Che aspetto avevano le Sirene? Alcune figurazioni molisane ci aiutano a immaginarlo.

Che aspetto avevano le Sirene?
Alcune figurazioni molisane ci aiutano a immaginarlo.

Quando si vuole alludere ad una particolare capacità di richiamo al quale non si è in grado di resistere si fa riferimento, in genere, alle Sirene che tentarono Ulisse e i suoi marinai allorché si avvicinarono all’isola che esse abitavano.

Omero, per evitare che il canto delle sirene ammaliasse Ulisse e i suoi compagni di sventura, aveva fatto anticipare da Circe quale pericolo essi avrebbero rischiato:
Alle Sirene dapprima tu arriverai, che incantano gli uomini tutti, chiunque sia che giunga da loro… Ma tu naviga oltre e ottura  le orecchie ai compagni duttile cera ammollendo, perché nessuno degli altri le senta; nel caso però che tu le volessi ascoltare , leghino piedi e mani dentro la nave veloce dritto proprio alla base dell’albero, e a questo s’annodi la fune, finché con piacere odi il canto delle Sirene. (Omero, Odissea, XII, 36-58)

Le sirene avevano un destino segnato. Qualora non fossero riuscite e sedurre i destinatari del loro canto, sarebbero state precipitate in mare e trasformate in scogli.

Perciò la sirena Partenope fu precipitata sulla spiaggia dove sarebbe poi nata Napoli. Laucosia a punta Licosa di Paestum. Molpe nei pressi di Palinuro nel luogo che si chiamerà Molpe.

Nulla dice Omero sulla forma fisica delle sirene, ma la tradizione antica le vuole in forma di donne dalle ali pennute e le zampe di uccello.

DSC_1821 copia
La sirena di Forli del Sannio

Ovidio sembra dare una risposta quando le definisce compagne di Proserpina e figlie di Achelòo, il fiume che divide l’Acarnania dall’Etolia:
Ma voi, o figlie dell’Achelòo, com’è che avete penne e zampe da uccelli mentre portate visi di fanciulle?
Forse perché, quando Prosèrpina raccoglieva fiori primaverili, eravate, dotte Sirene, nel numero delle sue compagne?
Dopo che invano l’aveste cercata per tutta la terraferma, ecco che, perché anche il mare sapesse quanto eravate angosciate, esprimeste il desiderio di potervi soffermare sopra i flutti remigando con delle ali, e trovaste gli dèi ben disposti, e tutt’a un tratto vi vedeste gli arti farsi biondi di penne. Tuttavia, perché al vostro famoso canto, fatto per ammaliare le orecchie, perché alla vostra bocca, così dotata, non venisse a mancare la favella, vi rimasero volti di fanciulle e voce umana.

Noi, invece, siamo abituati a rappresentare le Sirene con il corpo di donna, il capo dai lunghi capelli fluenti e la parte inferiore con la forma del pesce.

Dunque, esse nel nostro immaginario collettivo non corrispondono esattamente a quanto ritenevano gli antichi popoli del Mediterraneo.

Sulla questione esiste un’ampia letteratura che non porta ad alcuna soluzione definitiva, tant’è che alcuni studiosi hanno concluso che l’utilizzazione di corpi umani, e in particolare femminili, con accessori animaleschi o fitomorfici, siano semplicemente espressioni decorative.

Personalmente non ne sono convinto perché nulla nasce per caso nell’arte. Nel senso che, quand’anche l’artista abbia utilizzato quelle particolari forme per finalità decorative, esiste comunque un significato iniziale che probabilmente è sconosciuto a chi di quelle espressioni si è servito.

Perciò, sebbene nel linguaggio comune vengano definite “sirene” quelle figure di donne con il corpo di pesce o con le terminazioni vegetali, in termini precisi, a ben riflettere, non siamo in grado di dare di esse una definizione corretta.

Tuttavia per semplificare il ragionamento continueremo a chiamarle sirene in attesa che qualche ulteriore approfondimento indichi la soluzione al problema.

Nel Molise ritengo che l’immagine di una sirena con il corpo di donna e le terminazioni fitomorfiche più antica si ritrovi in una pietra di Boiano che originariamente faceva parte del programma iconografico di un tempio le cui pietre sono state poi riutilizzate nella chiesa di S. Michele Arcangelo che si trova fuori dell’abitato, sulla via che porta a Civita di Boiano.


