La chiesa dell’Annunziata a Montorio e Teodoro D’Errico
(terza parte: la chiesa)
Franco Valente
… vi è un antichissimo, e famosissimo quadro della SS.ma Annunziata, formato da peritissimo artefice sopra tavola, che al mirarla è un incanto … (Notaio Francesco Giovannelli, 1727)
Prima parte: http://www.francovalente.it/?p=5311
Seconda parte: http://www.francovalente.it/?p=5373
Una delle poche notizie sicure relative alla tavola di Teodoro D’Errico dedicata all’annunzio dell’arcangelo Gabriele a Maria è quella relativa al luogo per il quale fu realizzata: la scomparsa chiesa dell’Annunziata di Montorio nei Frentani.
Di questa chiesa, ormai completamente inghiottita dalle sovrapposizioni ottocentesche e dalle trasformazioni successive, sappiamo poco o niente. Eppure al suo interno per almeno due secoli era conservato (sicuramente male) uno dei capolavori più importanti della storia dell’arte, assolutamente ignorato anche dalle autorità ecclesiastiche.
Proprio questa circostanza forse ci può aiutare a capire la sua storia.
Il vescovo larinese Giovanni Andrea Tria nella sua preziosissima opera sulla diocesi da lui amministrata (G. A. TRIA, Memorie storiche civili ed ecclesiastiche della Città e Diocesi di Larino, Roma 1744) velocemente riferisce a proposito di Montorio che oltre alla suddetta Chiesa Matrice, dentro l’abitato abbiamo un’altra Chiesa sotto l’invocazione della SS. Annunziata, posta nella piazza, formata ad una nave con suo Coro, e Sagrestia assai comoda, e ben provveduta, e si governa dal suo Procuratore, che si conferma dall’Ordinario.
Più avanti annota che abbiamo in questa Terra uno Spedale, per ricetto de’ poveri, e Pellegrini, e vi sono due piccoli monti frumentarj per uso de poveri Cittadini, uno della Chiesa della Santissima Annunziata, e l’altro della Cappella di S. Antonio, amministrati da’ loro Procuratori, che si confermano dall’Ordinario.
Troppo poco per sapere dell’origine di questa chiesa che, come si deduce dalle sintetiche parole del Tria, non apparteneva alla mensa ecclesiastica essendo amministrata da un suo procuratore che veniva semplicemente confermato dal Vescovo.
Neppure di grande giovamento sembra essere la visita effettuata nel 1614 da mons. Eustachio che nella relazione che seguì si limitò a constatare il grave degrado in cui versava addebitando la colpa per la mancata manutenzione ai monaci celestiniani che avrebbero dovuto provvedere.

Montorio nei Frentani: Terravecchia e l’ampliamento angioino
Qualche notazione interessante si ritrova nella considerazioni di Giuseppe Del Rosso (G. DEL ROSSO, Storia politico-civile-religiosa-monumentale de’ Frentani, Campobasso 1887) che in termini esaltanti sulla Frentania scrive: “Oh come rivaleggiavano tra loro in carità fraterna gli antichi Frentani! che a tempo di Re Filippo II di Spagna e I di Napoli sotto il Viceregnato del Duca di Alba Alvarez di Toledo esisteva la chiesa della SS. Annunziata, nell’architrave della cui porta d’ingresso leggesi una iscrizione coll’anno MDLVI e nella porta di legno della chiesa stessa, fatto a punta di scalpello si legge l’anno A.D. 1610”
Ricavo queste notizie da alcune note di Guido Vincelli (G.VINCELLI, Il monastero di S. Pietro Celestino della terra di Montorio, Campobasso 2009) in cui si rinvia alla tesi di laurea di Fernanda Palumbo sulla diocesi di Larino in età tridentina (F. PALUMBO, La diocesi di Larino in età tridentina, (tesi di laurea) Bologna1990).
L’architrave cui si riferisce il Del Rosso fu successivamente smontato e diviso in due parti. Conteneva un’epigrafe con l’intitolazione della chiesa a Maria Madre di Dio.
La parte sopravvissuta (segnalatami da M.Teresa Occhionero), che ora si conserva nella sagrestia della chiesa parrocchiale, corrisponde all’inizio di una dedicazione dell’edificio a Maria Annunziata Madre di Dio. Della data 1556 (che Del Rosso erroneamente scrive con capitale classica romana) rimangono solo le prime due cifre, eseguite, invece, secondo il solito con due lettere dell’alfabeto IS.
La data, peraltro, era divisa in due parti. All’inizio dell’epigrafe erano le prime due cifre, mentre le altre due, scomparse, erano alla fine. Ciò che è sopravvissuto permette di capire come era fatto l’architrave: IS – DEIPARE ANN(unciate dicatum –S6): “I556 (dedicato) alla Madre di Dio Annunziata”

