Nel Molise S. Nicola, vescovo di Mira, e il ragazzo con la coppa
Franco Valente
S. Nicola e Adeodato. Cattedrale di Venafro. Altare dei Coppa
Il 6 dicembre la chiesa celebra S. Nicola di Mira e nel Molise sono numerose le immagini del santo le cui reliquie furono traslate nel 1087 a Bari, dopo essere state rubate a Mira, nell’attuale Turchia.
Ho ricavato solo alcune delle immagini che si ritrovano nelle chiese molisane, perché l’elenco è notevolissimo e comincio dall’altare dei Coppa nella Cattedrale di Venafro.
Sebbene la decorazione della cappella sia stata completata nel 1585 per volere della famiglia Coppa che ne teneva lo juspatronato, mentre era vescovo di Venafro Ladislao d’Aquino, la sua erezione era stata voluta da Domenico Amore. Vi è rappresentata la Vergine incoronata Regina da due angeli mentre tiene in braccio il Cristo Bambino.
Ai suoi piedi sono, a sinistra, S. Nicola Vescovo di Mira e, a destra, S. Antonio da Padova. Sull’archivolto è incorniciata una scena dell’Annunciazione. Sulla spalletta di sinistra un episodio tratto dai miracoli di S. Nicola, mentre su quella di destra un miracolo di S. Antonio.
S. Nicola è ritratto con i paramenti vescovili e le mani inguantate mentre regge un pastorale con la destra ed un libro con la sinistra. Accanto a lui, in abiti da paggio, una bambino mantiene una coppa. Per quanto riguarda l’interpretazione iconografica bisogna notare che la raffigurazione si discosta dalle tipiche scene della vita del santo.
Generalmente egli veniva rappresentato con i tre fanciulli resuscitati dopo che un oste li aveva fatti a pezzi e messi in salamoia. Si veda in proposito la tela di Nicola Felice del 1657 a Toro (in G. Mascia, Affreschi per il papa).

S. Nicola e i tre bambini nell’otre. Toro. (Nicola Felice)
Nel nostro caso è fondamentale l’associazione con il donatore dell’altare, che, dalla epigrafe dedicatoria, si ricava appartenere alla famiglia venafrana dei baroni Coppa, e perciò dalla iconografia tradizionale del santo viene utilizzata quella figurazione che lo vede associato ad un bambino preso per i capelli mentre regge una coppa in una mano. Un esempio analogo, ma in un contesto ed in un’epoca diversa, lo troviamo nella chiesa rupestre di S. Maria delle Grotte a Rocchetta a Volturno.

