Franco Valente

I misteri di S. Giorgio Martire a Petrella Tifernina

I misteri di S. Giorgio Martire a Petrella Tifernina

Franco Valente

Oggi la chiesa festeggia S. Giorgio martire, venerato nel Molise ed in particolare a Petrella Tifernina.
A parte le generiche, seppur condivisibili, ipotesi su una fondazione longobarda del nucleo urbano di Petrella, il documento più antico che nomini il paese è del XII secolo.
Si tratta di una bolla di Anacleto II del 1130 relativo alla chiesa di S. Maria di Limosano (che per un breve periodo fu sede di cattedra vescovile) dove, tra le altre, si richiama la terra di Pretella cum rocca.

In quel tempo il potere normanno si era consolidato attraverso una politica di concessioni a favore delle organizzazioni religiose che avevano sostenuto la sua causa.
E’ l’epoca in cui Montecassino acquisisce vari monasteri sicuramente preesistenti. Anacleto II, considerato antipapa di Innocenzo II eletto nel medesimo giorno dalla fazione avversaria, si affrettò a ricambiare il sostegno ai normanni riconoscendo a Ruggero II il Buono il titolo reale sull’Italia meridionale.

All’interno del nucleo urbano di Petrella, che evidentemente era munito di una rocca che ritengo coincida con quell’edificio che poi diventerà progressivamente il castello e poi il palazzo ducale, esisteva una chiesa dedicata a S. Giorgio martire.

Su questo insigne monumento, che senza dubbio è tra i più interessanti tra le architetture normanne italiane, sono stati condotti vari studi e tra essi consiglio particolarmente quello di Anna Claudia Palmieri che meriterebbe di essere pubblicato e che potete trovare agevolmente su internet a questo indirizzo: http://www.sangiorgiomartire.it/storia.htm

Le vicende architettoniche di S. Giorgio martire di Petrella sono ancora avvolte nel mistero e si sarebbe dovuto approfittare dei vari restauri ministeriali per trovare il bandolo della matassa. Purtroppo così non è avvenuto e qualsiasi tentativo di lettura deve affidarsi all’esame visivo e alla ricostruzione ipotetetiche.

Certamente l’anomalia del piano della facciata che non è ortogonale all’asse centrale dell’impianto è da capire. Di questo si avrà modo di parlare in altra occasione perché a noi interessa solo dire che l’apparato murario che oggi si vede è frutto di un rimontaggio di blocchi lapidei appartenenti ad una precedente basilica.
Questa circostanza rende problematica la datazione dell’imponente quantità di elementi scultorei che genericamente possiamo ritenere normanni senza poter collocare in un tempo preciso la loro esecuzione.

L’epigrafe che è malamente sopravvissuta sulla lunetta del portale principale sembra riferirsi ad un intervento di un lapicida di cui si conosce il nome Epidio: AD ONOREM DI ET BEATI GEORGI  MARTIRIS EGO M. F. EPIDI….
Seguono lettere poco decifrabili che sono state variamente interpretate senza risolvere il problema della datazione che secondo alcuni (senza una dimostrazione concreta) viene fissata al 1211.

Personalemnte sono convinto che la costruzione della chiesa e l’esecuzione dei rilievi debba essere anticipata di molto e che occorra una indagine più accurata per dare risposte più o meno definitive.

Forse un piccolo particolare può essere stimolante per avviare una serie di ulteriori considerazioni.

Sullo spigolo meridionale dell’antico castello si trova collocata una strana figura di gnomo.

Si tratta di un personaggio dall’aspetto mostruoso per avere la testa completamente rigirata rispetto al corpo, le gambe rachitiche e le braccia quasi attaccate alle orecchie.

All’interno della basilica uno dei capitelli presenta lo steso soggetto, anche se con caratteristiche stilistiche diverse.

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