IS – DEIPARE ANN(unciate dicatum –S6)
Non so se la data 1556 (scritta ISS6) rinvenuta da Del Rosso sia sufficiente per affermare che a quell’anno corrisponda l’origine della chiesa dell’Annunziata di Montorio, ma ho motivo di ritenere che la sua fondazione sia più antica.
Sicuramente però in quel periodo la chiesa doveva trovarsi ancora in buone condizioni se una ventina di anni dopo, nel 1579, Ascanio di Capua decideva di spendere una consistente somma di denaro per dotarla del quadro di Teodoro D’Errico del quale ci stiamo occupando.
Altrettanto sicuramente si deve ritenere che all’inizio del secolo seguente la chiesa era perlomeno priva di manutenzioni.
Se ne ha contezza dal verbale conclusivo della visita fatta nel 1614 da mons. Giovanni Tommaso Eustachio dove si legge del rimprovero che il vicario del vescovo di Larino rivolge al monaco celestino a cui era affidata la cura dell’Annunziata.
Mons. Eustachio contesta al tenutario che nessuno dei lavori da lui ordinati nell’anno precedente erano stati fatti e fissa sei mesi di tempo per provvedere ai necessari accomodi, sotto la pena di 10 ducati da versarsi a favore della medesima chiesa in caso di mancata ottemperanza. I lavori più urgenti da effettuare consistevano nell’accomodare il pavimento e il tetto.
Vi si legge infatti:
Deinde continuando eandem visitationem idem dominus Vicarius Generalis et visitator ecclesiarum intus et extra terram praedittam, accessit ad ecclesiam Nuntiationis Beatae Mariae Virginis in qua nihil reperit executioni mandatum, quod in praecenti visitatione fui ordinatum, de quo reprehendit priorem ibib presentem, qui se excusavit non abuisse modum, iussit propterea quod omnino infra sex menses sub poena ducatorum decem de …. in beneficium ipsius ecclesiae omnia in precedenti visitatione ordinata curet executioni mandari et praecipue renovandum calicem ipsius ecclesiae. Idem iussit quod infra mensem omnino accomodetur pavimentum et quod statim tollantur tecta, quae intus predittam ecclesiam asservantur, iuxta decretum synodali. (in G. VINCELLI, Il monastero di San Pietro Celestino della Terra di Montorio, Campobasso 2009, p.72).
Per arrivare ad una qualche conclusione definitiva i documenti di archivio sembrano essere del tutto avari di notizie. Però esiste una descrizione di Montorio del 1727, redatta dal notaio Francesco Giovannelli su relazione dei Maestri ricognitori Andrea Montanaro e Domenico Magliano, che ci aiuta a capire alcune cose.

La Cappella dell’Annunziata così viene descritta:
Cappella della SS.ma Annunziata
Nella pubblica piazza vi è la Cappella della SS.ma Annunziata d’una sol nave la di cui porta riguarda l’occidente, con atrio avanti, sedili di pietre, ed appoggi per prender fresco la mattina in tempo di esta’, ritrovasi mal mattonata di mattonelle quadre antiche soffitto di tavole, che per l’antichità tuttavia và deteriorando siccome poco lume, per essere assai angusti gli finestrini, e per questa causa viene ad essere molto umida, (…), si come similmente sono la picciola sacristia e coro ed in conseguenza tiene bisogno di molta reparazione, una sola perfezzione ritiene, ché nell’unico altare, vi è un antichissimo, e famosissimo quadro della SS.ma Annunziata, formato da peritissimo artefice sopra tavola, che al mirarla è un incanto, e per questo dicesi sia similmente opera del Bencan (sic!), ò altro celebre antico Pittore da secoli trasandati;
vi è similmente a màn destra un antico pulpito, ove da’ predicatori suole in ogni (…) dirsi il panigirico della B. V. nel giorno della SS.ma Nunziata, e nel secondo giorno di pasqua di Resurrezione, darsi la benedizzione al popolo, vi sono cinque sepolture, due de quali che stanno avanti l’Altare servono per uso de’ confrati, e consuore del SS.mo Rosario, un’altra che sta in mezzo la gradinata à man destra serve i figliuoli, che non ancora compiti hanno sett’anni, e l’altre due sono di particolare utilità con picciolo campanile, con una ben suonora, ed armonica campanella, e vi si celebra messa d’obbligo ogni domenica, lunedi, martedi, mercoledi, giovedi, oltre di qualche altra messa votiva, ed in ogni domenica, dopo la recitazione del SS.mo Rosario, che si canta nella Chiesa Matrice vi si và dal Clero, e popolo a recitare la litania della B. V.;
Tiene detta venerabile cappella sù 500. tt. di grano, che in ogni anno si somministrano a’ cittadini, colla corrisponzione d’una sol misura (…) oltre degl’altre quantità vendute per la riparazione della Chiesa Matrice, e suo nuovo campanile;
Esigge (…) molti annui censi ed affitti di case, e vigne; Possiede similmente molti pezzi di territorii, da’ quali ne riceve il terraggio, alla raggione di tt. due ogni (…); Tiene ancora da’ 500 pezzi d’animali (…) d’ogni capo, che ritrovansi dispensati in società a’ cittadini; lo che può con raggione denominarsi Cappella commodamente con, (…) pesi di supellettili, e d’ogni altra cosa necessaria per formare una casa di Dio, si spera può ridursi in nuova forma in appresso.
Ospedale
Attaccata alla quale cappella vi è l’Ospedale di quattro stanze, due soprane per commodo d’abitazione, da pellegrini, e pezzenti, e due sottane per uso di stalla c. r. per commodo di pesi, che fosse per pesi cavalcature, lo che di raro suole accascare.
La descrizione chiarisce definitivamente alcune questioni architettoniche.
La prima (e forse la più importante) è quella del suo orientamento: … la di cui porta riguarda l’occidente, con atrio avanti, sedili di pietre, ed appoggi per prender fresco la mattina in tempo di esta’…

