Gli scavi archeologici non finiscono mai (… ed anche i disastri)

Gli scavi archeologici non finiscono mai (… ed anche i disastri)
Franco Valente

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Tomba del IX secolo scavata con l’escavatore dalla Missione Archeologica Benincasa

In contestazione ad alcune mie critiche, molto pesanti, documentate e circostanziate, con le quali mettevo in risalto i danni straordinari fatti alla cultura mondiale, al patrimonio regionale e al comune senso del pudore  archeologico dalla Missione Archeologica di S. Vincenzo al Volturno diretta da  un non-archeologo al quale riconosco tutte le capacità professionali in materia di storia, ma modestissime capacità in un campo nel quale solo a tarda età ha preso il diploma di archeologo, mi è pervenuta una nota a firma di Sara Scarpati che integralmente riporto:

Spett.le Arch. Franco Valente,
mi chiamo Sara Scarpati e sono laureanda in Archeologia all’istituto  Suor Orsola Benincasa. Per questo mi sento profondamente coinvolta dalle questioni che si stanno scatenando da qualche tempo relativamente alla missione archeologica condotta dal  mio Istituto Universitario, missione a cui ho preso personalmente parte. Leggendo le sue considerazioni (espresse in questo sito, ma anche nella sua lettera aperta pubblicata sul giornale PrimoPiano del 5 c.m.) relative all’operato del Prof. Marazzi, alla gestione dell’Università ed al lavoro di tanti collaboratori, ho sentito come un dovere controbattere a determinate inaccettabili inesattezze. Le sue parole vanno a colpire con infondatezza il lavoro di tante persone che da anni dedicano la loro passione, le  loro COMPETENZE, ed il loro spassionato e sopratutto disinteressato amore per l’archeologia ad un sito di inestimabile valore come quello di San Vincenzo al Volturno.

L’importanza dell’area archeologica  è stata puntualmente sottolineata e valorizzata dal lavoro di questi archeologi con un modus operandi di estrema precisione, con metodologie che hanno puntato al recupero e alla tradizione di informazioni preziose, alla tutela e alla conservazione degli  innumerevoli reperti, e infine alla corretta comprensione del sito, attraverso nuove campagne di scavo.Non riesco proprio a capire come lei possa affermare che sia stato fatto “un danno al patrimonio di proporzioni inimmaginabili” che “gli archeologi stavano mandando questo sito letteralmente in malora” e che “ispezioni del Ministero hanno evidenziato le grosse carenze metodologiche di chi ha fatto gli scavi in questi ultimi 10 anni” (dalla sua lettera aperta su Primo Piano del 5 c.m.). Non crede che, forse, e dico forse, prima di affermare certe cose, dovrebbe chiedersi se quello che sta dichiarando corrisponde effettivamente alla realtà? Evitando, magari di infangare l’operato di persone che lavorano con serietà e alla totale luce del sole, senza pensare ad inutili giochi di potere!! Ma questo ovviamente è solo un’opinione di una studentessa, che lei reputerà sicuramente coinvolta e quindi di parte e non obiettiva. Ma le assicuro che il lavoro di questa Missione Archeologica l’ho visto con i miei occhi, l’ho vissuto in prima persona e credo che dal basso dei miei 25 anni non avrei alcun altro interesse, se non quello di poter sperare che vada avanti sempre e solo la verità e la giustizia, e non che con delle inesatte parole venga distrutto il lavoro di persone oneste di cui ora nessuno sembra volere accorgersi.
Sara Scarpati

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Così il Benincasa si è caricato le travi del ponte antico

