Il Cautopates: sopravvivenze iconografiche mitraiche nei cimiteri cristiani

Il Cautopates: sopravvivenze iconografiche mitraiche nei cimiteri cristiani

Franco Valente


Il Cautopates nella chiesa di S. Michele a Roccaravindola

Molto spesso nei cimiteri cristiani, compresi quelli della nostra regione, ricorre l’immagine di un putto o di un angelo alato che regge una fiaccola rivolta verso il basso.
A nessuno sfugge immediatamente il suo significato. E’ un angelo che rappresenta la fine della vita.
Ma da dove ha origine questa rappresentazione?
Nel Molise ci sono almeno due reperti che ci aiutano a dare una risposta.
Si tratta di due bassorilievi di epoca imperiale, uno di Venafro e l’altro di Roccaravindola, dove si vede rappresentato un genio alato che regge una grande torcia rivolta verso il basso nell’atto di infilarla sotto terra.


Il Cautopates alla Via per Dentro di Venafro

In ambedue i casi l’immagine è tratta da una rappresentazione più complessa che appartiene ad una iconografia consueta del mito di Mitra.
In Italia il culto per Mitra si diffuse soprattutto dal II al III secolo dopo Cristo e in qualche modo rappresentò una religione in concorrenza con quella cristiana per una serie di analogie come quella della nascita il 25 dicembre in una grotta e la sua resurrezione.
Certamente la conoscenza della storia del culto di Mitra è stata fortemente condizionata da una sorta di “damnatio memoriae”, ma si hanno sufficienti elementi per attestare con una certa attendibilità una sua origine orientale, probabilmente iraniana.
Appartiene a quelle religioni che vengono definite solari per l’allegoria del Sole che assume il ruolo di elemento determinante per l’origine della vita.
Senza entrare nella complessità delle problematiche legate al culto mi limito solo a quell’aspetto che può aiutarci a capire la questione che ho posto.

Gran parte della basiliche cristiane più importanti, compreso S. Pietro, sono impiantate su edifici sotterranei in cui è attestato per un certo periodo il culto mitraico. Famosi sono i mitrei di S. Clemente, di S. Prisca e di S. Stefano Rotondo, ma altri si trovano sotto palazzo Barberini, al Circo Massimo, sull’Aventino o nella vicina Marino, in affresco come quello di Capua antica.

Nella figurazione si vede un grande toro che Mitra, dal cappello frigio, trattiene prendendolo con la sinistra per le froge. Con la destra il dio sta infilando un pugnale nel collo della bestia e al sangue che esce si abbeverano un cane ed un serpente. Uno scorpione assale il toro prendendolo per i testicoli.
In alto a sinistra è l’immagine del Sol Invictus (si veda al proposito le analogie con il quinto Angelo apocalittico  http://www.francovalente.it/?p=1180) con l’aureola raggiata e sulla destra la falce della luna che contiene l’immagine di una donna.

I personaggi che a noi interessano sono a sinistra e a destra della rappresentazione.
Ambedue hanno il cappello frigio, ma in alcuni casi hanno le ali dei geni alati, anche se, precisa nella sua tesi di laurea Andrea Di Meo, l’iconografia mitriaca “tradizionale” (anche se di lunga tradizione non si può parlare) non prevede che i due personaggi siano in qualche modo alati.

Quello a sinistra, in corrispondenza del sole, viene definito come Cautes e regge una fiaccola rivolta verso l’alto a significare l’inizio del giorno, ma anche l’avvio della vita. Quello a destra, il Cautopates, tiene la fiaccola verso la terra in atto di spegnerla e allude alla fine della giornata e, quindi, alla fine della vita.

Dunque i due bassorilievi di Venafro e di Roccaravindola non sono altro che la rappresentazione del Cautopates mitraico e, perciò, simboli della fine della vita.
Non sappiamo nulla dei luoghi di provenienza, ma possiamo ritenere che in ambedue i casi facessero parte di un piccolo monumento funerario. Però, mentre quello di Venafro è stato posto all’interno di una parete muraria senza una precisa volontà di dare ad esso un nuovo significato oltre quello banalmente artistico, a Roccaravindola fu utilizzato come elemento decorativo del piccolo portale dell’antica chiesa di S. Michele Arcangelo dove la circostanza che l’immagine fosse dotata di ali fu considerata una buona occasione per sostituire quella dell’arcangelo biblico.

Tutto questo per dire che i putti che vediamo nei nostri cimiteri non sono altro che un lontano ricordo di una religione che, per quanto importante nel II e nel III secolo, fu soppiantata da quella cristiana che però non cancellò del tutto la sua iconologia.

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Commenti

4 risposte a “Il Cautopates: sopravvivenze iconografiche mitraiche nei cimiteri cristiani”

  1. Avatar luciana carile
    luciana carile

    mi hai fornito molteplici spunti per avvicinarmi al culto di Mitra, un argomento sempre orecchiato e che mi ha sempre incuriosito. Grazie.

  2. cosa sono i putti?

  3. i putti sono quegli angioletti che vengono spesso rappresentati con piccole ali. Nell’arte romana, per esempio, sono detti amorini.
    Sono sempre di sesso maschile e in genere sevono ad esaltare, spesso con grande clamore decorativo, il contesto della rappresentazione.

  4. sin da bambino mi sono sempre chiesto cosa fosse quella imagine nelle rovine della chiesa di Roccaravindola…. ora casualmente ho scoperto cosa raffigura. Chissà da dove è stata recuperata…

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