
Il mostro-museo di Castel S. Vincenzo cade a pezzi. La Regione tace. La Procura della Repubblica non vede. La Procura della Corte dei Conti non sente. Come le tre scimmie!
Franco Valente
Incredibile: ancora non viene collaudato e già casca a pezzi
Uno dei finanziamenti più illogici della Regione Molise è un ammasso di ferraglie che volano come foglie al vento.

Coperture e pannelli di rivestimento che volano da tutte le parti
Dentro sporcizia e abbandono.
E’ SCANDALOSO CHE L’ASSESSORATO ALLA CULTURA DELLA REGIONE MOLISE FACCIA FINTA DI NULLA

Questo è l’ingresso al museo archeologico di Castel S. Vincenzo.

Questa è la strada di accesso al Museo archeologico di Castel S. Vincenzo!
Oltre tre miliardi di lire per costruire una cassa da morto di acciaio che se ne cade senza che sia mai servita a niente. Adesso dalla Regione Molise verranno dati altri miliardi per continuare a sperperare denaro pubblico in questa ignobile e scandalosa iniziativa che NON SERVE A NULLA!!!
I vetri DA SOLI si spaccano da tutte le parti a causa delle dilatazioni della ferraglia!!!
Il progetto, affidato senza rispettare le più elementari norme previste dalla legge sui pubblici appalti, fu redatto e diretto dall’arch. Antonello Stella di Roma con la consulenza del prof. Federico Marrazzi, direttore della missione archeologica (senza essere archeologo).
Nel curriculum dell’arch. Antonello Stella (professore alla facoltà di Architettura di Roma) si legge che, oltre a progettare questo esempio luminoso di architettura moderna, egli è “projet-leader”(!) di una ricerca per lo scambio di dati e di esperienze di ricerca nell’ambito di progetti di valorizzazione del patrimonio storico-archeologico (sic!), con particolare riferimento al sito archeologico di San Vincenzo al Volturno. (http://www.unife.it/dipartimento/architettura/attivita-di-ricerca/schede-docenti/STELLA_ANTONELLO)
Nessuno sa chi paghi, quanto costi e a cosa serva questa attività del projet-leader che deve essere veramente speciale!
Ho segnalato da anni questo scandalo alla Procura della Repubblica di Isernia e alla Procura Generale della Corte dei Conti.







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