Avevo chiesto in questo modo alla gentile interlocutrice di essere autorizzato a mettere nella prima pagina del mio sito il suo commento:
Gentile Sara,
prima di tutto, se Lei mi autorizza, metto il Suo commento sulla prima pagina di questo sito perché considero le Sue osservazioni espresse in maniera garbata e sicuramente disinteressata.
Mi permetterà pure, in caso affermativo, di pubblicare le mie considerazioni su Marazzi e sulla sua progressiva appropriazione dello scavo archeologico di S. Vincenzo grazie solo ed esclusivamente a quei giochi di potere cui Lei fa cenno.
Basta dire che è stato 10 anni direttore della missione archeologica senza essere neppure archeologo!
Chieda a Marazzi dove ha messo le schede che gli furono affidate in custodia e che non ha mai consegnato all’Abbazia di Montecassino che le pagò 800 milioni di lire.
Chieda a Marazzi che fine ha fatto Richard Hodges che scoprì S. Vincenzo quando lui faceva il suo portaborse e meditava su come farlo fuori.
Gentile Sara,
se le interessa (e me lo faccia sapere)posso pubblicare le lettere che Marazzi scriveva a Hodges quando ancora era al suo servizio. Lettere nelle quali gli spiegava quali erano i percorsi da seguire per prendere in mano tutto.
Chieda a Marazzi se nel libro paga dell’Istituto Suor Orsola Benincasa vi sono (o vi erano al tempo dei fatti) i soprintendenti Martines e Pagano nonché l’Ispettore Centrale Giovanni Scichilone che faceva le ispezioni annacquate mentre riceveva soldi dall’Istituto che lo teneva come docente pur essendo egli dipendente del Ministero.
Se le cose che sto pubblicamente dicendo non fossero vere, perlomeno mi beccherei una querela per diffamazione.
Invece è tutto vero e documentato.
Se Lei, poi, sostiene che così si fanno gli scavi archeologici vuol dire che le lezioni di Marazzi sono state così persuasive da infondere in Lei la convinzione che gli scavi archeologici effettivamente si possano fare con sistemi che definire barbari è un eufemismo.
Io Le consiglio di studiare con qualche altro professore, possibilmente archeologo vero, altrimenti finirà tra quel 98% di archeologi che dopo due anni fanno un altro mestiere.
Io non ho alcun interesse all’area archeologica di S. Vincenzo perché non sono un archeologo pur essendo uno dei massimi conoscitori (e potrei dire senza falsa modestia “il massimo conoscitore”) delle problematiche di S. Vincenzo al Volturno.
Marazzi da 15 anni persegue l’obiettivo di diventare Direttore del Parco Archeologico di S. Vincenzo. Finché Dio mi darà la forza farò in modo da non fargli scavare neppure le patate nelle aree adiacenti.
Infine, per il piacere di sapere quanti soldi ha incassato Benincasa e chi per esso, si faccia dare da Marazzi l’elenco analitico di come sono stati spesi i 950 milioni per le prestazioni intellettuali che sarebbero state fatte dall’Istituto Suor Orsola Benincasa.
Ultima cosa: credo sia interesse di tutti sapere la verità.
Si faccia promotrice di un pubblico incontro, in territorio cosiddetto neutro, durante il quale Marazzi porti le sue carte ed io le mie.
Se Lei ci riesce avrà reso un servizio alla cultura. Io sono pronto a partire da stasera.

Franco Valente

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Così gli archeologi hanno tenuto il ponte scavato dopo lo scavo!

Ho ricevuto questa risposta:
Spett.le Arch.Franco Valente,
sono favorevole al fatto che lei pubblichi in qualsiasi luogo voglia le mie precedenti parole e anche quelle che seguono in risposta. Proverò a controbattere adesso, passo per passo, alle cose da lei espresse nel precedente commento, con la stessa cortesia che gentilmente mi ha riconosciuto. Sono davvero colpita da come lei abbia un po, mi permetta il termine, “strumentallizzato” le mie affermazioni. Se forse non mi sono già espressa con sufficente chiarezza, quello che io ho voluto esternare è il mio totale dissenso nei confronti dei suoi vani tentativi di rendere torbido un qualcosa che non lo è affatto, accanendosi verso persone che il loro lavoro lo hanno svolto egregiamente e nella totale onestà, sempre. Non mi stancherò mai di dirlo. I giochi di potere cui io faccio allusione non sono quelli che lei mi attribuisce, bensì quelli riguardanti il sistematico tentativo si smantellare una figura professionale quale quella del Professore Marazzi. Non so di quale “progressiva appropriazione” possa parlare lei, dal momento che posso affermare a gran voce che quello che il Professore Marazzi, insieme a tutti i suo validissimi collaboratori e all’Università Suor Orsola Benincasa, è riuscito a fare per il sito di San Vincenzo sia ciò che di più straordinario e formativo abbia visto in qualsiasi contesto lavorativo e scientifico cui io abbia partecipato o che io abbia mai vissuto indirettamente.

