Franco Valente

Guardialfiera, la sua cattedrale ed il papa Leone IX

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Guardialfiera, la sua cattedrale ed il papa Leone IX

Franco Valente


Guardialfiera ed il moderno lago

Tra gli edifici più misteriosi del Molise certamente la cattedrale di Guardialfiera occupa un posto rilevante. Questo insigne monumento è stato studiato da Antonietta Caruso in un volume edito nel 2005: L’antica cattedrale di Guardialfiera.

La cattedrale di Guardialfiera è misteriosa non tanto per la sua forma architettonica che con molta evidenza è frutto di una serie di stravolgimenti e di ricostruzioni difficili da riconoscere, quanto piuttosto per la storia di cui è stata partecipe.

E’ scontato che chiunque voglia tentare di ricostruire le vicende di un monumento non possa esimersi dal tentare di fissare gli elementi diacronici che permettano di collocare nel tempo gli episodi più importanti della sua vita. Perciò, superata la questione indimostrabile dell’origine del toponimo ritenendo sufficiente quanto fu sostenuto anche dal Masciotta circa uno sconosciuto Alferio che avrebbe aggiunto il suo nome all’originario nome di Guardia, come sempre si va alla ricerca della citazione più antica che riguardi il nucleo urbano.

Vi sono due documenti ormai noti che attestano in maniera inequivocabile che Guardia esisteva sicuramente all’epoca del passaggio di Leone IX (giugno 1053) e che la sua diocesi era retta dal vescovo Pietro nel 1075. Di questi documenti parlerò più avanti.

Invece un terzo documento, di pochi giorni più antico e, credo, mai opportunamente considerato anche se già citato da Vincenzo de Bartholomaeis nel suo commento alla Storia dei Normanni di Amato di Montecassino, può essere un ulteriore indizio per giustificare il motivo per cui papa Leone IX abbia sostato a Guardialfiera prima della disastrosa battaglia di Civitate.

Si tratta di una lettera con la quale il papa, come vedremo, pone fine ad una usurpazione perpetrata a danno dell’abbazia di S. Vincenzo al Volturno e riportata nel Chronicon Vulturnense.

Ma vediamo come si sono svolti i fatti.

Nel 1050 Roberto d’Altavilla, proveniente da  Auteville la Guichard nell’attuale Normandia, conquistava la contea di Larino. L’anno seguente una delegazione, preoccupata delle azioni particolarmente oppressive dei normanni, si recò da papa Leone IX  per chiedere un suo diretto intervento .

Leone IX capì immediatamente che il nuovo dominatore dell’Italia meridionale rappresentava un pericolo per la Chiesa e organizzò una spedizione militare ponendosi personalmente a capo dell’esercito.

Il 10 giugno del 1053 il papa da Sala (un luogo non ancora identificato nella valle del Biferno) inviava una lettera all’abate Liutfredo di S. Vincenzo al Volturno con la quale, assistito da Umberto, vescovo di Selva Candida, Pietro arcivescovo di Amalfi, Almanguino vescovo di Ceneda, e Olderico arcivescovo di Benevento e dal cancelliere di S. R. C. Federico, interviene  per concludere la causa vertente tra lo stesso abate Liutfredo e Alberto monaco, il quale, illegalmente, aveva assunto il titolo di abate di S. Maria in Castagneto, che era cella di S. Vincenzo (Chronicon Vulturnense, edizione Federici Vol. III, pp. 85-87).

Leone IX confermava questa cella a favore del monastero Volturnense e ne investiva del possesso l’abate Liutfredo ricevendo dalle mani di Alberto la rinunzia al titolo di abate e all’ufficio usurpato. Erano presenti nella qualità di testimoni al momento della decisione papale il duca di Gaeta Adenolfo, Landone, conte di Aquino; Landolfo di Teano, Oderisio figlio di Borrello, Roffrida de Guardia (Alfiera), Roffrida di Lusensa et aliis multis maioribus et minoribus .

Non sappiamo chi fosse la persona non meglio definita Roffrida de Guardia, (che de Bartholomaeis sulla scorta dell’edizione del Muratori trascrive al maschile) ma si trattava sicuramente di un personaggio di rilievo se il papa ne cita specificamente il nome rimanendo generico per gli aliis multis maioribus et minoribus.