La sirena di S. Michele a Boiano

Una figura femminile nuda è rivolta verso chi guarda. Ha il corpo di donna dall’inguine in su, mentre gli arti inferiori sono costituiti da racemi che si distendono lateralmente in forma di volute che si sovrappongono ad una doppia coda le cui terminazioni potrebbero essere quelle dei pesci.

Altri due rami si sviluppano dal basso per assumere la forma finale di altrettanti gigli i cui gambi sono trattenuti dalle mani della sirena.

Il capo è molto rovinato, ma vi sono sufficienti elementi per riconoscere che i capelli in parte sono annodati a formare una sorta di bulbo da cui esce una pianta dalle foglie grasse.

La parte più interessante è costituita dalle due grandi ali aperte che appaiono posizionate simmetricamente e che si vanno ad unire agli altri capelli che scivolano sulle spalle. Non si capisce bene, per le condizioni di degrado della pietra, se le ali siano formate da piume o da squame, ma certamente alludono ad una figura capace di volare.

Certamente la presenza delle ali fu determinante perché il bassorilievo venisse posizionato in bella vista sulla facciata della prima chiesa longobarda dedicata a S. Michele Arcangelo in quel luogo. Il motivo è lo stesso che abbiamo ritrovato nel Cutopates di Roccaravindola che venne riutilizzato, ma con un significato totalmente diverso, con una nuova attribuzione simbolica legata proprio alla presenza delle ali.

In ambedue i casi le figure pagane inserite in un nuovo contesto servono ad evocare l’immagine dell’arcangelo Michele solo per il fatto di avere le ali.


Sirena vegetale nell’altare di S. Michele nella chiesa di S. Marco in Agnone

Orbene, se in questo caso il riciclaggio di un reperto romano e la sua reinterpretazione sono dettati da necessità pratiche, diversa è l’utilizzazione di una figura analoga in un altare di Agnone dove sembrerebbe che la presenza della Sirena sia dettata solo da motivi ornamentali.

Eppure anche in questo caso l’immagine, forse semplicemente per un caso, è al lato di un altare del XVII secolo dedicato a S. Michele Arcangelo nella chiesa di S. Marco, che è il soggetto centrale insieme ad altri santi.

La figura non ha un sesso definito ma è posta ugualmente in posizione frontale verso chi guarda. Mancano le braccia che sono sostituite da due rami che sembrerebbero altrettante ali che si chiudono a voluta per mantenere le protuberanze vegetali che, in luogo delle gambe, si sviluppano dal basso verso l’alto per trasformarsi in una serie di girali dalle forme floreali più svariate.


Sirena vegetale nella chiesa di S. Maria di Loreto a Carpinone

Femminili, invece, sono le forme delle sirene bicaudate dell’altare di S. Maria di Loreto a Carpinone. In questo caso le code vegetali risalgono verso l’alto per trasformarsi in tralci da cui pendono grappoli di uva. Le braccia fitomorfiche si uniscono sul capo coronato della sirena per racchiudere al suo interno la testa di uno pseudo-cherubino.

Sirenotto vegetale nell’altare di S. Crescenzo nella chiesa di S. Francesco in Agnone

Sotto l’altare di S. Crescenzo (inizi XVIII secolo) nella chiesa di S. Francesco di Agnone la parte centrale di una decoratissima macchina lignea che nella sostanza è un grande reliquiario, la sirena è sostituita ad un putto che con le mani alzate si assume l’onere di costituire la base delle sovrastanti decorazioni. In questo caso la parte inferiore del personaggio è fatta da foglie di acanto che si risolvono in volute barocche sulle quali si appoggiano i rami vegetali che fuoriescono dalle spalle.

     
Sirene nelle chiese di S. Francesco e S. Emiddio in Agnone

Certamente singolare è la presenza di altri esempi di figure femminili, completamente nude, che appaiono frequentemente negli altari lignei di Agnone. Non hanno la raffinatezza dell’altare di S. Crescenzo. Anzi appaiono piuttosto rozze. Quasi volutamente volgari. Si presentano con un volto grossolano arricchito da un colliere dorato con pendaglio e un filo di perle dorate all’altezza dell’ombelico.


