Romeo Musa nel Molise degli anni Venti
Franco Valente
Romeo Musa è considerato uno dei più importanti (se non il più importante) xilografo italiano. Nato a Calice, una frazione di Bedonia (Emilia-Romagna) nel 1882, morì a Milano nel 1960.
Visse nel Molise per una decina di anni dopo la prima guerra mondiale. Era venuto nel Molise per insegnare disegno nell’Istituto Magistrale di Campobasso e in quel periodo produsse una serie incredibile di opere che ancora sono il vanto di questa regione.
Collaborò, tra l’altro, all’illustrazione del volume di Domenico Sassi A storie de Sande Le’, nel 1928.

Particolare delle traglie di Gambatesa
Ma le pitture che più delle altre illustrano il Molise si trovano nel salone del Convitto Nazionale Mario Pagano.
Copie fotografiche di esse sono esposte nel museo del Seminario di Bedonia, sull’Appennino emiliano, dove l’artista viene ricordato con la sua Opera Omnia che in parte è dedicata anche a quelle opere che dettero lustro alle tradizioni molisane. Ma i molisani spesso hanno memoria corta e non sempre rivolgono il doveroso ringraziamento a chi onorò la loro terra.
Mauro Gioielli qualche anno fa, nel 1998, gli dedicò sulla rivista Utriculus due pagine ricordando una xilografia campobassana, quella degli zampognari sotto il castello Monforte. Dopo Gioielli, per quello che ne so, nel Molise il silenzio più totale su Romeo Musa.
Cerco di rimediare nel mio piccolo mostrando le belle pitture del Mario Pagano che permettono di volare con la fantasia nel Molise reale degli anni Venti.
Sagra sul Matese
La carrese di S. Martino in Pensilis

Il castello di Castropignano

Rovine di una chiesa di Castropignano
Trebbiatura in agro di Campobasso

Il castello di Termoli

Neve a Campobasso

S. Vincenzo al Volturno

Aratura a S. Maria della Strada

Il castello di Carpinone
Le traglie di Gambatesa
Post Scriptum:
Mi fa piacere sapere che le immagini di Romeo Musa nel Convitto Mario Pagano abbiano determinato un particolare interesse dei lettori di questo sito tant’è che sono state centinaia gli accessi in queste ore. Perciò mi sembra buono riportare l’articolo che Giacomo Donati pubblicò nel 2004 su
Penne e pennivendoli Molisani
http://pennemolisane.splinder.com/archive/2004-04
Anche per dare onore al sammartinese Domenico Sassi che fu l’ispiratore, con le sue poesie, delle xilografie dedicate a San Leo e per ringraziare Giuseppe Zio che ne sta curando una opportuna riedizione.
Giacomo Donati
San Leo nelle xilografie di Romeo Musa

Romeo Musa, Sande Lé, bbenediciu Ssammartine!
I bambini della V A e V B della Scuola Elementare dell’Istituto Comprensivo di San Martino in Pensilis hanno dato vita ad una ricostruzione cinematografica della leggenda di San Leo, il santo patrono. Si tratta di un intelligente riadattamento della “Storie de Sande Lé”, il poemetto in vernacolo del poeta sammartinese Domenico Sassi. Documento d’arte e interazione fra i bambini e gli insegnanti, con la supervisione del regista teatrale Ugo Ciarfeo e la sensibilissima regia di Luigi Garofalo, “’A Legende de Sande Lé” è un’opera di vero cinema, di tenerissima poesia.
La ribalta della cronaca (fonte: Caterina Sottile, “Primonumero” 26 febbraio 2004) ci offre l’occasione per ripresentare le belle xilografie del professor Romeo Musa (1882-1960) che hanno impreziosito il poemetto di Domenico Sassi nell’edizione della Rivista del Molise Editrice, datata Campobasso 1927.

Romeo Musa, Autoritratto
Nativo di una piccola frazione di Bedonia (Parma), Musa è forse il maggior incisore italiano su legno del Novecento. I soggetti raffigurati con grande vigore e forza espressiva spaziano dalla vita quotidiana al sacro, al fantastico delle favole. L’artista ha raffigurato volti e costumi del Molise, dove ha lavorato per un decennio a cavallo degli anni Trenta, e di altre regioni italiane, privilegiando con occhio curioso e attento le montagne emiliane. Come pittore, capace di rappresentazioni ricche ed intense, Musa ha lasciato una larga messe di tele di vita tradizionale nell’aula magna del Convitto “Mario Pagano” e alcuni affreschi nella cattedrale di Campobasso.

