Oggi 28 novembre la chiesa onora S. Giacomo della Marca, il nemico degli usurai.

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Oggi 28 novembre la chiesa onora S. Giacomo della Marca, il nemico degli usurai.

Nel Molise almeno due rappresentazioni lo ricordano.

Una si trova a Venafro. L’altra nel Convento di S. Maria a Toro.

Nel quadro di Venafro è associato a S. Giovanni Evangelista. I due santi non avrebbero nulla in comune se non la circostanza che ambedue abbiano subito il tentativo di avvelenamento.

Sulla sinistra vi è l’immagine di S. Giovanni Evangelista che si riconosce immediatamente per una serie di attributi che vanno dalla solita tunica verde con il mantello rosso, il suo Vangelo aperto nella mano sinistra e l’aquila del Tetramorfo che regge con il becco lo stilo usato dall’apostolo per scrivere.

Sulla destra, invece, la figura di un santo francescano dal volto emaciato che regge un bastone pastorale mentre la mitra è a terra in segno si rinuncia all’episcopato, rivela che si tratti di S. Giacomo della Marca che fu celebre soprattutto per la sua lotta contro l’usura e per le sue ferventi predicazioni.

L’immagine di un putto che regge un calice dal quale spunta una vipera spiega le affinità tra i due santi.

Giacomo era nato a Monteprandone nelle Marche nel 1394. Pastore e porcaio nell’infanzia, appassionato di medicina e giurisprudenza, dopo varie peripezie frequentò l’università di Perugia passando poi a Firenze e a Bibbiena. Nel vicino convento della Verna  e poi a S. Maria degli Angioli maturò la volontà di darsi alla vita religiosa iniziando una peregrinazione che lo portò a predicare in varie parti d’Europa per tornare poi in Italia e raggiungere definitivamente Napoli dove morì nel 1476.

Durante le sue lotte contro l’usura e gli usurai “la cui morte è desiderata da tutti”, dicono i suoi biografi, subì vari tentativi di avvelenamento dai quali, però, uscì sempre illeso. Questo è il motivo per cui gran parte degli artisti che lo hanno rappresentato hanno associato alla sua immagine il calice con la vipera, in analogia con l’episodio attribuito alla vita di S. Giovanni Evangelista.

Non si conosce il nome dell’artista del quadro venafrano, ma in epoca immediatamente successiva alla esecuzione dell’opera il parroco Patrasso, che l’aveva commissionata a sue spese insieme a suo fratello Giovanni Stefano, nel 1709 fece aggiungere un’epigrafe di cui si legge a malapena: PAROCVS  PATRASSO / EIVSQue FRATER IOAnNES STEPHANus / PICTOR  SVmTIBus PROPRYS HOC SACellum / ERexRVnT ET RENOVArunt OMNIA CONVTA. A. D. 1709

S.GiacomoMarca

Invece delle pitture del convento di Toro sappiamo molto di più dal prezioso volume di Giovanni Mascia che ne ha ricostruito la storia individuando, il nome dell’autore nel pittore molisano Bartolomeo Mastropietro anche sulla scorta di puntuali analisi iconografiche e stilistiche di Dante Gentile Lorusso sul complesso e variegato mondo artistico di quell’epoca.

Una delle lunette del chiostro è dedicata a S. Giacomo della Marca che vi è ritratto seduto su una nuvola mentre tiene in mano il calice con il serpentello. Ai suoi piedi il Vesuvio che esplode e una processione di frati che esce da una delle porte della città.

Una didascalia precisa i motivi della dedica: RIDER POTEA L’UOM CHE NEL DILUVIO / EBBE LO SCAMPO SOL NELL’ARCO ASSISO / NAPOLI OTTIENE PUR DA PARADISO / PER GIACOMO LO SCAMPO DAL VESUVIO.

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