Oggi la chiesa ricorda S. Francesco Caracciolo, nato con il nome di Ascanio, particolarmente venerato in Agnone, ma famoso tra i cuochi per essere il loro patrono.
La particolare circostanza che una malattia contratta a 45 anni abbia costretto Ascanio Caracciolo, fondatore dell’Ordine dei Chierici Regolari Minori, a restare in Agnone, dove morì il 4 giugno 1608, ha costituito per la città molisana motivo di particolare affezione nei suoi confronti.
Nonostante la rigida regola a cui ispirò la sua vita, per essere nato nella vicina Villa S. Maria (Chieti), nota nel mondo soprattutto per essere la città dei cuochi, è divenuto il protettore mondiale degli chef.
Ascanio Caracciolo era diventato famoso per il casuale errore nella consegna di una lettera indirizzata ad un suo omonimo. Ne parlò in maniera estremamente sintetica Piero Bargellini nella sua storia quotidiana dei santi dove ricorda, tra l’altro, che Francesco Caracciolo nel 1840 fu designato anche compatrono di Napoli.
A volte l’errore di un portalettere può essere addirittura provvidenziale. Nel caso del nostro santo l’errore era quasi inevitabile: egli si chiamava Ascanio Caracciolo e aveva il recapito presso la Congregazione dei Bianchi della Giustizia, che si dedicava all’assistenza dei condannati a morte, presso la quale esercitava la stessa opera umanitaria un altro sacerdote con l’identico nome di Ascanio Caracciolo. La lettera era scritta dal genovese Agostino Adorno, venerabile, e da Fabrizio Caracciolo, abate di S. Maria Maggiore di Napoli. I due si rivolgevano ad Ascanio Caracciolo per chiedergli di collaborare alla fondazione di un nuovo Ordine, quello dei Chierici Regolari Minori. Ma a quale dei due Ascanio Caracciolo?
Il postino la recapitò al giovane sacerdote, nato il 13 ottobre 1563 a Villa S. Maria di Chieti e trasferitosi a Napoli a ventidue anni di età per completarvi gli studi teologici. Gli anni della sua giovinezza erano trascorsi senza che nulla di particolare facesse presagire in lui la straordinaria attività apostolica che nella pur breve vita (morì a 45 anni) avrebbe svolto. Con i due committenti si recò all’eremo di Camaldoli per l’elaborazione della Regola, che papa Sisto V approvò il 10 luglio 1588.
A Francesco Caracciolo si deve l’inserimento di un quarto voto, oltre ai consueti di castità, povertà e obbedienza: quello di non accettare alcuna dignità ecclesiastica. L’anno dopo Ascanio Caracciolo emetteva i voti religiosi assumendo il nome di Francesco. Nel 1593 la piccola congregazione, che aveva preso dimora in un’angusta casa nei pressi della Chiesa della Misericordia, tenne il primo capitolo generale e Francesco dovette accettare per obbedienza la carica di preposito generale. Intanto la giovane congregazione approdava a Roma, alla chiesa di S. Agnese in piazza Navona. Scaduto il suo mandato, tornò in Spagna dov’era stato già nel 1593 e vi fondò una casa religiosa a Valladolid e un collegio ad Alcalà. Fu maestro dei novizi a Madrid e di nuovo proposito della casa di S. Maria Maggiore di Napoli.
Le molteplici attività avevano fiaccato la sua già debole fibra. Durante un soggiorno ad Agnone, presso i padri dell’Oratorio, cadde gravemente ammalato e morì il 4 giugno 1608. Il suo corpo, trasportato a Napoli, fu sepolto nella chiesa di S. Maria Maggiore. Il primo dei suoi tanti miracoli, la guarigione di uno storpio proprio durante i funerali, fu la scintilla che accese il gran fuoco della devozione dei napoletani verso questo santo “oriundo”, canonizzato da Pio VII il 24 maggio 1807 ed eletto nel 1840 compatrono della città partenopea.
Piero Bargellini


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