Non vedo proprio come lei possa insinuare una corsa al monopolio da parte del Professore o della nostra Università (appellando la nostra missione “un orticello di famiglia”), visto che in questi ultimi 10 anni ci sono state collaborazioni con, solo per citarne alcune, l’Università di Nizza, Toronto, Tunisi, Venezia (per un totale di 3000 studenti e ricercatori provenuti da tutto il Mondo), ed essendo inoltre stata sancita la convenzione con l’Università del Molise….!

Il lavoro svolto a San Vincenzo è, a mio avviso, il meglio che si possa offrire oggi ad uno studente di archeologia che volesse imparare, fuori dalla mura della sua Università, come si conduce uno scavo, come si faccia il post-scavo, come si conservino correttamente i materiali, come si lavori alla schedatura, catalogazione e documentazione di migliaia e migliaia di reperti, come si possa rendere fruibile un patrimonio incommensurabile come quello di cui parliamo ( e mi creda che il Suor Orsola ha fatto tutto ciò che era nelle sue competenze e nelle sue possibilità, e forse anche qualcosa in più, affinché questo fosse potuto avvenire….). Per quanto mi riguarda può pubblicare tutto ciò di cui lei afferma essere in possesso, perchè sono più che sicura che non ci sia nulla di infangante. Ma una curiosità mi viene sul perchè delle missive dirette ad altri si trovino invece nelle sue mani. Ma è solo curiosità.

Purtoppo di “barbaro” in tutta questa vicenda ci trovo soltanto il modo in cui sia stato arbitrariamente obliterato con tonnellate di ghiaia un saggio archeologico, trasformandolo in una specie di lido, scavo condotto perfettamente da archeologi che in quel fiume hanno davvero “buttato il sangue”. Di barbaro ci vedo il modo in cui dei soldi siano si spariti, ma di certo non nelle tasche degli archeologi che hanno lavorato a San Vincenzo, o in quelle del Suor Orsola, perchè può essere tranquillamente verificato il fatto che lì nessuno si è arricchito. Barbariche mi sembrano, in un modo che definirei quasi accecante, le ingiuste accuse di negligenza, di incompetenza e di ladrocinio. Fumo negli occhi.Questa per me è barbarie vera e propria.
Le chiedo la cortesia di  non consigliarmi più di rivolgermi ad altri professori, perchè mi costringe così a sviolinate che non si addicono a chi è ancora studente: in sette anni di Università professori ne ho conosciuti tanti ed il mio Maestro l’ho scelto con coscienza, coscienza della sua sconfinata cultura storica, delle sue doti umane e  pedagogiche, della sua vasta competenza in materia di ARCHEOLOGIA. Per questo la invito ad informarsi un poco meglio anche per quanto riguarda il curriculum studiorum del professore Marazzi, pubblicamente consultabile su Internet. Non mi inviti più a rivolgermi a dei veri archeologi perchè mi costringe così ad una sgarbata considerazione, e cioè che dovrei allora anche cambiare interlocutore.
Se mi permette i 950 milioni di lire, su cui lei mi invita ad informarmi, investiti per le prestazioni intelettuali del Suor Orsola, mi sembrano i meglio spesi di tutti quelli che invece sembrano essere spariti altrove ad opera di altri.
Per concludere spero affannosamente che chi ha davvero a cuore le sorti di quest’area archeologica abbia la bontà d’animo e la mente nitida per poter riconoscere l’immenso e ottimo lavoro fatto in questi anni, e che si accorga che le cose devono si cambiare, ma in direzione della conclusione di queste inutili e sterili astiosità e verso l’avvio invece di una sana voglia di fare qualcosa per quella meravigliosa terra che, pur non essendo la mia, sento profondamente vicina.
Sara Scarpati

 

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Questa è la modalità con cui la Missione Archeologica stava interrando il ponte ligneo prima della sospensione dei lavori. Si possono notare le bottiglie di plastica, i teli assurdamente poggiati sulle travi e, soprattutto, la terra con reperti ceramici usata come riempimento!