Sirena nell’altare di S. Cristanziano nella chiesa di S. Marco in Agnone

Le braccia e le gambe sono fitomorfiche negli altari seicenteschi dell’Annunciazione o di S. Giuseppe a S. Francesco e in quello di S. Emiddio nella chiesa omonima, mentre in quello di S. Cristanziano in S. Marco le braccia sono naturali perché devono reggere lo stemma coronato dell’Università di Agnone di cui il santo è il protettore.

Eguale carattere hanno le due sirene che arricchiscono le insegne araldiche della famiglia Longo che appaiono all’interno del cortile del palazzo ducale di S. Giuliano del Sannio.


Stemma della famiglia Longo nel palazzo baronale di S. Giuliano del Sannio con le sirene sullo scudo

La famiglia Longo di Cosenza aveva come stemma una fascia di azzurro caricata di tre gigli di oro in campo di argento e una volta era posto sul portale del palazzo che appartenne ad essi per quasi tutto il XVII secolo.


Decorazione nella Cattedrale di Venafro

Busti femminili con le ali a terminazioni vegetali come la parte bassa caratterizzano le decorazioni, forse seicentesche, della Cattedrale di Venafro.

Invece due esempi di sirene marine bicaudate, di due epoche molto distanti tra loro, si ritrovano a Petrella Tifernina e a Spinete.

Di grande effetto e ricca di significati simbolici la notevole serie di capitelli normanni della basilica di S. Giorgio a Petrella Tifernina. Una serie di bassorilievi molti dei quali sono di complessa interpretazione per la difficoltà a trovare un filo logico che sicuramente li lega tra loro e che probabilmente è stato compromesso da una ricostruzione che fa di questa basilica uno degli esempi più misteriosi ed interessanti del panorama romanico-normanno italiano.


Sirena bicaudata su un capitello della chiesa di S. Giorgio a Petrella Tifernina

Su uno dei capitelli appare una sirena bicaudata che in maniera sfacciata mostra il sesso a chi guarda trattenendo con le mani le due code che in questo modo sono rivolte verso l’alto.

La storia delle evoluzioni architettoniche di questa chiesa è ancora da chiarire, ma la presenza di elementi che alludono al peccato alternati ai simboli del cristianesimo incrementano i dubbi sulla univocità interpretativa di tali elementi.

A volte queste forme hanno un significato evocativo. Specialmente quando riportano gli attributi dei martiri o espressioni tratte dalle descrizioni apocalittiche come il leone, il toro. l’aquila o l’agnello crucifero. Quando invece rappresentano i segni della bestialità hanno probabilmente un significato monitorio.

La sirena è uno dei personaggi mitologici che è stato variamente interpretato non solo come l’incognita che attira irrevocabilmente la preda fino a farla morire, ma anche come espressione della lussuria che incanta l’uomo debole. Un significato legato al pericolo della morte ma che è anche la rappresentazione dell’inizio della vita nel momento in cui assume la forma vegetale.


Sirena bicaudata nel palazzo ducale Imperato a Spinete

Ma essa può assumere anche un significato magico come sembrerebbe nell’immagine che ancora sopravvive all’interno del palazzo ducale della famiglia Imperato, già castello di Spinete. Al suo interno, ormai destinato alla rovina, una singolare rappresentazione di una sirena bicaudata che nel XVII secolo assunse anche un significato apotropaico perché capace di respingere le forze maligne. Non saprei dire se l’epoca in cui fu scolpita è la stessa della sua collocazione sulla facciata interna del castello sul cortile, ma è improbabile, per i suoi caratteri stilistici, che sia anteriore al XVII secolo. Particolarmente interessanti sono i lunghi capelli che formano una serie di volute che richiamano i gorghi del mare.

Anche in questo caso, come in quella normanna di Petrella, è in posizione frontale con le braccia che sollevano le due code squamose. Sull’ombelico è applicata una rosetta traforata mentre il capo presenta un’abbondante capigliatura caratterizzata da riccioli che evocano le onde del mare.

A queste sirene  vanno aggiunte quelle che appaiono sul portale della chiesa del Purgatorio di Vinchiaturo.

Un portale complicato perché non se ne conosce bene l’origine. Masciotta sostiene che la chiesa del Purgatorio sia nata mediante la riutilizzazione di pezzi provenienti da uno scomparso convento francescano.