S. Nicola e Adeodato nella chiesa di S. Maria delle Grotte. Rocchetta a Volturno
La leggenda di un bimbo salvato dalle acque viene riportata da Jacopo da Varagine e racconta di un uomo che pregò il Santo perché gli facesse avere figlio; in cambio egli lo avrebbe portato in pellegrinaggio presso la sua chiesa dove avrebbe offerto una coppa d’oro. Il figlio nacque e divenne adulto, sicché il padre decise di sciogliere il voto facendo fare la coppa. Questa fu realizzata così bene che ne volle far fare un’altra dello stesso valore, dopodiché prese la via del mare con il figlio per raggiungere la chiesa di S. Nicola. Durante il viaggio il genitore chiese al ragazzo di raccogliere dell’acqua dal mare con la coppa destinata all’altare, ma quest’ultimo, essendosi sporto eccessivamente, cadde in mare e scomparve tra i flutti. Nonostante la disgrazia, il padre disperato volle andare ugualmente alla chiesa del Santo, dove tentò tre volte di offrire l’altra coppa appoggiandola sull’altare, ma questa veniva respinta da una forza invisibile, finché, all’improvviso comparve il figlio con la coppa in mano. A questo punto il padre, felice per la grazia ricevuta, donò ambedue le brocche e partì raccontando a tutti del miracolo.
Esiste anche un’altra versione del ragazzo con la coppa. Un ragazzo, Adeodato, figlio di un ricco mercante devoto di S. Nicola, sarebbe stato rapito dai Saraceni. Il Santo pregato di intervenire per liberarlo, lo avrebbe riportato il giorno della sua festa nella cappella che il padre aveva fatto costruire nel suo palazzo.
Nell’ovale a sinistra è raffigurato un altro episodio raccontato da Jacopo da Varagine.
S. Nicola lancia le monete nel camino. Cattedrale di Venafro
Spesso S. Nicola viene rappresentato con un libro su cui sono appoggiate tre palle d’oro che sono una trasformazione iconografica delle tre monete che donò come dote a tre giovani fanciulle. Un padre cattivo, trovandosi in difficoltà economiche, decise di avviare alla prostituzione le sue tre figlie. S. Nicola, saputa la cosa, di notte lanciò dal camino tre monete d’oro nella casa dove le tre ragazze erano tenute prigioniere, sicché il padre risolse i suoi problemi e le figlie furono salve. Nel nostro caso l’episodio è raccontato nei particolari. Un vecchio barbuto dorme accanto ad un camino acceso mentre una delle ragazze è impegnata in faccende domestiche. Alle sue spalle appare la figura di S. Nicola che, in abiti vescovili, penetra da un’ampia finestra trasportato da una nuvola mentre mostra il sacchetto delle monete. Nella tradizione occidentale l’episodio ha dato origine alla consuetudine dei doni di Santa Klaus (il cui nome è l’abbreviazione di S. Nicolaus) che arriva di notte dall’alto.

S. Nicola salva Michele Coppa. Chiesa di Cristo. Altare dei Coppa
Un’altra bella immagine di S. Nicola è nella Chiesa di Cristo, sull’altare ugualmente dei Coppa.
Una devozione che si dovette particolarmente rafforzare in occasione di un incidente occorso a Michele Coppa pronipote di Tiburzio Coppa citato nella lapide obituaria a lato dell’altare.
Michele un giorno si era recato con il cavallo alla masseria di Mezzo, sulle sponde del Volturno e, dopo aver spronato il cavallo, si era dato ad una folle corsa lungo gli argini del fiume. Una brusca impennata del cavallo, però, lo fece cadere rovinosamente a terra con il rischio di lasciarvi la vita se all’improvviso non fosse apparsa la figura di S. Nicola prontamente intervenuto a salvarlo.
Il quadro nella chiesa di Cristo, posto a completamento dell’altare dei Coppa nel 1790, ricorda ai posteri l’avvenimento, al di là delle peculiarità artistiche che, comunque, sono degne di attenzione.
L’artista di cui non si conosce il nome era certamente napoletano e appartiene a quella cerchia di artisti che operarono non solo nella capitale, ma in tutto il regno.
Non è facile attribuire il quadro ad uno degli artisti che in quell’epoca rappresentavano il meglio dell’arte partenopea, come Francesco Celebrano (1729-1814), Fedele Fischetti (1732-1792), Pietro Bardellino (1728-1810), Giacinto Diano (1731-1804), Domenico Mondo (1723-1806).
L’immagine di Adeodato, il ragazzo che mantiene la coppa e viene in genere tenuto per i capelli da S. Nicola compare quasi dappertutto. Si ritrova anche in un quadro di Guglionesi nella chiesa omonima.
S. Nicola con Adeodato a S. Giuliano del Sannio. (Giacomo Colombo 1724)
E’ insieme al santo nella statua che si trova nella chiesa di S. Nicola di S. Giuliano del Sannio. Dai registri parrocchiali sappiamo che l’autore della statua sia stato nel 1724 Giacomo Colombo su commissione del parroco don Giovanni Gentile.

S. Nicola e Adeodato a Pettoranello del Molise
Adeodato appare nella statua di autore ignoto collocata all’ingresso della chiesa madre di Pettoranello del Molise.
Ma l’elenco è lungo e potrebbe essere l’occasione per un viaggio nel Molise sulle tracce del culto di questo celebre santo mediterraneo.
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