A questo punto credo, mentre mi accingo a mettere in prima pagina del sito tutti questi commenti, che io mi debba spiegare meglio perché ho l’impressione che la signorina Sara non abbia capito bene di cosa stiamo parlando.
A me che la signorina Sara abbia fatto un’ottima esperienza universitaria non interessa un fico secco. Se io dicessi che anche io ho fatto una bellissima esperienza nel coordinare i lavori di istituzione del Parco Archeologico e le dicessi che sono stato pure pagato a tariffa, anche la signorina Sara direbbe di non avere alcun interesse per le mie soddisfazioni professionali.

Una cosa però va detta:
le mie prestazioni professionali sono tornate a vantaggio della comunità perché la comunità gode dei restauri fatti, li può osservare, può utilizzare gli edifici restaurati, l’acqua esce dai rubinetti, le luci si accendono, l’impianto di riscaldamento funziona, 25 ettari di terra sono stati acquisiti al patrimonio, regionale, i fornitori sono stati pagati, gli ospiti vengono accolti nelle strutture di accoglienza e così via.
Cioè io sono stato pagato (insieme ad un’altra ventina di professionisti) per rendere, con la mia attività professionale, un servizio alla collettività. Ed il servizio, fino a prova di falso, è stato reso. Però, se quelle cose realizzate fossero rimaste di esclusivo uso dei miei collaboratori, avremmo commesso un delitto.
Invece, il professore (delle cui attività professionali io non sono riuscito a sapere ancora nulla se non chiacchiere generiche e fumose asserzioni) approfittando delle negligenza dei boiardi del Ministero, si è fatto un orticello nel quale la signorina Sara e altri colleghi suoi (in perfetta buona fede anche se con un pizzico di personale interesse) hanno lavorato senza essere pagati al solo fine di superare esami.

Io non ho visto né la signorina Sara, né altri colleghi suoi lavorare per la collettività. Lei ha raccolto esperienze solo per diventare archeologa a spese mie (o di chi come me paga le tasse per finanziare gli scavi)
A me, che Benincasa si sia è preso i soldi nostri per far divertire gli Indiana Jones americani (quelli che hanno pagato mille dollari per 15 giorni di scavo) o per far superare gli esami agli studenti napoletani, non interessa.

Io voglio sapere (e lo saprò dalla Magistratura visto che il professore tutto dice fuorché quello che chiedo) come sono stati spesi i soldi provenienti dalle nostre tasse, dove sono finiti i reperti archeologici che non mi fa vedere, dove sono finite le travi del ponte, se è vero che Scichilone, Martines e Pagano sono (o erano) nel libro paga della Benincasa.

Domande semplici alle quali non viene data risposta.

Mi fa ridere la fanciullesca affermazione della signorina Sara: Sono stati spesi bene!!!  Bene per il suo Istituto che li ha incassati, certamente.

Comunque, per farla breve, sulla questione del disastro archeologico la signorina Sara non ha titoli di studio per parlare (come direbbe proprio il Professore…) come non li aveva il professore (di storia) per giudicare uno scavo archeologico.
Ora, poiché non ha i titoli per giudicare un restauro architettonico o il valore di un’opera d’arte, il professore può semplicemente esprimere legittimamente opinioni che lasciano il tempo che trovano.

Egli, però, lo ammetto, ha i titoli per parlare di storia. Punto e basta.
Ed io delle sue capacità di parlare di storia, non voglio occuparmi perché non mi interessa neppure leggere le cose che scrive.

