Franco Valente

S. MARTINO IN PENSILIS ED IL SUO CASTELLO

da Franco Valente, Castelli, rocche e cinte fortificate del Molise. (Volume in preparazione)

(Con preghiera di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo per motivi di studio. Questo articolo è protetto da diritti Creative Commons)

castello-s-martino-blog.JPG

Il Castello di S. Martino in Pensilis a seguito di una serie di divisioni ereditarie e di trasformazioni architettoniche ha perso ormai i caratteri unitari di un edificio destinato a rispondere ad esigenze difensive, tuttavia il suo impianto ed il suo sviluppo volumetrico sono sufficienti a farlo individuare in maniera chiara nell’ambito di una struttura urbana che da tale castello risulta fortemente condizionata.

Nel XVI secolo, come vedremo da una descrizione di cui si è persa la fonte, ma fortunatamente riportata dal Masciotta, era difeso ancora da un fossato per superare il quale ci si doveva servire di un ponte levatoio.

La particolare frammentazione della proprietà all’interno del poderoso volume non ci ha permesso di esaminare se all’interno dell’orditura strutturale ancora sia possibile individuare le fasi del suo sviluppo, tuttavia, seguendo la logica secondo cui i palazzi baronali (o ducali che dir si voglia) pur avendo i caratteri di recenti trasformazioni, nascono in sovrapposizione a precedenti strutture difensive, anche per il castello di S. Martino possiamo ritenere che il luogo del palazzo corrisponda a quello del nucleo fortificato più antico, perlomeno di epoca normanna.

Dell’esistenza di un castello, o comunque di un sistema adatto alla difesa dell’abitato, abbiamo notizia indiretta da una serie di documenti cassinesi.

Il primo è un atto riportato nel Registro di Pietro Diacono (L. IV, cap. 59) con il quale Girardo, abate di Montecassino, nell’anno 1115, concede una indennità per il vestiario necessario anche per le cerimonie dei monaci che vivevano in quei monasteri dipendenti da Montecassino situati nel territori della contea di Termoli. Tali beni che erano appartenuti al milite Oldiberto ed erano stati donati a Montecassino dal conte Roberto: Ego Giradus Dei gratia Cassinensis monasterii Abbas …. Concessi etiam ecclesiam S. Nicolai, quae est in castro S. Martini, cum omnibus, quae ad eam pertinent, cum hominibus, et terris, et universis rebus mobilibus, et immobilibus, sesque moventibus.

Un privilegio di Innocenzo II confermò quei beni a Montecassino nell’anno 1137. Tra essi anche ecclesiam S. Nicolai prope portam castri Martini in Pesulo che chiarisce che la citata chiesa di S. Nicola sia quella situata nel castro di S. Marino in Pensilis.

Anche in questo caso a noi interessa il riferimento all’esistenza di un nucleo fortificato munito di una porta pubblica accanto alla quale era edificata la chiesa di S. Nicola.

L’appartenenza di beni immobili di S. Martino alla badia cassinese deriva da una precedente donazione di Roberto conte di Loritello in occasione della sua permanenza a Montecassino nell’anno 1113 (E. GATTULA, Historia, p. 344).

Oggi in S. Martino non esiste alcuna chiesa dedicata a S. Nicola. E’ improbabile che possa trattarsi di una precedente intitolazione proprio della chiesa dedicata al santo titolare del nome del paese (che comunque non è il suo protettore) che si trova nei pressi della porta principale del nucleo urbano.

Il paese doveva avere almeno altre tre porte urbiche, di cui una nei pressi del castello, un’altra dalla parte opposta alla principale ed una quarta nella parte bassa del nucleo, verso la vallata.

Proprio nei pressi di quest’ultima porta è oggi un’altra chiesa il cui titolo attuale potrebbe essere stato dato in occasione di una sua radicale trasformazione.

Dal Catalogo dei Baroni fatto redigere dal re normanno tra il 1150 ed il 1168 per una leva generale necessaria per formare una grande armata reale, sappiamo che un certo Dominus Americ Sancti Martini tenet Sanctum Martinum quod est pheudum duorum militum.

