno così pare, non siano consapevoli delle potenzialità immense, in termini di bellezza, diciamo così, del loro territorio. Là ad Altilia loro non ci sono mai. Dove sono? Perchè lo Stato non li ha coinvolti nelle decisioni? Altilia è un enclave territoriale del MIBAC, sottratta alla potestà dell’Università Sepinate; non serve neanche l’esercito a presidiarne il perimetro. Immagino che i sepinati non si siano nemmeno accorti del fatto che qualcuno gli ha sottratto le chiavi della stanza del tesoro.

  2. Gentile Michele…
    …. lo Stato?
    Le Soprintendenze sono in mano a boiardi dello stato che considerano i beni culturali con lo stesso metro con cui il macellaio considera il corpo del vitello.
    E’ vero: a Sepino hanno tolto l’anima e la comunità locale viene tenuta irresponsabilmente fuori da qualsisi possibilità di coinvolgimento. Anche quando ci prova.

  3. forse gli esperti funzionari del Mibac la pensano diversamente?
    Una altra occasione sprecata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *