Maria Stella Rossi e Olimpia Giancola: Il tombolo nel cuore di Isernia

Il tombolo nel cuore di Isernia

Finalmente un libro che apre all’Europa il merletto di Isernia. Lo hanno scritto a due mani Maria Stella Rossi e Olimpia Giancola e lo ha pubblicato la Volturnia Edizioni.

Non so se è vero, però io sono convinto che le tombolaie di Isernia, quando agitano i fuselli e appuntano gli spillini forando il foglio di carta su cui è segnata la base grafica del merletto, pensano all’eternità.

Oggi, per una diffusa mania di rappresentare oggetti architettonici e di fare pessime copie di opere d’arte, qualcuno si è lanciato nella realizzazione di un merletto che non appartiene alla tradizione antica e spera di conquistare un improbabile apprezzamento sull’opera prodotta.

Il vero merletto non è questo.

Quello vero si ispira all’eternità, all’infinito, al segno di Dio sulla terra. Come gli intrecci viminei dei plutei bizantini e longobardi. Come i girali della cripta dell’Abate Josue a S. Vincenzo al Volturno. Come le linee senza fine dei pavimenti cosmateschi.

Ne sono ancora più convinto dopo aver letto il pregevole volume di Maria Stella Rossi e Olimpia Giancola.

Seguendo le loro indicazioni ci si infila, quasi presi per la mano, nei vicoli antichi di Isernia ad indagare sulle origini di un’arte che fino ad oggi era stata valutata solo per le implicazioni sociologiche e che invece si rivela anche come una delle ultime espressioni della memoria storica della città.

Isernia in effetti non è l’unico luogo in cui si continua a sentire il ticchettio dei fuselli perché altre mani in altri vicoli fanno saltellare questi pezzi di legno attorno ai quali si avvolge e si svolge un filo di lino.

Le autrici fanno la storia del merletto andando alla ricerca delle citazioni più antiche, come quella del 1476 di Eleonora d’Aragona che in una sua lettera sembra descrivere questo particolare modo di intrecciare i fili.

Il racconto si arricchisce di citazioni storiche ma anche di un’ampia documentazione iconografica, compreso un ritratto cinquecentesco di S. Bonaventura di una chiesa venafrana dove il cardinale è rappresentato con una cotta riccamente impreziosita da un merletto.

Ovviamente l’attenzione maggiore viene indirizzata alla realtà isernina dove ancora rimane il ricordo di celebri merlettaie ed altrettanti celebri, per quanto minuscoli, negozi in cui era possibile scegliere ed acquistare il frutto del loro lavoro in funzione dell’uso pratico che se ne sarebbe fatto.

Così nel volume scorrono immagini, a volte inedite, che ormai fanno parte della storia della città e che danno un senso agli spazi urbani oggi tristemente trasformati in banali parcheggi. Immagini che restituiscono l’anima alla Fontana della Fraterna o a quella, da qualche anno ripristinata, di S. Angelo nel borgo longobardo.

Leggendo il libro traspare anche il tentativo di dare importanza alle tante iniziative, non sempre riuscite, di istituzionalizzare in qualche modo questa tradizione, come i corsi di tombolo degli anni ‘50
organizzati dal Centro Femminile Italiano oppure il coinvolgimento dell’Istituto d’Arte di Isernia.

E poi la rassegna delle irriducibili del “pallone”, da Concettina Di Rubbio, a Vincenza Tedeschi, Antonietta Veneziale, Anna Di Gneo, Chiara Di Castro, fino a Maria Rainone e Maria Caruso e a tante altre anonime esecutrici di merletti sempre uguali e sempre diversi.

Dal volume di Stella Rossi e Olimpia Giancola sappiamo che Antonio Ricci, continuando nell’opera di un indimenticabile Salvatore Iallonardi, conserva oltre cinquemila disegni su carta e che Mario Castiello, Orazio e Antonietta Sassi, Giovanni Chiacchiari, Celestino Pacifico e i suoi discendenti, Giovannina Sassi sono stati una sorta di ambasciatori del merletto avendoli portati in ogni luogo d’Italia.

Non meno importante il corredo iconografico del volume attinto agli archivi fotografici di Luciano Cristicini e Antonio De Vito e alle raccolte di Fernando Cefalogli, magistralmente impaginato da Tobia Paolone.

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Commenti

Una risposta a “Maria Stella Rossi e Olimpia Giancola: Il tombolo nel cuore di Isernia”

  1. Mi chiamo Cristina e da bambina sono cresciuta nei vicoli di isernia dove sentire il tichettio dei fuselli delle donne che lavoravano il tombolo era una musica… credo che quest’arte stia scomparendo specialmente la lavorazione della lavorazione antica … sarebbe bello riprendere quest arte stupenda

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