Io invece, checché ne dica il professore, ho i titoli di studio per giudicare un danno al patrimonio architettonico ed artistico. E assicuro la signorina Sara che in questo campo i miei giudizi fanno testo.

Spero che la signorina Sara abbia capito ora quale è il problema. Non vorrei ancora una volta fare domande per avere come risposta altre domande. Quando avrò riposte concrete ai quesiti che ho posto potremo cominciare a discutere seriamente.
Franco Valente

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In questo modo la Missione Archeologica dell’Istituto Benincasa, prima che venisse avviata l’inchiesta, lasciava per anni le aree scavate.

P.S.
La signorina Sara mi chiede perché io sia in possesso delle lettere scritte dal suo professore a Richard Hodges. La risposta è semplice: qualcuno me le ha date!

A conclusione della disputa tra sordi, mi è pervenuta l’ultima:

Spett.le Arch.Franco Valente,
continuo a credere di avere abbastanza chiare le problematiche, nonostante non abbia ancora conseguito il mio titolo di studio e nonostante la mia fanciullezza.
L’incarico del Suor Orsola Benincasa e della sua missione archeologica non era quello di impiantare servizi igienici, di creare punti di ristoro o di far arrivare l’acqua, tutte cose estremamente necessarie affinchè venga aperto un parco archeologico. L’incarico del Suor Orsola è stato in questi 10 anni quello di indagare scientificamente e con appropriate metodologie un sito archeologico, di produrre dati precisi e documentazioni, di conservarne correttamente i reperti. Tutto ciò viene restituito alla storia grazie alle pubblicazioni,ai faldoni di schede costantemente consegnati, alle conferenze, alle tesi di laurea, agli articoli, a un dvd (vincitore del primo premio Capitello d’Oro), a pannelli esplicativi creati per essere piantati nel sito, ma che per qualche motivo non sono stati affissi, a una piattaforma G.I.S. e alla totale informatizzazione dei dati. Questo non mi sembra affato un qualcosa ad uso e consumo degli Indiana Jones o degli studenti del nostro orto, ma mi sembra un servizio reso ad un comunità, che se chi di cui è competenza, un domani, riuscirà a rendere accessibile il parco archeologico, potrà pienamente e correttamente goderne. Non faccia l’errore di credere che basti creare un “luogo di pellegrinaggio” dove si paga un ticket e dove le persone vengono a fare una scampagnata per dire di aver reso un servizo pubblico. L’archeologia è anche questo, ma è anche e soprattutto produzione scientifica di dati, acquisiti con le giuste metodologie, affinchè quelle stesse persone che verranno a visitare possano comprendere e apprezzare il significato di ciò che vedono, e nessuno può dire che la nostra missione archeologica non è stata in grado di fare ciò. Se poi per danno artistico si intende , ad esempio, persone che lavorano per anni tra migliaia di frammenti di affreschi, soltanto per restituire alla sua integrità un volto o un motivo decorativo, allora vuol dire che davvero non ho chiaro in testa il concetto di danno.
Purtroppo però ho la sgradevole sensazione che questo botta e risposta possa andare avanti all’infinito, per cui mi ritengo soddisfatta dell’aver espresso la mia opinione e il mio dissendo, sperando che le persone che si trovino a leggere questo “dibattito” possano farsi una loro personale e critica idea. Il resto saranno gli eventi a svelarcelo.
In ogni caso la ringrazio per aver puntualmente risposto.
08/09/2008  Sara Scarpati

Ho l’impressione che sul video della signorina Sara non appaiano le immagini che ripetutamente ho messo sul sito, per cui, non avendo altre argomentazioni, non mi resta che concludere con

ET DE HOC SATIS

(poi quando il professore risponde alle domande e dice dove sono finiti i soldi, i reperti e fa l’elenco di chi ha utilizzato gli studi pagati con i soldi dei contribuenti, riprendiamo)
Franco Valente

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Commenti

5 risposte a “Gli scavi archeologici non finiscono mai (… ed anche i disastri)”

