L’altare di S. Gaetano a Roccamandolfi
(prima parte)
Franco Valente

La chiesa madre di Roccamandolfi è dedicata a S. Giacomo il Maggiore, vi si venera particolarmente S.Liberato il cui corpo fu traslato dai Pignatelli nel XVIII secolo da una tomba romana, ma un culto particolare era riservato a S. Gaetano di Thiene a cui la congrega del Monte dei Morti dedicò un altare che ebbe nel tempo il sostegno dei Pignatelli.
Dell’incarico per la realizzazione dell’apparato marmoreo, del quale torneremo a parlare diffusamente, la chiesa di Roccamandolfi conserva mirabilmente una puntuale documentazione dalla quale si ricava non solo che l’autore fu Gianbattista Massotti, uno dei più prestigiosi artisti marmorari napoletani del primo Settecento, ma anche i particolari dell’avventuroso viaggio che fecero i pezzi per giungere a Rocca.
Ma ora ci interessiamo di un’altra cosa.
Nel 1995 Silvana De Gregorio, una giovane ricercatrice molisana, scoprì che un disegno di Paolo Saverio Di Zinno, oggi conservato nella Biblioteca Provinciale Albino di Campobasso, era lo schizzo preparatorio della statua dedicata a S. Gaetano di Thiene che l’artista campobassano poi realizzò per la parrocchiale di S. Giacomo a Roccamandolfi.
Non mi pare che possa in alcun modo dubitarsi dell’intuizione della De Gregorio, anche perché nell’archivio parrocchiale esiste un documento contabile della Congrega del Monte dei Morti dal quale si ricava che il sodalizio si era rivolto nel 1772 a un non meglio precisato artista di Campobasso per l’esecuzione di una statua dedicata a S. Gaetano. (Fonti per la storia di una comunità molisana)

Il confronto tra la statua di legno ancora esistente e lo schizzo autografo di Paolo Saverio di Zinno non permette di avere alcun dubbio sull’attribuzione.
Un solo particolare manca: il bambinello che nello schizzo era nelle braccia del santo di Thiene. Evidentemente a Roccamandolfi qualcuno lo ha sottratto alla statua originale e S. Gaetano ora si atteggia inutilmente a sostenerlo.

Riporto una bella ed ampia scheda (non sono riuscito a sapere chi è l’autore del testo) su Paolo Saverio Di Zinno che ho trovato sul sito ufficiale della Provincia di Campobasso
http://www.provincia.campobasso.it/cultura/arte/index.htm#dizinno
Paolo Saverio Di Zinno
Campobasso 1718-1781
Dell’infanzia e dell’adolescenza non si hanno notizie. Nel 1737 si reca a Napoli presso la bottega del poco noto maestro Gennaro Franzese per imparare il mestiere di scultore, aiutato economicamente dai fratelli, con l’impegno di rimanervi per cinque anni. Ritornato a Campobasso, trova mutato lo scenario della città ed egli si ritrova eletto al governo locale. Comincia la sua attività di scultore, anche se all’inizio le commissioni scarseggiano.
Eletto al Governo della Confraternita di Santa Maria della Croce, nel 1759 finisce in carcere accusato di “procedure irregolari”; scagionato, viene liberato, continuando a gestire, ma ancora per poco, la vita della Confraternita. Si afferma come scultore del legno; il suo prestigio cresce, le commissioni diventano innumerevoli e, unitamente a lasciti della sua famiglia e di quella, agiata, della moglie, ha guadagni che gli permettono un buon tenore di vita. L’apice della carriera e del prestigio viene toccato quando gli viene affidata la reinvenzione de I Misteri del Corpus Domini.
Muore a Campobasso nel 1781, lasciando una cospicua eredità sia patrimoniale che artistica.
Il periodo fondamentale per l’evoluzione artistica di Di Zinno è quello napoletano, nel cui ambiente apprese tecniche e tecnologie nonché approfondite conoscenze delle qualità tecniche ed espressive degli artisti suoi coetanei (fu egli stesso committente, nel periodo di governatorato della Congregazione di Santa Maria della Croce a Campobasso).
Le sculture lignee di Di Zinno sono numerosissime, presenti in buona parte delle chiese del Molise, in Campania, in Puglia, in Abruzzo; di soggetto esclusivamente sacro, circa 30 di quelle catalogate sono firmate e datate (dal 1745 al 1781), altre 68 sono di attribuzione accolta.
La specializzazione in scultura lignea (scultura processionale) è alla base della sua opera più rilevante, le “macchine viventi” dei Misteri del Corpus Domini: su robusti tavoloni si sviluppa una infrastruttura di ferro ed acciaio dal cui tronco si dipartono rami incrociati, di forma e lunghezza rapportate alla loro funzione, che è quella di sorreggere dei figuranti vivi.
Ogni piattaforma è portata in spalla a marcia cadenzata, sorvegliata da un “capo-mistero”, da una serie di portatori. Le macchine, commissionate da tre confraternite della città (di S. Antonio Abate, di Santa Maria della Croce e della Trinità), erano mantenute dalle stesse confraternite con una rendita annuale per le spese di conservazione, vestizione e trasporto per il giorno della festa (il Corpus Domini).
Delle 24 macchine ideate da Di Zinno, solo 18 uscirono in pubblico in quanto sei non ressero alle prove finali; altre 4 rimasero gravemente danneggiate nel terremoto del 1805. L’ideazione dei Misteri, verso il primo decennio della seconda metà del XVIII secolo, si colloca in piena tendenza barocca, ed ha come punto di riferimento Napoli. “Ovunque nel meridione il modello napoletano della festa barocca era stato adottato a specifiche tradizioni locali, sia mediante ristrutturazioni radicali, sia ideando una nuova veste barocca che venne sovrapposta alle antiche forme medioevali” (i “Gigli” di Nola, il Cristo Morto a Procida, ecc.).
Bibliografia: N. Felice-R. Lattuada, Paolo Saverio Di Zinno. Arte ed effimero barocco nel Molise del Settecento, Campobasso 1996, con bibliografie precedenti; D. Catalano, “Da Giacomo Colombo a Paolo Saverio Di Zinno: recuperi e restauri di sculture del XVIII secolo”, in Conoscenze 7, 1994, pp. 73-80; S. De Gregorio, “I disegni di Paolo Saverio Di Zinno nella biblioteca “P. Albino” di Campobasso”, in Conoscenze 8, 1995, pp. 79-157.

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