Null’altro si conosce di questo Americ, ma la cronaca cassinese ci riferisce che in quell’epoca S. Martino, situata nel Ducatus Apuliae, apparteneva alla contea di Loritello che dal 1155 era priva di conte proprio a seguito della ribellione di Roberto di Bansuvilla. La notizia è appena sufficiente per dedurre che S. Martino, nell’ambito di una realtà piuttosto misera, godeva di una certa importanza, se non altro perché la media delle contribuzioni delle comunità alla leva generale per l’esercito era di un solo milite, mentre S. Martino ne forniva due.

Sicuramente alla fine dell’epoca normanna il nucleo urbano conservava ancora una struttura castrense efficiente perché le cronache non segnalano assalti o episodi distruttivi.

L’8 gennaio 1198, alla morte di Celestino III fu eletto papa Lotario di Segni che prese il nome di Innocenzo III mentre da un anno, nel 1197, Errico IV era stato sostituito dal figlio Federico II di Svevia che, avendo solo tre anni, era affidato alla madre Costanza. In epoca sveva, come accadde per tutti i centri fortificati, il castrum normanno di S. Martino in Pensilis aveva perso la sua funzione difensiva nell’ambito della politica federiciana che prevedeva lo smantellamento delle difese locali per potenziare solo i castelli imperiali.

Era stato Federico II a dare realizzazione per primo, e in grande stile, al principio di non concedere in feudo una buona parte dei più importanti castelli, ma di amministrarli (E. STHAMER, L’amministrazione dei castelli nel Regno di Sicilia sotto Federico II e Carlo I d’Angiò, Martina Franca 1995, p.2).

Questo tipo di gestione fu continuato anche dagli angioini e Carlo I seguì i criteri di Federico nell’amministrazione delle fortificazioni che avevano una concreta importanza. Gli altri castelli, invece, rimasero assegnati in feudo proprio per la scarsa importanza che avevano sul piano economico e strategico. Alla loro riparazione dovevano provvedere tutti gli abitanti delle località circostanti secondo l’elenco riportato nello statuto sulla riparazione dei castelli del regno, seguendo una consuetudine amministrativa impiantata dai normanni. Già nel 1231, come riferisce Riccardo di S. Germano, esisteva un mandatum de reparacione castrorum imperialium e quindi, con gli angioini, si provvide solo alla sua conferma integrando i dati per i necessari aggiornamenti.

Nello Statuto per la riparazione dei castelli redatto intorno al 1270 vengono riportate le disposizioni riguardanti vari castelli della Capitanata e tra questi anche il castrum insule Tremitane (la fortezza delle isole Tremiti) cui doveva provvedere anche S. Martini impensulis, insieme alle altre comunità dei centri della costa più vicina: In primis castrum insule Tremitane reparari potest per homines Vene maioris, Vene de Causa, Roiari, Utimi, S. Martini impensulis, Campi marini, Porte Candoni, Loritelli, casalis S. Marie in Sacchono, Alarini, S.Primiani, Mondori, Corneti de Alareno, Olibuli, S.Iacobi de Silva, Guillonisiio, Pittacii, Montis Miculi, Bisacie et baronie sue, que est domini Riccardi de Anglona.

La chiesa di S. Nicola viene nuovamente riportata nell’elenco dei beni confermati da Sisto IV (1474) all’abbazia di Montecassino (E. GATTULA, Historia, Venezia 1733, p. 579): .. S. Nicolai prope portam castri Martini in Pesile

L’impianto urbano attuale non rivela l’esistenza di torri circolari che possano ricondurre all’epoca angioina una trasformazione muraria per una difesa attiva a mezzo di strutture aggregate alla linea muraria originaria, ma una sostanziale trasformazione dovette avvenire nel XV secolo pur se non appare con evidenza che siano stati fatti particolari adattamenti per resistere alle armi detonanti alla fine di quel secolo.