  1. Avatar Davide Ventola
    Davide Ventola

    Gentilissimo Arch. Valente,
    le scrivo riguardo a quanto apparso sul suo sito in merito all’area archeologica di San Vincenzo al Volturno.
    Le scrivo con l’intenzione di non voler alimentare polemiche che, credo, non risolvino alcun problema.
    La mia coscienza di studente, di giovane, di cittadino, mi porta, tuttavia, a fare delle considerazioni che spero possano concentrare il dibattito sul vero nocciolo della questione.
    Non aggiungo altro a quanto detto dalla signorina Scarpati, sottoscrivendo in pieno ogni sua singola affermazione. Un’analisi così chiara e dettagliata mi trova perfettamente in accordo.
    Non voglio neanche continuare a parlare di soldi, di competenze, di titoli posseduti e di retribuzioni, perchè non spetta nè a me nè a lei giudicare. Voglio solo sottolineare come si sia perso il reale centro della discussione e, cioè, il sito di San Vincenzo al Volturno e la crescita culturale e, di rimando, economica dell’alta valle del Volturno e dell’intero Molise. Le polemiche, di cui lei è il principale protagonista, spesso arricchite di attacchi personali e colorite affermazioni, offuscate da prove indiziarie, lettere nascoste, accuse di soldi finiti chissà dove, distolgono lo sguardo dalla reale volontà di pensare solo e soltanto alla straordinaria rilevanza del sito, alla sua tutela e valorizzazione. A San Vincenzo l’unico soggetto in grado di produrre qualcosa in questi anni è stato il Suor Orsola Benincasa. Basta guardarsi intorno e vedere che oltre lo scavo, la tutela dei reperti, la documentazione prodotta, niente ha funzionato. Oltre al lavoro del professor Marazzi e della sua equipe le chiedo chi ha avuto realmente a cuore gli interessi di San Vincenzo al Volturno e del suo inestimabile patrimonio. L’unico presidio attivo sul territorio è la Missione Archeologica del Suor Orsola Benincasa, il cui lavoro può essere tranquillamente dimostrato in ogni sede e che la signorina Scarpati ha già opportunamente esposto.
    La presenza dell’Ateneo consegna alla collettività risultati innegabili, ha permesso di conservare sul territorio reperti e testimonianze archeologiche che altrimenti sarebbero andate disperse in altri musei, ha consentito di avere una lettura generale del sito archeologico, ha agito come fulcro di confronto e di scambio per migliaia di studenti, ricercatori, di tutti i cittadini che hanno compreso la dedizione e la passione di quanti lavorano a San Vincenzo.
    Le inutili e veementi polemiche di questi mesi hanno determinato un clima cupo. Mi chiedo a cosa potranno mai portare e la risposta è semplice: a niente e al contrario di quello che lei, come tutti noi a vario titolo, auspichiamo per San Vincenzo al Volturno. Lo scontro, il prevalere di logiche egoistiche e affaristiche, impediscono la crescita culturale di un territorio e di una popolazione che può avvenire solo se tutte le parti chiamate in causa riescono a dialogare serenamente e a cooperare nell’interesse della collettività. Questo è il centro del dibattito e non capisco come una persona che più di chiunque altra ama il Molise (come lei stesso afferma), ha perso di vista. Tutto ciò che non ha funzionato (cioè tutto quello che non spettava al Suor Orsola!!) verrà giudicato da chi di dovere, nelle opportune sedi istituzionali e giuridiche. Perchè allora non provare a finirla con le accuse, a smettere di distruggere qualsiasi possibilità di confronto civile? Perchè non si inizia a PROPORRE qualcosa? Perchè ognuno, per il ruolo che ha, non inizia a capire che è necessario interessarsi solo della crescita, della tutela, della valorizzazione del sito di San Vincenzo al Volturno? Credo che questo dovrebbe essere l’insegnamento che noi giovani dovremmo ricevere e non essere noi stessi a proporlo. Il futuro si COSTRUISCE con il dialogo, con il confronto civile, avendo chiaro l’obiettivo da raggiungere. Si COSTRUISCE partendo da un qualcosa che già c’è (cioè il lavoro della missione archeologica), da fondamenta già stabili. Allora perchè fare terra bruciata, perchè DISTRUGGERE?
    Come ultima considerazione invito, inoltre, quanti leggeranno questo commento, a riflettere che dietro il lavoro decennale portato avanti dal Suor Orsola Benincasa, ci sono persone, donne e uomini che hanno investito a Castel San Vincenzo il proprio futuro, le proprie aspirazioni, le proprie energie e che ora, per questa politica del DISTRUGGERE, vedono minati il proprio posto di lavoro e la propria serenità. E’ soprattutto per loro che ho deciso di scriverle. La ringrazio per lo spazio che vorrà concedermi sul suo sito.
    Davide Ventola

