Questa sera a Venafro si parla di una dea: Venere

12 agosto. Questa sera a Venafro si parla di una dea: Venere

Ore 21, nel chiostro del museo archeologico di S. Chiara

loc venere

Varcando la soglia del museo, la scorsi in fondo una sala, bella come l’avevo immaginata.
Le manca la testa, non possiede un braccio; eppure, giammai una figura umana mi è apparsa più stupenda e fascinosa.
Non è affatto la donna dei poeti, la donna favoleggiata, la donna divina e maestosa, come la Venere di Milo, è la donna tale come è, come la si ama, come la si desidera, come la si vuole stringere.
E’ prosperosa, col seno florido, l’anca robusta e la gamba vigorosa; è una Venere carnale che quando la si vede , in piedi, è naturale immaginarla coricata. Il braccio perduto celava i seni; con la mano rimasta solleva un panno col quale copre, con grazia, i fascini più intimi.
Tutto il corpo è fatto, ideato, inclinato per questo movimento, tutte le linee vi confluiscono, tutto il pensiero vi concorre.
Questo gesto semplice e naturale, pregno di pudore e di sensualità, che nasconde e mostra, che vela e svela,che attrae e allontana, sembra definire tutti i caratteri della donna sulla terra.
Il marmo è vivo…
La Venere di Siracusa è una donna, ed è pure il simbolo della carne …. è l’espressione perfetta della bellezza esuberante, sana e semplice……
Non ha la testa!
E che importa?
Il simbolo ne è uscito più completo.
E’ un corpo di donna che esprime tutta la reale poesia della carezza……
La figura di marmo che ho veduto a Siracusa è proprio l’umana trappola intuita dall’artista antico: è la donna che copre e rivela a un tempo lo stupefacente mistero della vita.

Guy de Maupassant

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