Questa sera anche a S. Vincenzo al Volturno si celebra S. Lorenzo

Questa sera anche a S. Vincenzo al Volturno si celebra S. Lorenzo.

Franco Valente

Alle ore 20,30 tutti sulla spianata della grande basilica di Josue per sapere dell’intrigo carolingio ai tempi di Carlomagno.

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Oggi è S. Lorenzo, uno dei santi importanti del Monastero di S. Vincenzo

Quando nel 1832 si scoprì una Cripta sulla sponda del Volturno si ritenne di aver trovato la chiesa di S. Lorenzo in Insula costruita, come racconta il Chronicon Vulturnense, dall’abate Epifanio morto nell’842.

Sulla stessa parete, dalla parte opposta all’abside, sono disposte in un unico scenario le vicende finali del martirio dei santi Lorenzo e Stefano.

Anche se i due santi furono martirizzati in luoghi e tempi diversi (il primo a Roma intorno al 258, il secondo a Gerusalemme al tempo degli Apostoli), il contesto in cui si svolgono i due sacrifici è il palazzo romano dell’imperatore Valeriano, i cui elementi architettonici si riducono ad una terna di paraste dalle quali si staccano architravi poggianti sui capitelli, vagamente ionici, di colonne circolari.

Particolare è la decorazione murale degli elementi di aggetto, costituita da spirali fitomorfiche terminate da turgidi boccioli derivate dalla tradizione classica, che ci richiamano le decorazioni miniate in uso per tutto il medioevo, come è il caso della figurazione della Natività sul frontespizio di un vangelo di Matteo del sec. XII.

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Nella scena del martirio di Lorenzo, il santo, completamente nudo, con le mani legate, è steso su una graticola mentre due carnefici, dalla parte dei piedi, lo tengono fermo con lunghe forcine a due punte.

Al disopra della testa sopravvivono alcune lettere dell’originale SCS LAURENTIUS.

Appare evidente il riferimento iconografico alla Passio di S. Lorenzo del Martirologio di Adone dove si legge che gli aguzzini  agivano desuper comprimentes furcis ferreis.

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La scritta verticale, carnifices, sembra tratta dal carme damasiano in onore di S. Lorenzo: verbera carnifices flammas tormenta catenas vincere Laurenti sola  fides potuit.

Nella parte opposta, sulla sinistra, un terzo carnefice, anch’esso come gli altri vestito di una tunichetta a mezza gamba e calzato con stivaletti di cuoio, volge le spalle al fuoco come per ripararsi dal calore trattenendo la fune con la quale è legato il martire. In alto a sinistra è la figura incombente dell’imperatore Valeriano che, seduto sul cuscino di velluto di un ricco trono ornato da perle e pietre preziose, si piega in avanti a confermare l’ordine impartito agli esecutori. Al centro un angelo piombante, dalle ali multicolori e la lunga tunica, scende a testa in giù in soccorso di S. Lorenzo.

Complessivamente le due scene creano la sensazione di un grande turbinio provocato da un soffio che sembra entrare nell’ambiente dalla finestrella posta sulla destra della composizione.

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Movimento di aria evidenziato sia dallo svolazzare degli abiti dei carnefici, sia dall’arrivo dell’angelo, sia dal sollevarsi del mantello alle spalle dell’imperatore e che si pone in contrasto con l’assoluta immobilità che pervade lo spazio individuato dall’abside della cripta.

Sul culto per i due santi, associato a quello per S. Vincenzo, non possiamo non fare riferimento alla tradizione volturnense della quale abbiamo parlato a proposito del sogno che l’imperatore Costantino avrebbe fatto quando decise di fondare in quel luogo un basilica dedicata al santo di Saragozza.

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