  2. Avatar franco valente
    franco valente

    Adesso è cominciato il tam-tam dei residui di quello che fu il glorioso esercito degli Indiana Jones di S. Vincenzo.

    Continuate a scrivere e a spese mie pubblicherò la montagna di inutili e patetiche difese dei vostri interessi orticoli.

    Perché avete trasformato S. Vincenzo, uno dei siti più straordinari d’Europa, in un orticello dove si è scavato come se si andasse alla ricerca di patate e tuberi di qualsiasi tipo…

    Era diventato il luogo dove allevare il porco di famiglia, ma per il momento il porco appeso fortunatamente è stato tolto.

    Parlate di posto di lavoro!
    Chiaramente vi riferite al VOSTRO posto di lavoro!

    Ma chi siete, chi vi conosce?

    I posti di lavoro si guadagnano sul campo facendo esattamente il contrario di quello che avete fatto.

    Avete cercato di stravolgere la storia come i Saraceni mandati dal vostro novello Attanasio II.

    Ogni volta che vi capiterà di venire nel Molise dovrete sentire sul collo l’alito delle centinaia di giovani molisani che sono stati illusi da una inesistente prospettiva di lavoro nell’area archeologica di S. Vincenzo mentre Attanasio II si faceva i fatti propri e incassava soldi per studiare i problemi della disoccupazione nella Valle del Volturno.

    Potete scrivere tutto quello che volete. Il disastro è davanti agli occhi di tutti mentre restiamo in attesa di sapere dove sono finiti i soldi, i reperti, le schede.

    Il vostro professore ha iniziato la guerra e guerra sarà fino alla fine.

    A me chi vince non interessa.

    Suor Orsola Benincasa (che peraltro considero un ottimo Istituto – cosa che voi non arrivate a capire)in tutta questa storia c’entra solo perché è stata strumentalizzata. Posso assicurare che sono in molti, all’interno dell’Istituto, che in fin dei conti sono contenti per quello che sta accadendo.

    Ormai gli interessi economici sono stati smascherati. Altro che interessi per la storia!

    Io vi consiglio di abbandonare la nave prima che Attanasio II la faccia affondare.

    Basta osservare l’esigua quantità di supporters presenti (tra l’altro manco uno del Molise)alla sua patetica conferenza stampa.

    Nel frattempo continuate a scrivere. Io vi pubblicherò tutto.

