Paese che vai, croce che trovi: Duronia e Molise
Franco Valente
La ricerca delle croci stazionarie nella nostra regione ormai è divenuta per me l’occasione per una ricognizione, spesso dolorosa, delle condizioni generali dei nostri centri antichi. Sebbene abbia l’impressione che negli ultimi tempi un certo ravvedimento nel gusto si stia diffondendo, devo amaramente constatare che i guasti che ancora si fanno sono inimmaginabili.
Guasti che si aggiungono a quelli fatti tra gli anni Sessanta e Novanta quando nel nostro territorio regionale sembra essere invalso il desiderio di un modernismo che il più delle volte si è tradotto in una insana demolizione di tutto ciò che dava fastidio alle automobili.
Da queste drammatiche iniziative non si sono dissociati, spesso, i parroci che, con estrema superficialità, se non hanno promosso, hanno comunque consentito la demolizione di pezzi fondamentali della storia della comunità.
Un esempio clamoroso è Duronia dove una chiesa dallo stile dolomitico ha stravolto i luoghi che una volta erano occupati da una modesta ma significativa cappella dedicata a S. Rocco.
Una cappella di cui nessuno ricorda più nulla se non don Gino, il parroco attuale, che con una punta di rassegnazione mostra uno spigolo della chiesa diruta nei pressi della croce stazionaria che, a dispetto della insensibilità umana, ancora testimonia la volontà della comunità locale di invocare il Cristo a protezione dell’abitato.
Situazione certamente non migliore a Molise, anche se chiese dolomitiche non vi sono fortunatamente nate.
La croce stazionaria di Duronia
Credo che la data A.D. 1859 scolpita su un lato del pilastrino di appoggio della croce porti fuori strada per stabilire l’epoca della esecuzione. Dovrebbe essere un riferimento ad un qualche suo spostamento perché il suo carattere stilistico e la sua fattura la fanno sembrare più antica.
La datazione per questi elementi di culto, che hanno caratterizzato la storia liturgica del Molise, è sempre controversa e un ulteriore confusione è venuta da una tendenza di alcuni poco credibili cultori locali che si sono sbilanciati a definirli bizantini anche quando erano marchiati da date non anteriori al XVIII secolo.
La croce di Duronia, tra le più semplici, rientra tra quelle che potrebbero essere definite a croce guelfa per le analogie a forme che appartengono all’architettura tardo medioevale e rinascimentale del centro della Penisola anche se un richiamo stilistico va fatto con le croci che fanno parte della tradizione nordica europea e che vengono spesso impropriamente definite celtiche.
Nella sua essenzialità mostra l’immagine del Cristo cocifisso con le braccia perfettamente allineate con il legno su cui è inchiodato fino a creare una sensazione di stiramento. Il capo, dai lunghi capelli e privo della corona di spine, è leggermente chinato sulla sua destra. Sul braccio centrale della croce il cartiglio dal quale è scomparso l’INRI. E’ presumibile che in basso vi fosse il solito cranio di Adamo, ma l’abbondante mano di cemento che ne garantisce il collegamento alla base non permette di affermarlo con certezza.
Il cerchio perimetrale che si sovrappone alla croce di supporto è decorato con racemi stilizzati che, simmetricamente vanno a congiungersi nella parte alta. Le punte esterne dei bracci della croce sono arrotondati e decorati da rosette abbottonate.
Il prospetto posteriore non reca nulla di particolare essendosi limitato il lapicida a decorarla con una rosa centrale a quattro petali in forma di croce chiusa in un cerchio con quattro foglie anch’esse in croce. La decorazione circolare è costituita da listelli uniti da legacci a spirale.
Un particolare del pilastrino di base, invece, sembra possa avere un significato particolare e, forse, ci aiuta a capire in funzione stazionaria di quale chiesa sia stata realizzata.
I quattro peduncoli decorativi del dado che regge la croce è in forma di conchiglia. E’ evidente che sia un riferimento ad uno degli attributi di un santo pellegrino. Più precisamente, è uno degli attributi di S. Rocco. Nel Molise e nell’Italia vi fu un fiorire di chiese dedicate a quel santo dopo la peste disastrosa del 1656. La gran parte dei nostri paesi molisani ancora oggi ricorda la presenza di chiese dedicate al santo di Montepellier, sempre poste fuori della porta principale del nucleo urbano a proteggerlo dal terribile morbo.
Certamente fu il caso di Duronia che ritenne di garantirsi la protezione ponendo una cappella dedicata a quel santo nelle immediate vicinanze della porta da basso del paese. E se della chiesa distrutta recentemente rimane solo una piccola traccia nello spigolo della roccia, del simbolo di S. Rocco si è salvato questo piccolo particolare della croce che, a memoria dei locali, era sistemata nella parte bassa del suo sagrato.
La croce stazionaria di Molise
Come altre croci molisane, anche quella di Molise ha dovuto rassegnarsi alla prepotenza delle automobili. Per lungo tempo depositata nella chiesa di S. Rocco, davanti alla quale in origine doveva essere posta, nel 2003 è stata opportunamente ricollocata, nei pezzi sopravvissuti, all’interno della chiesa di S. Nicola.
Ha la tipica forma delle croci settecentesche con i bracci a terminazione trilobata. Si tratta di un’opera certamente fatta da uno scalpellino locale che trasse ispirazione da altre croci del territorio.
Ma se lo stile è decisamente tozzo, altrettanto non può dirsi della scelta degli elementi simbolici ed iconografici.
Purtroppo la perdita della parte inferiore non permette di capire come si appoggiasse alla colonna, ma quello che rimane di quella superiore è sufficiente a far capire quale fosse il senso della composizione che risulta iconologicamente derivata dalla tradizione locale del culto a S. Onorato e S. Nicola.
La figura di Cristo, molto rovinata, è inchiodata direttamente sulla base della croce ed ha le braccia ad Y ad accentuare la sensazione della trazione verso il basso.
In alto un insolito cartiglio, in forma arrotondata con ricciolo, reca l’acronimo INRI con la N speculare.
Alla destra di Cristo è scolpito il busto di un santo coronato che sarebbe di difficile identificazione. se due rozze lettere S. O. che ancora sopravvivono in basso non chiarissero in maniera inequivocabile che si tratti di S. Onorato che è il santo patrono di Molise ed il cui busto ligneo, probabilmente della stessa epoca della croce lapidea, si conserva in questa chiesa.
Secondo la tradizione le reliquie di S. Onorato, martire delle prime persecuzioni, furono portate a Molise nel 1716. Questa data, pertanto, costituisce per la croce di Molise un termine sicuro per la sua datazione
L’altra figura sulla parte opposta è di un santo vescovo con la mitra sula capo ed un pastorale con ricciolo tenuto con il braccio sinistro. Insolita è la presenza di un bambino sul braccio destro. Che si tratti di S. Nicola, protettore peraltro dei bambini, non vi sono dubbi. Lo confermano le lettere puntate in basso: S. NI..
Sul prospetto posteriore la parte centrale è occupata da un sole raggiato, con il raggio centrale in alto in forma di croce, che tiene al centro l’acronimo IHS (Iesus Hominum Salvator) con la piccola croce a rilievo sull’H.
A destra e sinistra sono posti due candelieri con candela accesa mentre in alto, sotto una rosetta a sei petali abbottonata vi è un’incomprensibile parola molto rovinata che sembra essere IESM.


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