Una giornata positiva al Castello di Venafro, ma vergognosa per l’intervento di un energumeno….
Il vallone di Montevergine da dove calò la terra nel 1643
Oggi era la giornata della verità.
Da qualche giorno un paio di imbecilli andavano dicendo che stamattina, se mi fossi permesso di toccare l’ignobile ponte, mi avrebbero arrestato.
Alle ore 8,30 abbiamo cominciato le operazioni delicate della demolizione della parte che anticipa il famigerato manufatto e immediatamente dopo sono sbucati i carabinieri con gli ispettori del Lavoro mentre i pizzaioli iniziavano la solita cerimonia rituale di mettersi davanti all’escavatore.
Ho chiesto ai carabinieri di intervenire, ma mi è stato risposto che erano venuti per indagare sulla corretta gestione del cantiere.
Ho preso atto dell’intervento anche perché gli ispettori sono persone di tutto rispetto che in quel momento dovevano fare solo ed esclusivamente il loro lavoro.
Intanto si era formato il solito gruppo di pensionati che da un mese si affaccia sulla piazza del Castello per assistere al mio arresto annunziato ormai da quattro mesi e sistematicamente rinviato.
Tutto sembrava pronto perché scattassero le manette!
Le macchine con i lampeggianti. I carabinieri in divisa. Gli ispettori in borghese: sembrava tutto pronto per la cattura!
Poiché ha cominciato a piovere gli ispettori hanno invitato gli operai e me ad entrare al coperto nel Castello.
Mentre i due palisti venivano interrogati per fornire le informazioni sul rapporto di lavoro, mi sono affacciato dai merli del Castello ed ho notato la soddisfazione di chi aveva chiamato i carabinieri.
Poi la svolta!
Dagli accertamenti è risultato che tutto stava a posto: l’appalto, gli operai, le assicurazioni, i libretti, le buste-paga.
Si poteva riprendere il lavoro.
Mentre i pensionati per l’ennesima volta ridacchiavano per il falso allarme sull’annunciato arresto, l’escavatore ricominciava a scavare davanti al ponte.
A questo punto ricominciava la cerimonia liturgica dell’occupazione dell’area dello scavo e dovevano intervenire i carabinieri.
La signora ha cominciato a dare in escandescenze e i carabinieri hanno chiesto l’intervento del 118 che arrivava dopo qualche minuto per portare il necessario conforto.
Mentre nell’ambulanza si provvedeva alle cure del caso, sulla scena apparivano un saltatore regionale, un suo sciacquino e un presunto giornalista che è nel suo libro paga.
Il soggetto, ben conosciuto nella regione per le sue performances atletiche, si è avvicinato al palista e, con l’atteggiamento di don Fofò Saltalamessa, gli ha intimato di allontanarsi dal mezzo meccanico.
Una mortificazione mai vista.
Un atto che definire immorale è poco.
Da una parte l’arroganza e la malanimosità. Dall’altra la buona educazione e l’imbarazzo della persona onesta.
Io guardavo la scena dall’alto ed ho capito immediatamente la violenza che il politico stava facendo abusando della sua carica istituzionale nei confronti di un onesto lavoratore che si guardava intorno impaurito.
Ho chiamato i carabinieri invitandoli a cacciare l’energumeno dal cantiere.
Il maresciallo è intervenuto immediatamente procedendo anche alla identificazione del soggetto che abusivamente si era introdotto nel cantiere per fare l’immorale pressione sul malcapitato operaio.
Finalmente, liberato il cantiere dell’incomodo, i lavori sono ripresi regolarmente dopo tre ore di inutile fermo.
A questo punto agli occhi dei pensionati la protesta dei pizzaioli è passata in secondo ordine perché i loro commenti si sono incentrati sull’inopportuna e ridicola presenza del comico regionale.
Un’ennesima brutta figura in una vicenda nella quale l’atletico personaggio si è infilato pensando di cavalcare un consenso che si sta trasformando in una clamorosa sconfitta popolare.
Ma domani è un altro giorno e pare che anche i pizzaioli adesso stiano cominciando a capire che con il tempo e con la paglia, maturano le nespole.
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