  3. Avatar Davide Ventola
    Davide Ventola

    La ringrazio per il suo vano tentativo di costruire qualcosa di sensato per il futuro di San Vincenzo al Volturno. Francamente ho dei dubbi se il mio discorso, come del resto quello di Sara Scarpati, le sia arrivato con tutte le intenzioni positive di cui un accurato ragionamento portava a conclusione. Lei non è minimamente interessato a sostenere un dibattito civile, come d’altronde è testimoniato dalla sua inettitudine a scrivere un discorso privo di attacchi di basso rango e di dubbia ironia. Cosa che puntualmente avviene non appena le si chiede di entrare nel merito delle sue accuse. Anche perchè se qualche interessato ha bisogno di foto da opporre a quelle da lei scattate, chiunque può chiedere milioni di foto (in formato cartaceo o digitale) al laboratorio della missione archeologica. La ringrazio per la definizione di Indiana Jones, era un mio sogno infantile scorrazzare in giro per il mondo con la frusta e il cappello. Come devo sottolineare che parlando della coltivazione delle patate offende un lavoro che forse è molto più prezioso del mio e del suo, e come parlare di suini sminuisce molto le cose che lei dice. Ed è proprio questo il punto che ogni lettore critico deve tener presente quando sventuratamente si soffermerà sulle righe che campeggiano su questo blog. L’errore commesso da me, ingenuo saraceno, è stato quello di rivolgermi a lei e di darle l’importanza che in realtà non merita. Almeno ciò è chiaro dopo aver letto i suoi scritti. Chiunque abbia senso critico e capacità di discernimento saprà farsi una propria idea sull’accaduto. Forse sto entrando anch’io in conflitto con lei, in questa guerra che vedrà un solo caduto sul campo: il progresso dell’area archeologica di San Vincenzo al Volturno, dei Comuni vicini, dell’intero Molise, la crescita culturale della collettività e la formazione di una critica opinione pubblica. Questi saranno i soli concetti che usciranno sconfitti. Ma si sa. La storia giudicherà e mi creda nessuna guerra ha avuto giudizi positivi. Invito i miei colleghi e i cittadini interessati a non inserire più commenti sul suo blog inerenti San Vincenzo al Volturno, vista l’impossibilità di un confronto civile da intavolare. Continui ad offendere e ad attaccare, ma si ricordi che “chi in una discussione urla o ha torto o è quello che ha meno argomentazioni a sostegno del proprio punto di vista”.
    Sicuramente vorrà avere l’ultima parola in proposito (si nota bene che questo è il suo modo di condurre il blog, che devo ammetterlo è anche il suo) ed è per questo che può scatenarsi con le offese nei miei confronti, in quanto io non risponderò, perchè qui la necessità di URLARE più forte non è la mia.
    La ringrazio del suo tempo e del suo spazio.
    Davide Ventola

  4. Avatar Rionerese
    Rionerese

    Caro Valente e le Orsoline che gli Unni trucidarono (tutte e 12.000) poi alcuna vendetta postuma che rinfreschi le accalorate analisi antisaracene del Giambullari.

    Ciao Valente, spero di incontrare personalmente quanto il caso di google mi ha offerto oggi.

  5. Avatar franco valente
    franco valente

    Io non voglio l’ultima parola.
    La cedo volentieri al suo professore che ha tutto il diritto (ma anche il dovere) di dire dove sono finiti i soldi, le schede e i reperti di S. Vincenzo.

    Cosa c’entra questo con l’interesse per il sito? Lei tutto può dirmi fuorché l’aver io reso un cattivo servizio alla storia di S. Vincenzo che, a parte le elucubrazioni pseudo scientifiche dei venditori di manuali per Giovani Marmotte Archeologhe, è un luogo sacro per la Cristianità per la quale non mi sembra che i missionari orsolini prestino particolare attenzione.

    Poi, se permette, io sul mio sito mi esprimo come e quando mi pare.
    Lei, più che un saraceno, mi sembra sia un fondamentalista con la puzza al naso che parla di archeologia come se si trattasse di verità teologiche e si turba appena qualcuno adopera parole che rendono in maniera semplice l’idea.

    Chi si vuole imbarcare in questioni dietro le quali vi sono interessi di miliardi di lire, deve pure rischiare di prendersi qualche parola pesante. Altrimenti stia a cuccia e faccia il cane fedele senza abbaiare.

    Se lei analizza le mie parole (ma nel momento in cui utilizza il termine “inettitudine” mi fa capire che ha enormi problemi nell’adoperare in maniera appropriata i termini) non troverà una sola parola offensiva.

    Descrivere un cancro non significa offendere l’ammalato.

    Ma lei è giovane e deve fare ancora molta strada prima di capire dove stanno le curve pericolose. Quando fra una decina di anni rileggerà queste Sue righe, si renderà conto che se avesse taciuto avrebbe reso un servizio alla Sua morale.

    Uno dei miei prossimi articoli sarà: “Il professore, se lo conosci, lo eviti”. E’ una frase già detta da qualcuno, però rende l’idea.

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