//Alemanno salverà il Molise dall’incultura!//
Franco Valente
Ho letto questa intervista di Gennaro Ventresca al Sindaco di Campobasso su “Il Quotidiano del Molise”
Di Bartolomeo: “Vi stupirò con Caravaggio”
Convincere gli scettici non sarà semplice, ma il sindaco è più che mai deciso.
Sindaco, l’ha sparata grossa questa volta.
“A che proposito?”
Di Caravaggio, naturalmente.
“Altro che palla, vedrete che vi stupirò”.
Ma si rende conto?
“Ho parlato con Alemanno e mi ha fatto una mezza promessa”.
Ma per arrivare al grande pittore servirebbero cento permessi.
“E io riuscirò ad averli”.
Pensa di fare la mostra sotto il gazebo della Biennale?
“C’è poco da prendermi in giro: ho già pensato alla nuova sede della Regione, in via Milano”.
Allora i tempi saranno lunghi.
“I lavori sono a buon punto”.
Su, si rassegni. Confessi di aver voluto scherzare.
“Neanche per sogno”.
Ma lo sa che Caravaggio è stato l’evento artistico dell’anno?
“Per questo punto a portarlo nella capitale del Molise”.
Ha pensato solo di assicurazioni quanto le verrebbe a costare?
“E ho messo in conto anche gli incassi al botteghino”.
Bastasse dirle certe cose.
“Campobasso diventerà la città della cultura”.
I suoi denigratori l’avevano confinato tra gli aridi di spirito.
“E io li sto smentendo. Se arrivo a Caravaggio dovranno venirmi a chiedere scusa, in ginocchio”.
L’altro giorno sono stato a fotografare tre opere di Caravaggio a Roma per un breve articolo su S. Matteo. Davanti a quei tre quadri sono rimasto per circa mezz’ora. In quel lasso di tempo sono passate, più o meno, un paio di centinaia di persone. Un giovane, come preso dalla sindrome di Sthendal, è rimasto per tutto il periodo e l’ho lasciato che ancora era fermo a guardare.
Mentre facevo le foto ho pensato all’intervista di Di Bartolomeo. Anche perché le tre opere si trovano a venti metri dal Senato. Ovvero a pochi metri dal luogo in cui Di Bartolomeo per un certo periodo ha rappresentato il Molise come senatore della Repubblica.
Mi sarei aspettato nell’intervista un riferimento sia pure vago ad una qualche sua visita alla chiesa di S. Luigi dei Francesi dove Di Bartolomeo, non dico come il giovane ipnotizzato, ma almeno come visitatore occasionale, sicuramente sarà rimasto a osservare per qualche minuto le tre famosissime opere del pittore maledetto.
Non so se il grande Gino abbia mai avuto il tempo per andare a vedere Michelangelo Merisi a Roma, ma sicuramente è rimasto affascinato dai battages mediatici degli ultimi anni sul grande artista e sa bene che il suo nome tira gente.
Ma quale è il senso di una mostra di Caravaggio a Campobasso?
Io sono molto riconoscente a Gino Di Bartolomeo perché se S. Vincenzo al Volturno è passato agli onori della cronaca archeologica, lo si deve principalmente a lui. Non tutti sanno che è stato proprio Gino Di Bartolomeo, quando era presidente della Regione Molise, il primo politico (e forse unico) che abbia creduto sinceramente nelle potenzialità di quel luogo oggi tristemente distrutto dall’incuria dei boiardi dello Stato, dalla follia di archeologi affaristi, dal disinteresse della Provincia di Isernia e dall’incultura della Regione Molise.
Oggi il grande Gino si illude che la cultura possa farsi riempiendo la “cassetta”. Da quando è sindaco di Campobasso non credo che nella “capitale della Regione” (come la chiama lui) si sia fatto un solo passo avanti rispetto a quello che ha trovato quando si è insediato. Anzi!
Basta informarsi su quello che è accaduto nel castello Monforte per capire che le iniziative culturali dell’Amministrazione Comunale di Campobasso sono inquadrate in una logica intrecciata di interessi clientelari che sfiorano l’atteggiamento persecutorio nei confronti di chi, con immensi sacrifici personali, aveva cominciato a dare significativi contributi alla valorizzazione del nostro patrimonio.
Pensare, poi, che si debba ringraziare Alemanno perché possa contribuire allo sviluppo della cultura nel Molise mi sembra un po’ azzardato.
Forse una maggiore attenzione al patrimonio culturale locale, che non manca, porterebbe maggiori benefici alla nostra storia.
Ma per fare questo ci vuole tempo e i politici pensano di risolvere i problemi della cultura come Berlusconi ha fatto per la monnezza di Napoli: salviamo l’apparenza!
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