
Primo Piano Molise, lunedì 24 agosto 2009, pagina 3
di Sabrina Varriano
Il tour di Valente, va in scena la storia del Molise

Un successo l’ultima idea dell’architetto venafrano
Monologhi sull’arte: racconta il passato, denuncia gli scempi, attacca i politici facendo tappa nei luoghi più suggestivi della regione
CAMPOBASSO. Sorprendente. Per una lunga serie di ragioni.
Sorprendente per i contenuti: un’arte, una storia che spesso si millantano, ma che mai si svelano nei fatti. Sanniti, sanniti, glorie che furono, ma chi erano, che facevano, dove vivevano? Franco Valente lo spiega.
Sorprendente per i corsi e i ricorsi: le grandi leggende ed epopee, anche agiografiche, non solo il Molise le ha vissute, ma dal Molise, fulcro centrale di intrecci tra casati e nobiltà, sono partite o tornate. Popoli dominatori, popoli dominati, gli stessi che riempiono i libri di scuola hanno camminato, costruito, distrutto, recuperato, straziato questo nostro territorio da secoli pigramente assorto a dimostrare di non valere granché. Franco Valente lo denuncia.
Sorprendente è sentire, vedere, osservare la presuntuosa opera di recupero, nei pochi casi che c’è stata, spesso operata come un sacrilegio e non come un atto di amore, devozione e rispetto per il passato. Franco Valente attacca.
Sorprendente è trovarsi di fronte una platea ammirata che in una notte di estate inoltrata riempie il teatro sannitico di Sepino per gustarsi una lezione di arte e architettura, di critica politica e civile. Franco Valente piace.
E’ bella e importante l’avventura narrativa che l’architetto di Venafro, con una militanza tutta personale nelle fila del Pd, sta portando in giro nei luoghi più suggestivi del Molise.

Sabato sera era a Sepino per spiegare com’è stato scoperto lo splendido teatro, perché prima il posto si chiamava Saepinum e poi Altilia, perché la storia della patrona del paese, Santa Cristina, storia intrisa di martiri e conflitti tra cristiani e pagani, arrivi giù fino a Palermo e poi ritorni nell’urna di Sepino.

Sanniti, romani, longobardi e normanni: ecco chi ha lasciato un segno del proprio passaggio, della propria presenza in questo angolo di Molise che ruota attorno al Matese. Popoli che si sono compenetrati, che si sono mischiati e le cui epopee si possono raccontare lasciando defluire aneddoti che si innestano tutti su un solo filo conduttore. La corruzione ai tempi dei romani (funzionari che rubavano pecore ai pastori) redarguita da epigrafi sulla porta di Saepinum. La capacità di costruire con malta resistente a terremoti che si sono susseguiti nel corso dei secoli. L’incapacità troppo ricorrente nei tempi recenti di saper restaurare. Franco Valente la chiama ‘imbecillità’.
Imbecillità delle varie soprintendenze “che hanno posto betonelle sul selciato del tratturo” (e non solo), imbecillità delle varie classi politiche che non hanno saputo riconoscere che il sito di Altilia è potenzialmente una miniera d’oro per l’economia turistica del Molise, imbecillità collettiva più o meno diffusa di non saper apprezzare né vantarsi di un patrimonio artistico che buona parte del mondo può invidiare.
Il massiccio architetto racconta tutto questo in una maniera disarmante: è al centro della scena, con un microfono in mano. Accanto a sé il telo di un cineproiettore su cui scorrono per suo comando diapositive. Di scenografico ben poco. Eppure il tempo scorre e non ci si annoia mai.
Il Molise è bello: questo è lo spettacolo. Franco Valente è la voce narrante di uno studio scientifico. Che mai sfugge alle amarezze che un occhio consapevole, il suo, è costretto a incassare come un pugno.
La risposta del pubblico a questo ciclo di lezioni è poi l’altra parte dello spettacolo. Una risposta di vera partecipazione. In tanti hanno ascoltato la storia di Castel San Vincenzo, di Civitacampomarano, di Venafro. Sabato quella di Sepino. Il 31 agosto l’ultimo spettacolo a Trivento. E un altro paese del Molise potrà scoprire quanti fasti nascosti e mai citati custodiscono le sue origini.
Sabrina Varriano
(da Primo Piano Molise, lunedì 24 agosto 2009, pagina 3)

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