Franco Valente

Da Pianisi a Campodipietra l’itinerario di Enrico II per recarsi a Benevento nel 1022

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Da Pianisi a Campodipietra l’itinerario di Enrico II per recarsi a Benevento nel 1022.

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Questo articolo contiene anche considerazioni originali. Chi ne fa uso è pregato di citare la fonte. Grazie!

 

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Enrico II in una inedita rappresentazione dal Registrum Petri Diaconi. Montecassino

Abbiamo ipotizzato con ragionevole sicurezza che Enrico, per passare dalla costa Adriatica a Benevento, abbia attraversato quel territorio che oggi definiamo molisano. Ma esiste un secondo documento che permette di confermare con maggiore precisione quale sia stata la via seguita dall’imperatore prima di incontrarsi con Benedetto VIII sulla via di Benevento.

Si tratta del placito sottoscritto da Enrico II a Campodipietra tra il primo e il 13 febbraio del 1022 ed è riportato sotto il n.186 nel Chronicon Vulturnense perché contiene una decisione importante in favore dell’Abbazia di S. Vincenzo al Volturno.

 

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Toro e Pietracatella

La questione giudicata è molto chiara.

Ilario, abate di S. Vincenzo al Volturno, aveva raggiunto l’imperatore Enrico II che era accompagnato da Tierico, cancelliere e sommo consigliere dell’imperatore, Leone, vescovo di Vercelli, Olderico, vescovo di Trento, il conte Bezelino, il giudice Adelgiso.

Erano con loro anche nobili signori i cui nomi sono: Benedetto figlio di Lupo, Gerardo figlio di Giovanni, Aifredo figlio di Farolfo, Bernardo figlio di Tresidio, e Arno figlio di Giovanni, Rodolfo figlio di Giovanni, Trasmondo figlio di Guido e molti altri nobili.

Ilario era venuto per chiedere un giudicato dell’imperatore che stabilisse la restituzione di una serie di beni che a detta dell’abate erano stati usurpati. Testimone principale a favore dell’abate era il conte Attone.
Una parte dei beni si trovavano nel territorio abruzzese: S. Maria in Arola, in Musano, le corti Stappelliano, Uniano, Caprariza, Telesia, Favale con la chiesa di S. Ansuino, S. Angelo, Careniano e Valle con la chiesa di S. Pietro Cuculine, Ruzato, Colle de Rode, Romeliano, Micelliano, Macrosiano, Salcucci, Colle Fulloni, Casa Marana, Marcianello, Pian di S. Angelo e Ferronia.
S. Angelo in Salavento e S Maria in Due Basiliche erano nel contado Teatino.
S. Bartolomeo in Serra Mala stava nel contado di Termoli.

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Sullo spostamento dell’esercito di Enrico II da Ravenna a Benevento ci sono da chiarire ancora molti punti. Sappiamo che durò vari mesi se si tiene conto che partì verso la metà di dicembre del 1021 e che da Benevento si spostò verso Troia solo nel marzo del 1022. Sicuramente il mese di febbraio fu passato nelle terre molisane e, se è esatta come sembra la localizzazione di S. Pietro in Planaci nel S. Pietro di Pianisi, non vi sono dubbi che il Campus de Petra presso il quale giudicò la questione dell’abate di S. Vincenzo al Volturno è l’attuale Campodipietra.

Questa circostanza è utile per fare una serie di considerazioni sul perché Enrico II abbia deciso di compiere una variazione apparentemente illogica rispetto ad un itinerario che avrebbe dovuto privilegiare un percorso più rapido lungo la direttrice Pietracatella, Gambatesa, Riccia, Benevento.

Sappiamo che l’obiettivo di Enrico era quello di incontrarsi con Benedetto VIII a Benevento, ma sappiamo pure che a Benevento i due giunsero insieme. Dunque si incontrarono prima di raggiungere la capitale longobarda.

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Se ne deduce che anche l’itinerario di Benedetto VIII dovette svilupparsi nel Molise, dopo aver toccato Montecassino dove si stava consumando un’altra complessa vertenza con la sostituzione dell’abate Atenolfo, che inviso a Enrico II, era invece sostenuto dai conti dei Marsi e in particolare dai Borrello che lo avevano ospitato l’anno prima nel loro castello di Pietrabbondante.

In effetti Borrello I, preoccupato per l’iniziativa di Enrico II di venire con un poderoso esercito a mettere ordine in questa parte della penisola, non esitò a sbarazzarsi di Atenolfo che, imbarcato a Otranto (o piuttosto da Termoli, come vedremo più avanti) su una nave alla volta di Costantinopoli, morì annegato il 30 marzo 1022.

Lo scenario generale, quindi, è chiaro e i punti strategici per il papa sono altrettanto sicuri su un itinerario che era militare ma nello stesso tempo anche politico che portava da Roma a Montecassino, a Benevento.
Per questo i ventimila uomini che da Enrico II erano stati affidati a Pellegrino, vescovo di Colonia, passando per Roma e Montecassino di fatto furono la scorta armata del papa nella sostituzione materiale di Pandolfo IV con Pandolfo V conte di Teano.

A questo punto appare ovvio che la deviazione di Enrico II sia stata funzionale alla necessità del ricongiungimento con l’esercito di Pellegrino e con papa Benedetto VIII che venivano da Montecassino.

Il percorso fatto dal papa, dunque, corrisponde in parte all’antiva via Latina che da Cassino, passando per il valico delle Tre Torri giungeva a Venafro per proseguire fino a Isernia dove si incrociava con la via Minucia, sostanzialmente coincidente con il moderno tratturo Pescasseroli Candela, per raggiungere Boiano e Sepino.

Quello di Enrico, invece, avrebbe toccato i nuclei di Ferrazzano, S. Maria di Monteverde, S. Giuliano del Sannio, Sepino.

Dunque a Sepino sarebbe potuto avvenire il ricongiungimento di Enrico II e papa Benedetto VIII e dei due eserciti per proseguire verso Benevento.

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Dal Chronicon Vulturnense. Doc. 186.

IUDICATUM DE PINNE, APRUCIO, TERMOLE ET TETE.
In Dei nomine. Notitia iudicati, qualiter pro futuris temporibus memorie recordandum, id est in territorio Beneventano, in locum qui nominatur ad Campum de Petra, ibique in presencia domni Henrici serenissimi imperatoris, et erant cum eo Thiericus cancellarius et summus consiliarius domni imperatoris, et Leo episcopus Vercellencie, et Oldericus episcopus Tredentinus, et comite Bezelino, et Aldegisi iudice, aderantque cum eis bonis hominibus, nomina eorum: Benedictus filius Luponi, et Girardus filius Iohannis, et Ayfredus filius Farolfi, et Bernardo filius Tresidii, et Arno filius Iohannis, et Rodolfus filius Iohannis, et Transmundus filius Gaydoni, et alii plures boni homines. Ibique ante presenciam domni serenissimi imperatoris, et suprascripto cancellario, et episcopis, et comite, et iudice, et bonis hominibus yenit Ylarius, venerabilis abbas monasterii Sancti Vincencii, quod situm est in Samnie partibus, in territorio Beneventano, iuxta fluvium Vulturnum, et ipse suprascriptus venerabilis abbas reclamavit se ad domnum serenissimum imperatorem et dixit:
Domine serenissime imperator, facite nobis legem et iusticiam de rebus sancti nostri monasterii Beati Vincencii, id est in comitatu Apruciense ….

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