A Venafro è arrivato un Turco a mettere mano alle antiche sorgenti

A Venafro è arrivato un Turco a mettere mano alle antiche sorgenti.

Ma i turchi veri non c’entrano.

Franco Valente

Per la cancellazione della memoria storica di Venafro eravamo solo all’inizio. Ora è arrivato un Turco che ci ha messo mano.

A Venafro mancava un professionista per fare uno straviso del genere? Bastava chiamare un architetto della Soprintendenza!


L’antica centralina elettrica liberty aveva bisogno di un restauro. Hanno chiamato l’ing. Turco.

Voglio riportare integralmente l’articolo pubblicato su Nuovo Molise di ieri perché, come mai prima, è stato scritto un pezzo magistrale sullo scempio che l’Amministrazione Comunale di Venafro sta perpetrando per mano di un Turco (inteso come nome del progettista) che sta cancellando a botte di squallide cucchiarate di cemento uno degli angoli più degradati di Venafro e che aveva bisogno di una persona sensibile perché si operasse con la delicatezza che il luogo imponeva.
Nel frattempo ai funzionari della Soprintendenza, che devono vigilare (a spese nostre) sulla tutela dell’architettura antica e del paesaggio evidentemente hanno messo il prosciutto sugli occhi!


Sicuramente quando verrà rimessa l’acqua si copriranno le brutture. Ciò non toglie che l’intervento sia quanto di peggio può fare un restauratore

Il Turco di cui sto parlando è un ingegnere che è comparso a Venafro probabilmente per grazia ricevuta. Per quanto io possa ricordare, fece la sua apparizione qualche anno fa nelle sede comunale quando venne a difendere l’operato dei responsabili del furto delle acque di Venafro.
E non vorrei sbagliare (e per questo aspetto una risposta) nel riferire che fa parte dello staff in qualche modo coinvolto nei lavori di sventramento della montagna di Venafro per intubare l’acqua e mandarla senza alcun controllo a Napoli.
Io non so come sia fatta la sua abitazione. Ma se è fatta come ha ridotto l’antica centralina elettrica di Venafro, credo che la sua casa non finirà mai su un libro di storia dell’arte.

Come dice un pezzo di carta attaccato alla recinzione del cantiere, il progettista che passerà alla storia di Venafro per aver ridotto le acque di Venafro in questo stato si chiama M. Turco (… neanche il piacere di sapere il nome di battesimo…) ed è titolare della “Turco Consulting Engineers srl


Nel cerchio lo stemma dell’Ave Gratia Plena

Lo stemma è sparito. Speriamo che per magia riappaia

Sulla sparizione dello stemma dell’Ave Gratia Plena farebbe bene ad indagare l’Arma dei Carabinieri, ma sulle modalità di restauro dell’antica copertura del lavatoio si dovrebbe interessare la magistarura contabile.
Ma dove mai si è visto che, per risanare le strutture metalliche, si proceda al loro tranciamento alla base per poi saldarle a pulitura effettuata?

Tutto con la più totale approssimazione secondo quanto magnificamente descritto dall’articolista di Nuovo Molise.


Intanto sono comparse le famigerate “scorze di banane”, pronte per essere messe a coprire le vergogne.


Intanto sono pronti i montanti per la recinzione da gallinaio

Per quanto mi riguarda, aggiungo solo le foto della terrificante cementificazione.


E questa è la nuova autostrada dell’acqua…

… è proprio il caso di gridare:

AIUTO!

… MAMMA LI TURCHI !!!

Dimenticavo di dire: i lavori ci costano 400 mila euri. Ottocento milioni di lire di una volta!
… e sono convinto che l’impresa ci rimetterà per fare lavori che sono scombinati concettualmente…


Da NUOVO MOLISE

VENAFRO – Non toccate palazzo Liberty. Perchè se verrà recuperato con lo stesso spirito con cui vengono rivalutate le sorgenti di Venafro, sarà la sua definitiva morte.
Adesso di quello splendido palazzo Liberty rimangono ancora significative vestigia, che potrebbero essere cancellate da qualche progettista incolto ed attento solo al guadagno. E sì, perchè quello che stanno facendo al vecchio lavatoio ed alla vecchia centralina dell’Enel è da galera. Per cominciare hanno smontato la tettoia in ferro battuto e lavorato a mano del lavatoio (stile Liberty) che conteneva lo stemma originale della Agv (Ave Gratia Plena- Pia Unione).
Per sostituirla con una tettoia in legno (s’adatterà proprio bene sull’acqua corrente, ndr), su cui hanno incollato plastica nera. Un intervento di quelli che si fanno sulle ville degli arricchiti, per seguire un modernismo di facciata.
E su suggerimento allettante di una nota pubblicità patinata (Uno Più). Eppoi hanno messo soglie su un antico muretto, quello del quadrato, intonacando la vecchia centralina Enel d’inizio 900 come una casa di campagna dei nostri tempi. Adesso manca solo che nel lavatoio mettano ceramica bianca ed illuminazione cafonata (di quelle usate per le piscine dei ricchi) per completare l’opera pia.
Ma possibile che a Venafro si consenta di distruggere anche il bello che rimane e che ci è stato tramandato dai nostri colti antenati?
A parte il vecchio ospedale che ci stanno portando via, qui si viene a «mercificare » anche l’oro delle nostre opere d’arte. Senza che nessuno (a parte la voce isolata dell’architetto Luigi Viscione) si ribelli. Purtroppo questo è il destino della Venafro dei nostri giorni. Ai vecchi nobili gattopardi, che hanno reso bellissimo e mirabile il centro storico cittadino, si sono sostituite iene fameliche che, con l’unico obiettivo di fare soldi, distruggono tutto. Più del terremoto dell’Abruzzo.
Al culto del bello avanza l’idea del kitch.
Delle scene anodizzate e plastificate che magari coprono le vecchie pietre laviche. Di quelle che si trovano proprio di fronte al lavatoio e sono state malamente coperte dall’asfalto. Senza che nessuno si curi di recuperale, di riportale alla luce. E mentre una volta la nostra città importava da Napoli architetti ed artisti di valore immesso, di quelli che hanno per esempio realizzato il palazzetto Liberty, ora giungono gli scarti di quella città. Pieni di soldi e di ori addosso, con la Ferrari parcheggiata dietro l’angolo. E che magari sono pronti a trasformare il corso di un fiume, con la sua storia e la sua natura, in un tubo freddo di cemento.
Così, oltre ad averci sottratto le acque (il cuore del cuore della città), ci rubano anche i colori, i profumi, gli odori, i fiori. Tutto quel poco che ci è rimasto. A questo punto è meglio gridare forte: non mettete la mani sul palazzetto Liberty.
Perchè si rischia di rimpiangere anche quel brutto celeste che fa da sfondo ad una bella parete. E si rischia di rimpiangere anche la possibilità (scusate l’estremo sarcasmo) di non poter assistere ai fuochi della Madonna del Carmine scendere scoppiettanti dalle pareti diroccate del palazzo. Continuando di questo passo la città di Venafro non perderà solo l’ospedale ma la sua stessa identità. Perchè un giorno gli ruberanno anche l’ultimo respiro, la sua stessa anima.

Spread the love

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *