S. Francesco Saverio in due quadri di Venafro

S. Francesco Saverio in due quadri di Venafro

Franco Valente

Il 3 dicembre la Chiesa festeggia S. Francesco Saverio.

Purgatorio Venafro copia
Lo stemma del vescovo Francesco Saverio Stabile nella Chiesa del Purgatorio

Francesco Saverio Stabile è da considerarsi tra i vescovi più importanti della storia religiosa venafrana non solo per la straordinaria personalità, ma anche e soprattutto per il gran numero di opere che egli fece fare nella città di Venafro e nell’intero territorio diocesano.
Benedetto XIV in vista dei suoi meriti ai 20 maggio 1751 lo proclamò al venafrano episcopato, del quale prese possesso ai 16 giugno…
Fece fiorire il seminario pei maestri e per la buona tenuta degli alunni. Fu attento ad estirpare ogni minima radice di vizio; infine fu il vero padre dei poveri. Morì al 1 dicembre 1788, pianto veramente da tutta la diocesi. (G. SANNICOLA , Cenno storico dell’antica Chiesa di Venafro e sua Diocesi, Napoli 1847).

La circostanza che il vescovo Stabile si chiamasse Francesco Saverio certamente influenzò la dedicazione di due quadri al santo spagnolo.

Uno fu dipinto da Giacinto Diano nel 1782 e si trova nella chiesa dell’Annunziata. L’altro, di autore sconosciuto ma dello stesso periodo, è nella chiesa del Purgatorio.
Le condizioni di degrado della tela posta nella chiesa del Purgatorio riducono la possibilità di una facile lettura, ma si può essere certi che, essendo il committente lo stesso Stabile, (1754 – 1788) sia stato fatto in quel periodo. Lo conferma, peraltro, il suo stemma al disopra dell’altare, nonché  la citazione dell’utile Marco Antonio Macchia che così ricorda la costruzione dell’altare:
Nella chiesa del Purgatorio detto monsignor Stabile ci ave fatto l’altare di San Francesco Saverio colli gradini, predella, e Mensa all’altare, e gradini di stucco, e quadro di tela di uno Autore coll’immagine di San Francesco Saverio moribondo (M.A. MACCHIA, Storia di Venafro, ms sec. XVIII)

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La morte di S. Francesco Saverio nella Chiesa del Purgatorio a Venafro (XVIII sec.)

Il quadro, nonostante le condizioni, è di buona fattura non solo per l’esecuzione delle singole figure, ma anche e soprattutto per la dinamicità complessiva che si avverte nell’azione descritta. Vi si vede, infatti, S. Francesco Saverio nell’isola di Canton in Cina che al termine della sua missione sta sul punto di morire. Ai suoi lati due personaggi.

A sinistra la figura seminuda dovrebbe appartenere al marinaio che secondo la tradizione lo assistette. Francesco veste gli abiti di gesuita ed è semidisteso su un giaciglio mentre regge il crocifisso tra le braccia tenendo ai suoi piedi il cappello da pellegrino ed il bastone che richiamano la sua instancabile attività di missionario per l’Oriente. La parte più interessante del quadro, però, è in alto. Notevole la disposizione degli angeli che sembrano prepararsi ad assistere al transito della sua anima. Uno di essi regge il giglio, simbolo della purezza, che fu uno degli attributi del santo, mentre quello più in alto sembra sollecitare e sostenere il momento del distacco

Diano Loyola
S. Ignazio di Loyola, S. Francesco Saverio e i Santi Cosma e Damiano (Giacinto Diano 1782) Chiesa dell’Annunziata a Venafro

Del quadro posto nella chiesa dell’Annunziata, invece, è sicura l’attribuzione a Giacinto Diano perché appartiene ad una serie di tre pitture poste in quella chiesa, una delle quali porta firma e data del pittore di Pozzuoli (Su Giacinto Diano si veda su questo sito: http://www.francovalente.it/?p=344 ).

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S. Francesco Saverio. Particolare

Insieme a S. Ignazio di Loyola, sulla destra nel quadro, si vede S. Francesco Saverio, anch’egli gesuita, che è rappresentato inginocchiato, con il bastone di pellegrino e la conchiglia appuntata sulla spalla mentre davanti a lui un putto regge un candido giglio.
Ignazio di Loyola, educato alla corte di Ferdinando di Spagna, abbandonò la carriera militare per una ferita alla gamba e, dopo una vita eremitica, viaggiò fino alla Terrasanta. Ritiratosi a Parigi dal 1528 al 1535 vi fondò la Compagnia di Gesù, confermata da papa Paolo III nel 1540. Morì a Roma nel 1556. Insieme ad Ignazio, fondatore della Compagnia fu anche Francesco de Jassu, nato nel castello di Xavier che divenne il più importante missionario in Oriente tanto da essere denominato l’Apostolo dell’India e del Giappone. Morto il 3 dicembre 1552 nell’isola di Sancian vicino Canton, fu sepolto a Goa in India. La fama di Francesco Saverio si diffuse in Europa insieme a quella di Ignazio e per il suo lungo peregrinare viene rappresentato con la conchiglia ed il bastone del pellegrino cui si associa il giglio della purezza.

L’origine di quest’altare va ricollegata ad una elargizione del secolo precedente, questa volta per pia disposizione testamentaria di Gironimo Peluso di cui si ha notizia sempre dal canonico Melucci che la trae dal registro dei conti del 1653: A 2 gennaio 1643. Testamento del D. Mag.co D. Gironimo Peluso aperto a 10 gennaio 1653 da N.r Silvestro Basile, in dove esso Gironimo instituisce sua erede universale e particolare la nostra Chiesa sopra tutti e singoli suoi beni stabili, mobili, oro, argento, col peso che ogni p.ma Domenica di ciascun mese, ed ogni Domenica di Quaresima si dispensi alle vedove, vecchie, povere, e pupille da dodeci anni in su della Città di Venafro e suoi Casali una veste di ducati quattro, e quelle persone che una volta avranno avuta questa carità, non possano di nuovo essere ammesse, se non elassi quattro anni dal giorno che l’avranno avuta. Come pure nelli giorni dell’Invenzione della Croce, esaltazione della medesima, festa di S. Cosmo e Damiano, S. Ignazio e di S. Francesco Saverio, col peso similmente in detti giorni di cantarvi li vesperi, e la messa, e che l’estrazione a sorte si debba fare nelli sollenni della messa dal Cappellano pro tempore in presenza di tutti, e quelle persone che avranno quella carità la Domenica che sussiegue si confessino, e si communichino, e dicano una corona del S. Rosario con pregare Iddio per le anime derelitte del Purgatorio, ed in particolare per le anime di tutti li suoi antenati e parenti ed affinché non si perda la memoria di questa sua disposizione comanda se ne faccia una tabella in sacrestia, ed in detto testamento supplica il Vescovo pro tempore che voglia tenere particular cura dell’esecuzione ed adempimento di questa sua disposizione , e contro la medesima non si possa domandare moderazione alcuna.

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