La chiesa dell’Annunziata trasformata nella Casa Comunale
Dunque la facciata era dotata di un piccolo portico con sedili in pietra che il notaio Giovannelli considera utile per difendersi dalla calura nei periodi estivi.
A questo punto non vi sono più dubbi che la facciata fosse rivolta ad occidente, ovvero verso il palazzo baronale dei di Capua.
La seconda riguarda la sua volumetria interna che, secondo la descrizione, era formata da una unica navata coperta da un tavolato in legno.
Le condizioni di ridotta illuminazione a causa delle piccole dimensioni delle finestre rendevano necessaria una sostanziale riparazione per eliminare una diffusa umidità.
Teodoro D’Errico. L’Annunciazione di Montorio nei Frentani
Interessante, poi, la personale valutazione delle qualità pittoriche del grande quadro dell’Annunciazione: … nell’unico altare, vi è un antichissimo, e famosissimo quadro della SS.ma Annunziata, formato da peritissimo artefice sopra tavola, che al mirarla è un incanto, e per questo dicesi sia similmente opera del Zencaro, ò altro celebre antico Pittore da secoli trasandati…
Non è chiaro il nome del pittore (forse Antonio Solario detto Lo Zingaro) a cui il notaio attribuisce la paternità del quadro, però appare evidente che l’apprezzamento denoti la consapevolezza dell’importanza della pittura.

Ma ciò che fa ritenere che la cappella dell’Annunziata abbia un’origine laicale più antica è la parte relativa ad alcune consuetudini legate alla distribuzione del grano ai bisognosi e dell’organizzazione societaria per la tenuta degli animali di proprietà della Cappella.
Il tenore della descrizione lascia intendere che il patrimonio immobiliare e animale dell’Annunziata si sia costituito sulla base di contribuzioni volontarie di cittadini di varia estrazione sociale.
Tale consuetudine apparteneva alle confraternite laicali che nel Meridione italiano si sviluppano a partire dal XIV secolo con la finalità specifica della mutua assistenza legata non solo a fattori economici ma anche a problematiche di tipo religioso.
Tra queste ultime quelle della sepoltura dei confratelli.
Nella ricognizione citata si fa espresso riferimento alla circostanza che all’interno della chiesa vi sono cinque sepolture, due de quali che stanno avanti l’Altare servono per uso de’ confrati, e consuore del SS.mo Rosario, un’altra che sta in mezzo la gradinata à man destra serve i figliuoli, che non ancora compiti hanno sett’anni, e l’altre due sono di particolare utilità.
E’ noto che l’uso della sepoltura nelle chiese è sopravvissuto fino ai primi anni del secolo XIX quando, a seguito delle riforme igieniche murattiane, nel Regno di Napoli fu avviata la costruzione dei cimiteri extra urbani.
Le sepolture dell’Annunziata erano riservate ai confratelli e alle consorelle del SS. Rosario che, evidentemente, era una congregazione laicale che faceva capo proprio alla cappella dell’Annunziata.
Nessuna documentazione archivistica locale ci viene incontro perché l’archivio civico comunale andò distrutto per un incendio in coda agli eventi bellici dell’ultima guerra mondiale, però in altre realtà vediamo che le cosiddette Opere Pie vengono spesso raggruppate sotto l’unico titolo del SS.mo Rosario.
Sulle finalità assistenziali delle congrega laicale un ulteriore indizio viene dalla descrizione di un ospedale che, sebbene di dimensioni assolutamente ridotte, faceva parte integrante del complesso dell’Annunziata.
Era un ospedale di due stanzoni superiori e due inferiori. Quelli superiori destinati ad ospitare viandanti e pezzenti che per qualsiasi motivo si fossero trovati in difficoltà in Montorio: Attaccata alla quale cappella vi è l’Ospedale di quattro stanze, due soprane per commodo d’abitazione, da pellegrini, e pezzenti, e due sottane per uso di stalla.
Le due stanze inferiori erano destinate a stalle per occasionale ricovero di animali, ma, secondo il solito, anche come latrina per gli ospiti.
Elementi superstiti del fronte posteriore dell’Annunziata
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