De Bartholomaeis, dalla ricostruzione degli avvenimenti narrati da Guglielmo Appulo, ricava che Roffredo era il suocero di Rodolfo di Molise

Questo rapporto di parentela acquisita non avrebbe alcun rilievo se non sapessimo che Rodolfo di Molise, come vedremo, era schierato con i normanni di Roberto d’Altavilla. Quindi Leone IX era in diretto contatto con personaggi di Guardia che evidentemente ebbero la possibilità di adoperarsi per garantire un sia pur rapido soggiorno in occasione del suo passaggio nella valle del Biferno.

10 giorni dopo, però, l’impresa si concluse male per le forze papali che furono sconfitte definitivamente il 18 giugno 1053 a Civitate quando il papa fu fatto prigioniero.

Così l’anonimo trascrittore di Amato di Montecassino racconta in francese volgare la sconfitta: Lo Pape fu accompagnié de ceste chevalerie, et avant qu’il venist à la Cité, assembla li gentilhome et fist gofanonier del la Cité et de la bataille Robert, loquel se clamoit de Octomarset. Et puiz vindrent à la Cité. C’est à un chastel qui se clame la Cité, quar la lui vindrent encontre li Normant comment se trove en autre ystoire. Et lo Pape et li chevalier avoient esperance de veinchre pour la multitude de lo pueple. Et li Normant, puiz qu’il vindrent, manderent message à lo Pape, et cechoient paiz et concorde, et prometoient chascun an de donner incense et tribut à la sainte Eclize, et celles terres qu’il ont veincues par armes voloient recevoir les par la main de lo Vicaire de l’Eglise.

Secondo Vincenzo de Bartholomaeis, che commenta l’edizione volgarizzata in francese della scomparsa Storia dei Normanni di Amato di Montecassino, tra i personaggi che sono a fianco di Roberto d’Altavilla nella storica battaglia di Civitate, dove il 18 giugno 1053 Leone IX veniva battuto e preso prigioniero, vi era anche Rodolfo di Boiano. Egli riprende la notizia da Guglielmo Appulo  che nell’elenco dei cavalieri a servizio del Guiscardo pone anche Rodolfo conte di Boiano:
Inter eos aderant Petrus et Galterus, Amici
Insignis soboles, simul Aureolanus, Ubertus,
Muscaque, Rainaldus, comes Hugo Giraldus:
Hic Beneventanis praelatus, at hi Thelesinis,
Hos Bovianensis comitis comitata Radulfi,
Est virtus et consilio pollentis et armis.
Vix proceres istos equites ter mille sequuntur,
Et pauci pedites.

Dei personaggi richiamati da Guglielmo Appulo si conosce poco. Aureolano probabilmente proveniva da una località nei pressi di Larino che potrebbe essere Ururi (anticamente Aurole), mentre Rodolfo sarebbe il conte di Boiano venuto al seguito di Guimondo signore di Moulin-La Marche in Normandia.

Una pietra, invece, come accade per la cattedrale di Trivento, è particolarmente utile per avere la certezza che nel 1075 la chiesa già esistesse: PETRVS REGEBAT S. ECCL. GVARDIEN A. D. MLXXV METROP. MILONE P. M. ALEX. II (Pietro reggeva la chiesa guardiense nell’Anno del Signore 1075 mentre era metropolita Milone e pontefice massimo Alessandro II)

La data è sicuramente importante perché riconduce all’epoca di Desiderio di Montecassino la totale ricostruzione della basilica di Guardialfiera.

Quattro anni prima, nel 1071, il potente abate cassinese, aveva ricostruito la basilica di Montecassino avviando di fatto una riorganizzazione religiosa di un vasto territorio che comprendeva, oltre il Lazio, anche l’Abruzzo, la Campania ed il Molise.

Ma sulle conseguenze delle iniziative di Desiderio sulla cattedrale di Guardialfiera avremo modo di parlare diffusamente a tempo opportuno perché sono convinto che il vescovo Pietro facesse parte di quella cerchia di personaggi che animò il cenobio cassinese nel periodo di massimo splendore.

Perciò non escluderei l’ipotesi che l’immagine di vescovo che appare sulla facciata laterale della cattedrale di Guardialfiera
sia da ricondursi proprio al nostro Pietro, ricostruttore della basilica secondo i canoni desideriani.


Pietro, vescovo di Guardialfiera (?)

 

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