Da uno scomparso documento riportato dal Masciotta sappiamo che alla fine del XVI secolo il castello era munito antemurale, di ponte levatoio e di merlature in pietra massiccia (G. B. MASCIOTTA, Il Molise ecc., op. cit., Vol.III, Cava dei Tirreni 1953, p. 407): Trovasi in dicta terra di S. Martino un antico palazzo in forma di castello ch’é di proprietà et pertinenzia del nostro Ill.mo Signore D. Ferdinando de Capua quarto duca di Termoli. Dicto palazzo è in forma di commoda et inespugnabile fortezza, et è posto nel luogo più sublime di dicta terra. Ha a guardia del lato che è più esposto all’assalto delli nemici, un forte castello quadrato, con contromurali a scarpa, attaccato alle mura de dicta Terra. Si entra nel palazzo con alta e ben costructa sciulia di breccioni, dopo la quale viene il ponte levatoio che cuopre il fosso di sicurezza, che gira intorno al fabbricato. Passato il ponte si trova il primo portone del cortile con la sua ritirata e difesa per merli e merloni di pietra massiccia et altre opere ben munite per improvvisi assalti. Dalla corte si passa ad un secondo portone che mette nelle stanzie tutte commode e ben constructe et assai numerose.

Il Masciotta riferisce che il brano gli fu inviato dal suo amico Luigi Sassi che assicurava di averlo trascritto da un manoscritto prima depositato nel convento di S. Martino e poi scomparso nel 1912 quando l’edificio fu abbandonato dai religiosi.

Dunque alla fine del ‘500 il castello ancora era munito da un fossato che lo circondava rendendolo interamente isolato dal resto del nucleo urbano, sebbene fosse attaccato alla cinta muraria preesistente.

I recenti interventi lo hanno completamente modificato e solo un rilevo sistematico potrebbe far capire quali trasformazioni abbiano preceduto o seguito la presenza dei duchi di Capua che lo tennero dal 1495 quando Andrea di Capua diviene titolare della contea di Termoli.

Di sicuro interesse, considerandoli per il loro carattere di reperto documentario, sono alcuni frammenti dell’antica struttura che, a causa delle integrazioni e sostituzioni lasciano anche dubbi sulla loro autenticità. E’ il caso della porta che si apre su Piazza della Vittoria sul lato occidentale, tutta in mattoni e munita di quattro sovrastanti caditoie poggianti su beccatelli. Il forte castello quadrato, con contromurali a scarpa, attaccato alle mura de dicta Terra che corrisponde al corpo di fabbrica che si affaccia su piazza della Vittoria potrebbe essere il nucleo originario, o forse semplicemente un torrazzo quadrangolare poggiante sull’impianto più antico del complesso fortificato, essendo evidente che le aperture terranee corrispondano a rifacimenti ottocenteschi.

Nulla rimane della cosiddetta sciulia, ovvero della rampa che permetteva ai carri di raggiungere il ponte levatoio che, presumibilmente, doveva appoggiarsi ad una spalletta successivamente sostituita dalla scalinata che si affaccia sul cosiddetto Largo Baronale.

s-nicola-di-s-martno-blog.JPG

Se ti è piaciuto questo articolo forse può interessarti anche:

1 Commento

  1. Francesco 5 marzo 2008 at 03:10

    Vi segnalo che
    Dal 5 Marzo 2008 è online il sito del Carro dei Giovanotti di San Martino in Pensilis.

    La famosa e discussa tradizione millenaria della Corsa Dei Carri, che coinvolge alcuni paesi del Basso Molise, elegge il più moderno mezzo di comunicazione attraverso il sito del Carro dei Giovanotti (www.giovanotti.it).

    Ricco di funzionalità interattive, il sito racconta la storia della Carrese, l’evento della festa patronale di San Martino che celebra San Leo. Le foto, i video e le notizie sono commentabili dai visitatori.

    L’associazione del Carro dei Giovanotti non ha scopo di lucro ed è finanziata dai propri simpatizzanti, dal comune di San Martino in Pensilis, dalla provincia di Campobasso e dalla regione Molise.

Lascia un commento

*