Perciò il portale potrebbe essere un rimontaggio settecentesco di un portale del XVII secolo e più precisamente del 1604, successivamente modificato con l’aggiunta di una lapide che vi fu inserita nel 1819 per riepilogare le vicende di questa chiesa:
D.O.M. TEMPLUM HOC CONFRATERNITATI SUB TITULO ANIMAR. PURGATORII REGALI ASSENSU AN 1793 ERECTAE DICATUM NOBILI OSTIO OLIM ECCL. S. LUCIAE OPPIDI HUIUS IN COENOBIO MIN. OBSERVANTIUM JUSSU SUPREMO AN. 1811 SUPPRESSO EXORNATUM ET IN HANC MELIOREM FORMAM CONFRATRUM OPERE CIVIUMQUE PIETATE REDACTUM A. D. MDCCCXIX .

Ma a noi per il momento interessano le sirene che in varie forme appaiono su questo bellissimo portale e che, pur appartenendo alle tipologie di cui abbiamo parlato, hanno qualche ulteriore peculiarità

Due di esse sono poste di profilo nella fascia della trabeazione del portale barocco, quasi come Cariatidi. Hanno l’aspetto femminile dalla cintola in su e quello di pesce dalle squame fitomorfiche in quella inferiore.

Più particolari invece sono le sirene poste simmetricamente sulla fascia basamentale delle due semicolonne scanalate dal capitello corinzio.

Sono in posizione frontale con un corpo femminile nudo dal capo coperto da capelli corti e raccolti sotto una corona principesca.

Le braccia, rivolte verso l’alto, mutano in turgide campanule che escono da fettucce spiraliformi bloccate al disopra del capo da un anello che stringe foglie grasse.

La parte bassa, al disotto dell’ombelico, è coperta da una sorta di gonnella formata anch’essa da foglie grasse da cui partono simmetricamente i gambi che volgono verso l’alto in forma di grandi campanule il cui pistillo è una figura mostruosa di profilo che vagamente ricorda un cavallo marino dal corpo loricato e il labbro superiore della bocca dotato di un piccolo corno.

Spread the love

Commenti

8 risposte a “Che aspetto avevano le Sirene? Alcune figurazioni molisane ci aiutano a immaginarlo.”

  1. E’ semplicemente fantastico leggere e conoscere argomenti di tal genere che arricchiscono d’arte la nostra terra!
    Grazie. Guido

  2. Bellissimo studio e bella ricerca a riguardo, svolta nell’idea “romantica” di sirena, quella omerica assorbita successivamente dalla visione medievale dell’ibrido donna/animale…Ricordo però che in un viaggio in Irlanda venne menzionata l’idea di sirena come ibrido uomo/elefante di mare.
    Ed in effetti il dugongo, buffo animalone nasone, è vittima di superstizioni e protagonista di antiche leggende sulle sirene…ma devo dire che rappresentato in una chiesa non riesco proprio a figurarmelo!

  3. grazie per questa direi appassionata e precisa descrizione che dimostra l’amore dell’autore per la sua terra e che ci fa conoscere particolari minori del nostro patrimonio artistico che sarebbero rimasti ignoti ai più.

  4. Avatar roberto gherzi
    roberto gherzi

    Davvero complimenti per le ricerche,le foto e tutto il resto! sono anch’io appassionato di architettura e scultura Romanica, e da un po’ di tempo sto ricercando e fotografando sirene bicaudate nelle pievi e nei musei…. spero possiamo condividere qualcosa… grazie. Roberto

  5. Gentile Roberto,
    a disposizione per condividere le sue ricerche.
    grazie!

  6. Avatar Curioso della storia di famiglia
    Curioso della storia di famiglia

    Mi ritrovo anch’io,sulla volta di un antico salone seicentesco,due sirene bicaudate ,nude,con i seni scoperti……,fogliame vario incornicia il tutto,……oltre a due elmi piumati …..: simboli storici di una famiglia pagana?,…..o…..simboli massonici di vetusta epoca??….Chi sa dirmi qualcosa?….Dimenticavo!…: l’ambiente ha una trifora in pietra cinque/seicentesca con colonne ottagonali………

  7. La Massoneria, credo, non c’entri. Le sirene sono elementi decorativi molto diffusi, ma bisogna capire il contesto, l’epoca e sapere chi è il committente…

  8. Avatar Curioso della storia di famiglia
    Curioso della storia di famiglia

    Come si fa a sapere chi sia il…committente?!?,….trattandosi di opere cosi’ antiche??!?…..Ma….,…sirene con i seni scoperti?,….in una Cappella cattolica non sarebbe consentito!!,….dico bene??…..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *