La Veronica nella cripta dell’Annunziata a Jelsi
Franco Valente

La circostanza che oggi la Chiesa ricordi Santa Veronica è un’occasione per ritornare ad occuparci di una particolare raffigurazione che si trova nella cripta dell’Annunziata a Jelsi.
In quest’ambiente di cui ho già parlato diffusamente (http://www.francovalente.it/?p=289 ) tra le altre rappresentazioni vi è quella della guarigione dell’emorroissa, cioè della donna che soffriva di perdite violente di sangue.
Nella raffigurazione di Jelsi, Cristo, seguito dall’apostolo Pietro, si rivolge all’ammalata dal volto sofferente. E’ trattenuta da due donne mentre due uomini con barba conversano tra loro. Complesso è lo sfondo della scena dove si vede una grandiosa architettura che probabilmente vuole riferirsi al Tempio di Gerusalemme.
Questo è il racconto dei vangeli ufficiali di Luca, Matteo e Marco:
Una donna che soffriva di emorragia da dodici anni, e che nessuno era riuscito a guarire, gli si avvicinò alle spalle e gli toccò il lembo del mantello e subito il flusso di sangue si arrestò. Gesù disse: “Chi mi ha toccato?”. Mentre tutti negavano, Pietro disse: “Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia”. Ma Gesù disse: “Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me”. Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, si fece avanti tremando e, gettatasi ai suoi piedi, dichiarò davanti a tutto il popolo il motivo per cui l`aveva toccato, e come era stata subito guarita. Egli le disse: “Figlia, la tua fede ti ha salvata, và in pace!” (Luca 8,43-48), (Matteo 9,18-22) (Marco 5,21-34).
Ma vi è un’altra versione della storia dell’accaduto, perché dal cosiddetto Ciclo di Pilato, uno degli atti non riconosciuti dalla Chiesa e perciò considerato apocrifo, sappiamo che l’emorroissa altri non è che la Veronica.
Questo è il testo del racconto dal “Ciclo di Pilato”. Da questo racconto nasce la tradizione che il nome della Veronica non sia legato all’episodio del volto di Cristo che, secondo una leggenda medioevale, si formò quando lei cercò di asciugare il sangue dal suo volto durante la Via Crucis, quanto invece al fatto che, essendo stata guarita da Cristo, ne abbia dipinto il volto per tenerlo sempre accanto.
Questa storia avvalorebbe l’ipotesi (comunque puramente devozionale) che il nome Veronica significherebbe semplicemente “vera-icona”.
Di Veronica si parla anche nell’altro vangelo apocrifo di Nicodemo, dove, più precisamente, si chiama Berenike e, comunque, viene identificata con l’emorroissa, chiamata pure Basilissa.
Di questa tradizione si occupò pure Eusebio di Cesarea perché, secondo i racconti, Veronica era anch’essa di quella città. Eusebio sostiene di aver visto personalmente la sua casa davanti alla quale ancora sopravviveva, in ricordo del miracolo della guarigione, una statua di bronzo in cui Veronica era raffigurata mentre supplicava il Cristo di guarirla (Historia ecclesiae, VII, 18).
Dal Ciclo di Pilato (8-13):
Volusiano e la Veronica.
Volusiano fu preso poi da un grande desiderio di poter conoscere una qualche sua immagine. Fu
così che un certo Marco andò a svelargli il segreto di una donna. Disse questi a Volusiano:
“Tre anni addietro, guarì una donna da perdite di sangue; ed essa, per amore di colui che l’aveva guarita, mentre Gesù era ancora quaggiù nel suo corpo e ne aveva conoscenza, se ne dipinse l’immagine”.
Volusiano disse al giovane: “Dammi il nome della donna”. Rispose: “Si chiama Veronica e abita a Tiro ».
Volusiano allora diede ordine che la donna gli fosse condotta. E quando la ebbe davanti, Volusiano le disse: “Mi hanno parlato della tua bontà e della tua prudenza. Ora esaudisci la mia richiesta, manifestandomi l’immagine di quel grand’uomo tuo Dio, che ti ha dato la salute del corpo”.
Alla domanda la donna rispose di non avere ciò di cui si parlava.
Volusiano allora, ritenendosi quasi deriso, prese a interrogarla attentamente. E la donna, sebbene malvolentieri e con dispiacere, essendo devota al suo Dio, rivelò il segreto della immagine dell’autore della sua salute.
Egli allora inviò con lei un grande numero di soldati e trovarono l’immagine nascosta in camera sua a capo del letto, là dove lei appoggiava sempre la testa.
Lei stessa la portò a Volusiano, il quale non appena vide l’immagine di Gesù Cristo tremò, l’adorò e disse: “Vi assicuro che avrà una ben amara ricompensa colui che tradì e crocifisse Gesù, che guariva i malati e risuscitava i morti!”.
Volusiano e la Veronica a Roma.
Dopo di questo fece radunare una squadra di navi e si imbarcò con un esercito di soldati,
con Pilato, con la donna di nome Veronica, detta pure Basilla, e l’immagine di Gesù Cristo, diretti alla città di Roma ove giunsero tutti insieme dopo nove mesi.
A Tiberio Cesare fu annunziato l’arrivo di Volusiano. Questi, llora, andò da Tiberio Cesare, si curvò davanti a lui in adorazione, gli narrò le cose accadute e come il ritardo era dovuto a una tempesta marina.
Tiberio gli domandò: “Perché mai non è stato ucciso Pilato?.
Volusiano rispose: “Ebbi timore di offendere la vostra clemenza. L’ho comunque condotto qui ai vostri piedi.
Tiberio Cesare, pieno d’ira, non permise neppure che Pilato vedesse la sua faccia, e ordinò: “Non gli si dia nulla di cotto dal fuoco e nell’acqua!”.
Comandò poi che fosse mandato in esilio in Toscana, nella città di Ameria ove, appunto, fu imprigionato.
Volusiano disse a Tiberio Cesare: “Gesu guarì una donna, e questa, per amor suo, si fece dipingere l’immagine di lui: l’ho portata qui insieme alla donna. Infatti anche la donna volle abbandonare tutti i suoi averi e seguire l’immagine del suo Dio, dicendo: “Non voglio abbandonare la mia vita, la speranza di salvezza e la forza dell’anima mia, bensì ovunque andrà pellegrina la mia speranza, là peregrinerò anch’io poiché essa è la ricchezza della mia anima”.
Guarigione di Tiberio.
Udito ciò, Tiberio Augusto diede ordine che gli fosse presentata la donna e l’immagine di Gesù Cristo. Alla vista della donna e dell’immagine che lei aveva, Tiberio Cesare le disse: “Tu hai avuto l’onore di toccare il lembo del vestito di Gesu!”, e così dicendo guardò l’immagine di Gesù Cristo, fremette, cadde a terra tra le lacrime e adorò l’immagine di Gesù Cristo.
E subito guarì dalla sua malattia e dalla ferita purulenta che aveva internamente.
Sperimentata la forza della sua divinità con la guarigione del suo corpo alla vista dell’immagine, subito diede ordine che la donna Veronica fosse ricolma di ricchezze, di onore e di averi dal pubblico erario, e che l’immagine fosse circondata di oro e di pietre preziose.

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