Romeo Musa, ‘A vite de Sante Lé
‘A vite de Sande Lé. Leo, sacerdote e monaco benedettino, entrato nel convento di San Felice, non lontano dalle terre di Cliternia, vive santamente, predicando e guarendo molti malati:
… U Segnore che tutte véd’ e ssènte
Pe premeiarlu de sta granda féde
Vevènt’ ancor’ a Ssande Lé putènte
De fà grazie e meracuele cuengède.
Proclamato santo dal popolo e dal vescovo di Larino, Leo muore un 2 maggio attorno all’anno mille ed è sepolto nello stesso convento di San Felice, che però non molti anni dopo sarà abbandonato per le continue invasioni barbariche e per i frequenti terremoti.

Romeo Musa, ‘A schepérte du corpe sande
‘A schepèrte du corpe sande. Il corpo del Santo rimane più di un secolo sepolto sotto l’altare finché un giorno, durante una battuta di caccia, il Conte di Loretello, Roberto di Bassavilla, fra il 1154 e il 1182, non scopre una lapide che porta incise queste parole: “Qui giace il corpo del Beato Leone”. Sotto la pesante pietra, trova un’urna, circondata da un’aureola di luce abbagliante, che contiene intatte le ossa del santo. Roberto e i nobili cavalieri che lo accompagnano s’inginocchiano e ringraziano Iddio della scoperta. Ma, ognuno di loro vuole avere per il proprio paese le preziose reliquie, per cui si accende una aspra contesa, e sul tumulo del santo si mette mano alle spade. Ma,
Viste ch’ ‘a cose ce mettéve male,
U Conte du Retiélle, coccia fine,
Te cacce ‘na preposte geniiale…
Decederrai’ u Véscheve da Rine.

Romeo Musa, Sande Lé ngopp’ a nu carre vé Ssammartine
Sand Lé mgopp’ a ‘nu carre vé Ssammartine. Il vescovo di Larino propone di aggiogare due buoi a un carro con l’urna preziosa e lasciarli correre liberamente. Sarà San Leo stesso a guidarli al paese prescelto. I buoi, fra le grida e le preghiere dei cacciatori, iniziano una corsa precipitosa per le circostanti colline. Una dopo l’altra attraversano le terre dei nobili convenuti alla caccia. Rotello, Ururi, Chieuti, Campomarino dischiudono festanti le porte per accogliere le reliquie; ma il carro passa oltre. Il giorno trenta d’aprile gli abitanti di San Martino in Pensilis vedono arrivare il carro in paese. Si riversano in piazza e fra canti di giubilio lo vedono fermare davanti alla chiesa di Santa Maria.
Mo chiagnene pa ggioie tutt’ i ggènte
N’ciéle cchiù bèlle sta lecènn’ u sole…
E stu paiése ‘cclame Pretettore
Sande Lé nostre cu cchiù grand’ unore!
A perpetua memoria dell’avvenimento, da allora i sammartinesi, il trenta aprile d’ogni anno, con carri tirati da buoi, si recheranno a visitare la fossa in cui giaceva San Leo, per poi tornare in paese ripercorrendo la strada fatta dal carro con le sacre reliquie. Lungo la via spesso si accenderanno gare di velocità. Forse nascerà così la tradizionale corsa dei carri di San Martino in Pensilis.

Romeo Musa, ‘Nu meraquele de sande Lé
‘Nu meraquele de Sande Lé. A Buenos Aires un emigrante sammartinese, devoto di San Leo, cade gravemente ammalato, gettando nella disperazione la moglie e i sette figli. Si raccomanda a San Leo…
E l’uocchie a vi du cièle avezanne
‘Nu ragge d’ore véde a ccape u lètte
Ch’ u selléve da tanta pén’ e ffanne!
Ieve Sande Lé nostre benedétte
Ch’ a vi de quillu povere guardanne,
De luce nghiéve tutte lla casétte
E redènn’ i decéve nghempedènze:
“Nde scueraggì… ca Sande Lé ce pènze!”.
Il raggio d’oro e l’esortazione a non scoraggiarsi preannunciano la guarigione miracolosa.
E nzì che dur’ u pan’ e dur’ u vine
Ebbiva Sande Lé de Sammartine!
(Nota bene: il testo, già inserito sotto la data di domenica 7 marzo, è stato qui riprodotto per onorare la carrese e la festa di San Leo protettore di San Martino in Pensilis).
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