15 agosto, festa dell’Assunta. Nella storia della Cristianità, la più antica immagine della Madonna Assunta in Cielo si trova nel Molise
Franco Valente

La più antica rappresentazione della Madonna Assunta in Cielo che si conosca al mondo si trova nel Molise, a S. Vincenzo al Volturno.
Le pitture furono eseguite intorno all’840, poco prima della morte dell’abate Epifanio che ne fu il committente e che resse l’abbazia dall’824 all’842.
Forse proprio a S. Vincenzo al Volturno spetta anche il primato della istituzione della festa dell’Assunta al 15 di agosto che si fa risalire ai tempi di Carlomagno e di Ambrogio Autperto che ne trattò nella sua originale opera In festo Assumptionis
Nella Cripta di Epifanio a S. Vincenzo al Volturno l’immagine della Madonna assunta in cielo campeggia al centro della pseudo-cupola, all’interno di una calotta azzurra contornata da due fasce, una rossa ed un’altra azzurra, trapuntate di stelle, con una scritta verticale alla sua sinistra dove si legge SCA MARIA.
Ritratta in atteggiamento regale, è seduta su un cuscino di porpora di un trono che, come il poggiapiedi, è ornato di perle e pietre preziose. Il viso, inquadrato da una grande aureola dorata, è ormai molto rovinato ma si riconoscono vistosi orecchini penduli ed una ricercata acconciatura nei capelli tenuti molto alti, parzialmente raccolti in un velo che scende alle spalle.
E’ vestita con una grande dalmatica rossastra dalla larga orlatura dorata che nella parte centrale forma un clavo. Dalle larghe maniche bianche escono gli avambracci fasciati dalla stoffa preziosa della tunica ocra che spunta anche sulla parte bassa della veste a coprire parte dei piedi calzati da pantofole regali arricchite da fili di perle.

La mano destra è decisamente aperta con le dita allargate ed il palmo rivolto verso chi guarda, mentre la sinistra regge un grande libro aperto poggiato sulle gambe e le cui pagine riportano a grandi lettere la scritta BEATAM ME DICENT.
Nella posizione della mano destra, nella scritta del libro e nell’atteggiamento regale della Madonna va cercata la chiave di lettura della composizione e si possono desumere i significati della sua presenza nella sfera celeste.
L’evangelista Luca, che peraltro nella tradizione bizantina viene considerato colui che per primo abbia eseguito un ritratto della Madonna, racconta nei versetti del Magnificat l’incontro tra Maria ancora incinta e la cugina Elisabetta. Nella versione latina la Madre di Dio dice: Ecce enim ex hoc beatam me dicent omnes generationes.
Tuttavia, è evidente che il versetto non si colleghi solamente allo stato fisico raffigurato; infatti, la Madonna non appare incinta e quindi la frase riportata sul libro aperto serve ad evocare un rapporto che è significativo per la sostanza e non per la forma: Gesù Cristo, che è Dio, è figlio di Maria.
Un rapporto che tende ad esaltare il ruolo determinante di Maria nella storia della salvezza dell’umanità e che Autperto aveva ben evidenziato in una sua originale omelia In festo Assumptionis.
Per il fatto di essere la Madre di Dio, la Madonna è la Regina dell’Universo e come tale esercita il potere su tutte le cose assisa su un trono al centro della sfera celeste.

E la mano rivolta verso chi la guarda, con il palmo vistosamente aperto per la esagerata snellezza delle lunghe dita, sembra raccogliere la potenza che è insita nel suo ventre per emanarla verso l’esterno.
Una mano che non è certamente segno di sbigottimento come quella che vediamo nella raffigurazione del momento in cui riceve l’annunzio dall’angelo Gabriele, ma che è l’espressione della consapevolezza della sua decisiva partecipazione agli avvenimenti della grande vicenda umana nei suoi rapporti con il Divino.


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